Il Gubbio non riesce più a vincere. Il pari contro il Livorno - il quinto consecutivo - racconta una squadra viva, combattiva, capace di creare numerose occasioni, ma allo stesso tempo incapace di trovare quel guizzo decisivo che fa la differenza in un campionato equilibrato come la Serie C. Al “Barbetti” finisce 0-0, un risultato che non premia gli uomini di mister Mimmo Di Carlo, protagonisti soprattutto nella ripresa di una serie di opportunità limpide, in particolare con Tommasini, che però non sono state trasformate.
Gli eugubini non conquistano i tre punti da oltre un mese e restano così ai margini della zona playoff. Il dato più significativo è che, dopo sedici giornate, il Gubbio è la squadra con più pareggi del girone B: nove. Una statistica che riflette una identità magari solida, ma che fotografa anche una difficoltà evidente nel concretizzare. La sensazione è sempre la stessa: si crea, si lotta, si soffre, ma alla fine si raccoglie meno di quanto si semina.
Il Livorno, dal canto suo, si porta a casa un punto pesante in ottica salvezza. I toscani escono dal Barbetti con la consapevolezza che questo pareggio può avere un peso nella corsa alla permanenza diretta. Per il Gubbio, invece, è l’ennesima tappa di un percorso che si sta facendo più tortuoso del previsto.
Al triplice fischio, una parte dei tifosi rossoblù ha atteso la squadra all’ingresso degli spogliatoi chiedendo un confronto. Presenti, oltre a mister Di Carlo e ad alcuni calciatori tra cui Bruscagin, Djankpata e Tommasini, anche il direttore sportivo Mauro Leo e il direttore generale Giuseppe Pannacci.
Il messaggio dei tifosi è stato chiaro: serve una scossa immediata, servono più concretezza e più determinazione. “Tirate fuori gli attributi”, è stato il concetto ripetuto più volte. La pazienza comincia a finire, soprattutto perché tra le mura del “Barbetti” è arrivata una sola vittoria stagionale, contro il Bra.

Il tecnico eugubino ha provato a mediare, riconoscendo il diritto dei tifosi ad esternare il proprio malumore ma difendendo al tempo stesso la squadra, sottolineando le enormi difficoltà numeriche con cui si è arrivati a questa partita.
"I tifosi stanno esprimendo il loro pensiero, è giusto: vogliono vedere la squadra vincere. Ho cercato di spiegare loro che oggi eravamo in totale emergenza e che, nonostante questo, abbiamo fatto il massimo possibile. Per vincere bisogna fare gol, e le occasioni le abbiamo avute. Nei primi minuti eravamo lenti, era la terza partita in pochi giorni e si paga dazio. Nel secondo tempo abbiamo visto un Gubbio più ordinato e coraggioso, abbiamo provato a vincerla noi".
Di Carlo ha poi parlato del momento negativo sotto porta:
"Mi dispiace per Tommasini: si è impegnato tanto. Ma alcuni episodi pesano. Il malumore dei tifosi nasce dalla partita contro la Juventus Next Gen: se l’avessimo vinta, oggi questo pareggio sarebbe stato percepito diversamente. Quando sei sempre in emergenza paghi qualcosa. Murru era affaticato ma ha detto di voler continuare, poi ha sentito tirare. Non ho rischiato Saber e La Mantia, mentre Minta l’abbiamo recuperato solo questa mattina. Spero di recuperare almeno due o tre giocatori per Piancastagnaio".
Una delle poche note positive del match è stata sicuramente la prova di Alessio Di Massimo e il cambio di modulo:
"Sì, può essere una soluzione più continuativa. Lo abbiamo provato già nel primo tempo, mettendoci a specchio. Di Massimo è un giocatore che determina: quando hai calciatori così, devi farli giocare".
Su Ghirardello:
"Bisogna avere pazienza. C’è chi cresce prima e chi dopo. Minta all’inizio era così e poi è cresciuto tanto. Lo stesso vale per Baroncelli. Ghirardello ha bisogno di più tempo; speriamo che nel girone di ritorno possa darci una mano".
Sul momento della squadra:
"La preoccupazione riguarda i risultati, non le prestazioni. Nessuno ci mette sotto, a parte i primi venti minuti oggi dove loro erano più freschi. Dobbiamo lavorare in settimana sull’aspetto offensivo: dobbiamo essere più concreti".
Sull’esclusione del Rimini dal campionato:
"C’è un regolamento, ci sono iscrizioni. Siccome è già successo l’anno scorso, spero sia l’ultima volta. Va cambiato qualcosa. A Rimini abbiamo giocato contro una squadra forte mentre altri hanno trovato una rosa dimezzata. Perché non si può modificare il regolamento? Qualcosa non va. Mi dispiace per Rimini, tifosi e giocatori".
Gubbio (3-5-2): Bagnolini; Baroncelli (35' st Podda), Signorini, Di Bitonto; Zallu (26' st Costa), Carraro, Djankpata (26' st Minta), Rosaia, Murru; Ghirardello (13' st Di Massimo), Tommasini. A disposizione: Krapikas, Tomasella, La Mantia, Brusacagin, Barizza, Saber, Conti, Niang. Allenatore: Di Carlo.
Livorno (4-3-1-2): Seghetti; Mawete, Noce, Baldi, Antoni (47' st Haveri); Biondi (21' st Bonassi), Hamlili (47' st Odjer), Marchesi; Peralta (37' st Panaioli); Dionisi (21' st Cioffi), Di Carmine. A disposizione: Tani, Ciobanu, Nwachuwu, Malva, Calvosa, Panattoni, Haveri, Mairnari, Bonassi, Cioffi. Allenatore: Venturato.
Arbitro: Gauzolino di Torino (assistenti Nicosia di Saronno-Mezzalira di Varese)
IV ufficiale: Di Mario di Ciampino.
Operatore FVS: Cardinali di Perugia.
Note: Spettatori 935, incasso di 5.675, 89 euro. Ammoniti: Hamlili, Di Bitonto, Di Carmine, Marchesi, Di Massimo. Angoli 5-4, Recupero tempo: 2' pt, 5' st.