Spopolamento, invecchiamento della popolazione, lavoro precario, crisi abitativa, difficoltà di accesso ai servizi socio-sanitari e necessità di una nuova politica di sviluppo territoriale.
Sono i principali temi emersi nell’incontro pubblico organizzato giovedì 23 luglio da Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria insieme alle organizzazioni dei pensionati Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil.
Un quadro che si inserisce direttamente nel dibattito sul futuro economico e sociale di Gubbio e che conferma come la questione dello sviluppo non possa essere affrontata soltanto attraverso singoli eventi, iniziative promozionali o investimenti episodici, ma richieda una visione capace di tenere insieme occupazione, demografia, servizi e qualità della vita.
All’incontro hanno partecipato Barbara Mischianti, segretaria della Camera del lavoro di Perugia e responsabile territoriale Alta Umbria, Alessandro Piergentili, segretario della Lega Spi Cgil dell’Alto Chiascio, Antonello Paccavia, responsabile Cisl Alta Umbria, Felicina Migliorati di Fnp Cisl Perugia e Sandro Belletti, responsabile Uil Alta Umbria.
I sindacati hanno definito la situazione sociale eugubina “preoccupante”, sottolineando il rischio di un ulteriore aggravamento in assenza di un confronto strutturato con l’amministrazione comunale.
«Il territorio è interessato da una progressiva riduzione della popolazione residente e da un processo di invecchiamento», hanno osservato le organizzazioni sindacali.
Secondo i dati richiamati durante l’incontro, Gubbio avrebbe registrato nel 2025 86 residenti in meno, inserendosi nel più ampio andamento negativo dell’Umbria, mentre circa il 31 per cento dei nuclei familiari sarebbe composto da una sola persona.
Sono numeri che vanno oltre la semplice statistica demografica. Una città che perde abitanti, vede diminuire la popolazione giovane e aumenta progressivamente la quota degli anziani modifica inevitabilmente la propria struttura economica e sociale.
Diminuisce la domanda interna, si riduce la disponibilità di forza lavoro, aumentano i bisogni assistenziali e cresce il rischio di isolamento per le persone più fragili.

Sul fronte occupazionale, Cgil, Cisl e Uil descrivono una situazione ancora difficile, caratterizzata da chiusure e crisi aziendali, lavoro povero e precarietà, soprattutto nel settore dei servizi.
I sindacati riconoscono l’esistenza di recenti investimenti imprenditoriali ritenuti interessanti, ma giudicano ancora insufficienti le ricadute complessive.
È probabilmente questo uno dei punti più importanti della riflessione.
Lo sviluppo economico non può infatti essere misurato soltanto attraverso il numero di iniziative organizzate o attraverso singoli nuovi investimenti. La domanda centrale riguarda la loro capacità di produrre occupazione stabile, crescita demografica, reddito e prospettive per le nuove generazioni.
«Se un territorio continua a perdere residenti, soprattutto giovani, significa che il problema dello sviluppo rimane aperto indipendentemente dalla quantità degli eventi organizzati.»
Il tema sollevato dai sindacati si collega quindi inevitabilmente alla necessità di una strategia economica complessiva per Gubbio e per l’intero comprensorio.
Un altro elemento di forte criticità riguarda la casa.
Secondo le organizzazioni sindacali, il mercato privato sarebbe sempre più orientato verso forme alternative come gli affitti brevi, mentre mancherebbero risposte pubbliche adeguate alle necessità di giovani, giovani coppie e anziani.
La questione abitativa può diventare a sua volta un fattore di spopolamento.
Se un giovane trova difficoltà nell’accesso a un alloggio sostenibile, se il lavoro è precario e i servizi risultano insufficienti, aumenta inevitabilmente la possibilità che scelga di trasferirsi altrove.
Turismo, residenza e sviluppo economico devono quindi trovare un equilibrio.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alla Strategia nazionale per le aree interne, considerata uno degli strumenti principali per contrastare il declino demografico e l’abbandono territoriale.
I sindacati chiedono un maggiore coinvolgimento nella valutazione dei risultati e nella futura programmazione regionale.
«Ci sono delle criticità da analizzare, perché la strategia doveva essere finalizzata alla coesione sociale e allo sviluppo di iniziative finalizzate al contrasto allo spopolamento e all’abbandono territoriale», hanno sottolineato.
È un passaggio particolarmente significativo per un territorio come quello eugubino, caratterizzato da una grande estensione geografica, numerose frazioni e difficoltà strutturali nei collegamenti e nell’accesso ai servizi.

Con l’invecchiamento della popolazione cresce inevitabilmente anche la domanda di assistenza.
Cgil, Cisl e Uil hanno richiamato il Piano regionale integrato per la non autosufficienza, ponendo l’attenzione sulle rette delle strutture, sulla disponibilità dei posti e sulle difficoltà di accesso.
Secondo le organizzazioni sindacali, Gubbio, in quanto Comune capofila della Zona sociale, dovrebbe assumere un ruolo politico e di indirizzo più incisivo.
La critica riguarda soprattutto il rischio di affrontare problemi complessi attraverso una logica prevalentemente amministrativa e contabile.
«Servono visioni che non siano eminentemente ragionieristiche e bancarie, ma politiche capaci di puntare sulla coesione sociale e sullo sviluppo qualitativo della città», hanno affermato i sindacati.
Sul versante sanitario è stata ribadita la richiesta di realizzare la Casa di comunità di Gubbio, considerata uno strumento essenziale per integrare assistenza sanitaria e sociale.
Le organizzazioni sindacali hanno inoltre richiamato il problema delle liste di attesa e la necessità di salvaguardare e rafforzare il presidio ospedaliero di Branca, mantenendone servizi e personale.
Il messaggio che emerge dall’incontro va quindi ben oltre la singola vertenza.
La questione sociale e quella economica sono ormai inseparabili.
Una città non cresce soltanto attirando visitatori o organizzando manifestazioni. Cresce se riesce a trattenere giovani, creare lavoro stabile, garantire abitazioni accessibili, assistere gli anziani e assicurare servizi sanitari efficienti.
È su questi parametri che, nei prossimi anni, potrà essere realmente misurata la capacità di Gubbio di invertire il proprio declino demografico e costruire un modello di sviluppo duraturo.