Gubbio continua a presentarsi soprattutto come una delle più belle città medievali d’Italia.
La definizione è efficace, immediata e certamente fondata: il Palazzo dei Consoli, Piazza Grande, Palazzo Pretorio e il tessuto urbano disteso sul monte Ingino compongono una scenografia difficilmente eguagliabile. Eppure, quando una formula promozionale viene ripetuta troppo a lungo, rischia di trasformarsi in una lettura riduttiva della storia.
Tra le Tavole Iguvine e il Medioevo, nel racconto pubblico della città, sembra talvolta aprirsi un vuoto. In realtà, sotto le strade e gli edifici contemporanei sopravvive Iguvium romana, un municipium esteso, dotato di edifici monumentali, quartieri residenziali, terme e uno dei maggiori teatri romani conservati nell’Italia centrale.
Il problema non è dunque scegliere tra Umbri, Romani e Medioevo. È costruire una politica dei beni culturali capace di collegare le diverse epoche, tutelare gli spazi monumentali e restituire piena visibilità alla stratificazione storica della città.

La prevalenza dell’immagine medievale ha anzitutto una ragione materiale. Il Medioevo è immediatamente visibile: si innalza davanti al visitatore e domina il paesaggio urbano. La città romana, sviluppatasi soprattutto nella parte pianeggiante, deve invece essere ricostruita attraverso scavi, reperti, mappe e interpretazioni.
Il Teatro Romano ne costituisce la testimonianza più evidente, ma non era un monumento isolato. Faceva parte di un organismo urbano ampio e articolato. Le dimensioni dell’edificio teatrale, capace di accogliere migliaia di spettatori, mostrano che Iguvium non era un centro marginale, ma una città importante per popolazione, risorse e funzione territoriale.
Definire Gubbio soltanto come città medievale, quindi, non è falso: è incompleto. Significa confondere la fase meglio conservata con l’intera vicenda storica della città.
Sarebbe tuttavia ingeneroso sostenere che non esistano interventi importanti sul patrimonio.
L’amministrazione guidata dal sindaco Vittorio Fiorucci ha predisposto un progetto da circa un milione e mezzo di euro per il restauro della facciata principale del Palazzo dei Consoli e per il rinnovamento dell’illuminazione monumentale. L’intervento riguarda l’edificio simbolo di Gubbio e uno dei massimi esempi dell’architettura civile del Trecento italiano.
«La tutela della facciata del Palazzo dei Consoli costituisce un investimento sulla conservazione materiale, ma anche sull’immagine complessiva della città.»
Il progetto va quindi riconosciuto come un segnale concreto. Allo stesso tempo, dovrebbe inserirsi in una strategia che non concentri tutta l’attenzione sul solo volto medievale di Gubbio.

Un secondo intervento riguarda la fase precedente alla romanizzazione.
Negli spazi degli Arconi che sostengono Piazza Grande è in corso la realizzazione del Museo degli Antichi Umbri, concepito non come una tradizionale successione di teche e reperti, ma come un museo esperienziale dedicato alla civiltà che produsse le Tavole Iguvine.
L’obiettivo è rendere accessibili contenuti complessi attraverso ricostruzioni, strumenti multimediali e modalità immersive, avvicinando il visitatore alla lingua umbra, ai rituali, alle istituzioni e alla visione religiosa dell’antica Ikuvium.
La collocazione possiede anche una forte valenza simbolica. Sopra gli Arconi si innalza la grande piazza comunale medievale; al loro interno sarà raccontata la città degli Antichi Umbri; più a valle si estendeva il municipium romano.
Il museo potrebbe dunque diventare il primo elemento di un percorso capace di accompagnare il visitatore attraverso le diverse epoche. La sua natura esperienziale è particolarmente importante perché le Tavole Iguvine, pur essendo uno dei documenti più straordinari dell’Italia antica, non sono di immediata comprensione. Senza un’adeguata mediazione rischiano di restare sette lastre bronzee osservate con rispetto, ma scarsamente comprese.

Anche sul versante romano si prepara un intervento di grande rilievo.
Il Ministero della Cultura ha stanziato quattro milioni di euro per una vasta campagna di scavi nell’area del Teatro Romano. Le prime operazioni dovrebbero concentrarsi nella zona retrostante il monumento, dove le prospezioni geofisiche hanno individuato tracce compatibili con un grande quadriportico.
Il possibile rinvenimento confermerebbe che il teatro apparteneva a un complesso pubblico monumentale più vasto. Lo scavo potrebbe quindi modificare profondamente la percezione di Iguvium, restituendo consistenza a una città romana oggi conosciuta soprattutto attraverso strutture isolate.
Questo finanziamento dimostra che non manca l’attenzione istituzionale verso l’archeologia. Il problema è piuttosto trasformare restauri, musei e campagne di scavo in un’unica politica culturale, evitando che ogni progetto proceda come un episodio separato.
Un bene archeologico può essere protetto e studiato senza diventare davvero visibile alla comunità.
Servirebbero una mappa dell’antica Iguvium sovrapposta alla Gubbio contemporanea, una segnaletica urbana coerente, itinerari tra Teatro Romano, Antiquarium, Guastuglia e Museo civico, oltre a ricostruzioni digitali capaci di mostrare edifici oggi sepolti.
La tecnologia consentirebbe di rendere leggibile la città romana senza dover scavare indiscriminatamente. Realtà aumentata, modelli tridimensionali e installazioni immersive potrebbero mostrare dove si trovavano le terme, le domus e gli edifici pubblici.
Il nuovo Museo degli Antichi Umbri dovrebbe essere collegato idealmente e materialmente a questo sistema. Il visitatore potrebbe così comprendere il passaggio da Ikuvium a Iguvium, dalla comunità umbra al municipium romano, fino alla contrazione tardoantica e alla successiva costruzione della città medievale.

Una politica dei beni culturali non riguarda soltanto restauri e scavi, ma anche il modo in cui i monumenti vengono utilizzati.
Piazza Grande non è un semplice spazio vuoto da riempire con qualsiasi manifestazione. La sua collocazione, la struttura pensile e il valore storico-artistico richiedono criteri selettivi. Concerti, grandi allestimenti e manifestazioni sportive devono essere valutati non soltanto per il pubblico richiamato, ma per la compatibilità con il luogo.
Lo stesso vale per il Teatro Romano. Può ospitare spettacoli e iniziative culturali, recuperando la sua funzione originaria, ma deve essere trattato come un sito archeologico e non come una normale arena.
«Valorizzare un monumento non significa consumarlo, ma renderlo vivo senza comprometterne l’identità.»
Gubbio dispone oggi di tre progetti importanti: il restauro del Palazzo dei Consoli, il museo esperienziale degli Antichi Umbri negli Arconi e la campagna di scavi per il possibile quadriportico romano.
Questi interventi possono diventare i pilastri di una nuova politica culturale, purché vengano collegati da una regia comune.
La città non deve scegliere quale passato privilegiare. La sua forza risiede proprio nella continuità tra la comunità delle Tavole, il municipium romano e la grande stagione comunale.
La vera sfida non consiste più nel finanziare singoli monumenti, ma nel raccontare finalmente Gubbio come una città stratificata, nella quale tremila anni di storia convivono sopra e sotto i nostri piedi.