Con 17 voti favorevoli e soli 4 contrari, il Consiglio Comunale di Gubbio ha approvato oggi l’Ordine del Giorno presentato dal consigliere di opposizione Luigi Girlanda (Rinascimento Eugubino), volto a fermare l’uso di schwa, asterischi e simboli pseudo-inclusivi nei documenti ufficiali del Comune. Una decisione che ha suscitato dibattito tra maggioranza e opposizione e che ha visto anche l’intervento della consigliera Simona Minelli (LeD), contraria allo schwa ma favorevole a un corretto uso del femminile nella lingua italiana.
L’Ordine del Giorno, emendato con i contributi della Lega e della maggioranza, ha ottenuto un ampio consenso, con l’appoggio del consigliere Cardile (PD), mentre si sono espressi contro la stessa Minelli e il gruppo di Gubbio Città Futura guidato da Nafissi.
Il documento impegna il Sindaco e la Giunta a:
Adottare, a livello comunale, la circolare del Ministro Valditara che vieta l’uso di simboli estranei alla grammatica italiana nei documenti ufficiali;
Non concedere patrocinio o logo del Comune a iniziative che utilizzino lo schwa o altre forme di “linguaggio inclusivo” non previste dalla lingua;
Vigilare affinché gli uffici comunali e gli enti partecipati utilizzino sempre un linguaggio corretto e rispettoso della grammatica.
Il consigliere Luigi Girlanda ha commentato così l’esito della votazione: “È una vittoria importante, perché difendere la lingua italiana significa difendere la nostra identità e la chiarezza del pensiero. Nessuno è mai stato escluso dalle parole ‘mamma’ o ‘papà’, ma imporre simbolismi estranei alla grammatica è una deriva ideologica che confonde e divide. La vera inclusione non si ottiene stravolgendo la lingua dei nostri padri, ma rafforzando il dialogo e il rispetto reciproco.”
Nel corso della discussione, la consigliera di opposizione Simona Minelli (LeD) ha espresso la sua posizione, distinguendosi dal resto del fronte contrario.
“Personalmente – ha dichiarato Minelli – sono contraria all’uso dello schwa nei documenti ufficiali, perché non fa parte della nostra lingua. Tuttavia, ritengo necessario un uso appropriato del femminile quando previsto dalla grammatica italiana, in modo da garantire un linguaggio rispettoso delle donne senza alterare le regole fondamentali.”
Una posizione più sfumata rispetto a quella del gruppo di Gubbio Città Futura, che invece ha votato contro l’Ordine del Giorno in modo netto, sostenendo che il divieto imposto possa rappresentare una limitazione della libertà espressiva.
Durante il suo intervento, la consigliera Minelli ha definito il Latino come una “lingua morta”, utilizzata solo per motivi storici e non più parlata. Un’affermazione che, secondo molti osservatori, rappresenta una piccola imprecisione.
Infatti, pur non essendo più una lingua di comunicazione quotidiana, il Latino resta la lingua ufficiale della Chiesa Cattolica ed è tuttora usato in documenti, messe e atti ufficiali del Vaticano.
Per rispondere alle esigenze della modernità, la Tipografia Apostolica Vaticana ha persino redatto il Lexicon Recentis Latinitatis, un’opera che contiene neologismi in latino per designare concetti e oggetti contemporanei (come “computer”, “telefono cellulare”, “energia nucleare”), a dimostrazione che la lingua latina è stata integrata e adattata anche per l’uso attuale.
“Definire il latino una lingua morta è una semplificazione – spiegano fonti vicine agli ambienti accademici – perché la sua funzione ufficiale e liturgica lo mantiene vivo e in evoluzione, pur non essendo lingua parlata quotidianamente da una comunità.”
Il cuore della discussione, però, resta il tema della difesa della lingua italiana contro l’introduzione di forme linguistiche considerate “ideologiche e divisive”.
Secondo Girlanda e i consiglieri favorevoli, l’uso di simboli come lo schwa o l’asterisco rappresenta:
una distorsione grammaticale;
un rischio di confusione nei documenti ufficiali;
un elemento di frammentazione dell’identità linguistica nazionale.
“La lingua italiana – ha ricordato Luigi Girlanda in aula – è uno strumento di unità e chiarezza. Alterarne le regole per inseguire mode ideologiche non aiuta nessuno, anzi, rende più difficile la comunicazione e l’inclusione stessa. Nessuna donna è stata mai esclusa dalla parola ‘assessore’ o ‘avvocato’ perché priva di schwa: la parità si costruisce con politiche concrete, non con simboli estranei.”
Durante il dibattito, la Lega e alcuni rappresentanti della maggioranza hanno contribuito con emendamenti che hanno arricchito il testo originale, specificando meglio il concetto di “linguaggio corretto” e rafforzando l’impegno della Giunta nel vigilare sugli uffici comunali e sugli enti partecipati.
Il risultato finale è stato un documento condiviso dalla maggioranza del Consiglio, con il solo voto contrario di quattro consiglieri.
L’approvazione dell’Ordine del Giorno non ha solo un valore pratico – impedendo l’uso di simboli non grammaticali nei documenti – ma anche un significato politico e culturale.
Per il gruppo Rinascimento Eugubino, la mozione rappresenta un atto di difesa dell’identità e un argine contro quella che viene percepita come una “deriva ideologica” nel linguaggio pubblico.
Anche altri esponenti della maggioranza hanno sottolineato come l’adozione della circolare del Ministro Valditara a livello comunale sia un modo per armonizzare le norme e mantenere un linguaggio istituzionale chiaro e comprensibile a tutti i cittadini.
I consiglieri contrari hanno invece espresso la preoccupazione che il divieto possa rappresentare una limitazione della libertà linguistica, pur senza negare la necessità di un linguaggio istituzionale chiaro.
Il dibattito rimane quindi aperto su un punto centrale: dove si ferma la libertà di espressione individuale e dove inizia il dovere di un linguaggio neutro e ufficiale negli atti pubblici?
Secondo la linea approvata dal Consiglio, la libertà di utilizzare forme di scrittura alternative resta intatta nella sfera privata e associativa, ma i documenti comunali e gli atti ufficiali dovranno rispettare la grammatica e la sintassi italiana, senza ricorrere a simbolismi ideologici.
Con l’approvazione dell’Ordine del Giorno di Luigi Girlanda, il Comune di Gubbio si allinea alle direttive nazionali e stabilisce un principio chiaro: la lingua italiana deve essere usata nella sua forma corretta e storicamente consolidata nei documenti ufficiali.
Il voto di oggi segna una tappa significativa in un dibattito che va oltre i confini cittadini, toccando temi di identità culturale, chiarezza istituzionale e rapporto tra inclusione e grammatica.
Resta aperta la discussione pubblica sull’evoluzione della lingua e sull’uso di neologismi e forme inclusive, ma il Consiglio ha tracciato una linea netta: “Difendere la lingua italiana significa difendere la capacità di comunicare, comprendere e unirsi come comunità”.