04 Apr, 2026 - 14:30

Gubbio, i Carabinieri in visita all'Ospedale di Branca con uova pasquali per bambini e neomamme

Gubbio, i Carabinieri in visita all'Ospedale di Branca con uova pasquali per bambini e neomamme

Momenti di solidarietà in corsia questa mattina, all’ospedale di Branca. I Carabinieri della Compagnia di Gubbio hanno fatto visita ai reparti di Pediatria e Ostetricia del nosocomio di Gubbio-Gualdo Tadino per la tradizionale consegna delle uova pasquali ai piccoli pazienti e alle neomamme ricoverate. L’iniziativa, che ha trasformato una mattinata di degenza in un momento di partecipazione collettiva, ha visto i militari portare un segno di vicinanza a chi è costretto a trascorrere le festività in una struttura sanitaria. Tra i momenti più toccanti della visita spicca l’omaggio a due gemelline appena nate, accolte con particolare affetto dai rappresentanti dell’Arma e dal personale del nosocomio. Ai bambini e ai loro genitori sono state consegnate le uova di cioccolato decorate con la storica fiamma d’argento, simbolo della Benemerita, prodotte appositamente grazie a una convenzione nazionale con una nota azienda del settore.

La solidarietà dei Carabinieri

La delegazione dell’Arma era guidata dal Comandante della Compagnia di Gubbio, il Capitano Pasquale Moriglia, affiancato dai comandanti delle Stazioni di Gubbio e Gualdo Tadino. Ad accogliere i militari in reparto sono stati la Direttrice Sanitaria, dottoressa Teresa Tedesco, e il Primario, dottor Guido Pennoni, che hanno espresso profonda gratitudine per la sensibilità dimostrata verso i degenti più piccoli e le loro famiglie. L’evento si inserisce nel solco delle attività di "prossimità" che l’Arma dei Carabinieri persegue costantemente sul territorio. L'obiettivo resta quello di consolidare il legame con la cittadinanza attraverso gesti concreti di solidarietà, offrendo supporto umano e una presenza rassicurante a chi vive situazioni di fragilità durante le ricorrenze.

 

 

Dalle strade ai laboratori: il cerchio si chiude sui furti tra Gubbio e Fossato di Vico

I furti in abitazione che lo scorso autunno avevano scosso il territorio tra Gubbio e Fossato di Vico hanno finalmente dei volti. L'indagine, partita da un concitato inseguimento notturno, si è conclusa con la denuncia di un 28enne padovano e di una 25enne ravennate. Non si è trattato solo di fortuna operativa, ma di un perfetto incastro tra il controllo capillare del territorio e le più moderne tecnologie investigative della Sezione Investigazioni Scientifiche di Perugia.Tutto ha avuto inizio la sera del 10 novembre. Diverse segnalazioni al 112 avevano fatto scattare l'allarme: una banda stava colpendo le abitazioni della zona. Le pattuglie dei Carabinieri, coordinate dalla Compagnia di Gubbio, hanno intercettato quasi subito un’auto sospetta. Dopo un breve inseguimento, i malviventi, sentendosi braccati, hanno abbandonato il veicolo per dileguarsi a piedi nel buio delle campagne. Sebbene i sospettati fossero riusciti a fuggire, avevano lasciato dietro di sé tracce indelebili.

In auto il “kit del furto”

All'interno della vettura, i militari hanno rinvenuto un vero e proprio "kit del furto": passamontagna, arnesi da scasso e la refurtiva appena sottratta a una donna di 68 anni. Ma l'elemento decisivo è arrivato dal laboratorio. Grazie all'analisi dei reperti biologici isolati nell'abitacolo, gli specialisti del SIS hanno estratto un profilo genetico corrispondente al 28enne, collegandolo in modo inoppugnabile alla scena del crimine. Parallelamente, gli investigatori hanno smontato il tentativo di depistaggio messo in atto dalla complice venticinquenne. La donna aveva denunciato il furto dell’auto usata per i colpi, sperando di fornire un alibi al compagno. Tuttavia, le verifiche hanno dimostrato che il mezzo era stato consegnato volontariamente, trasformando la sua posizione da presunta vittima a indagata per simulazione di reato e favoreggiamento. L’operazione dimostra come la sicurezza moderna si basi su un doppio binario: la prontezza dei cittadini nel segnalare anomalie e la capacità dell’Arma di utilizzare il DNA come una firma digitale. Mentre il procedimento giudiziario farà il suo corso, resta il segnale di una risposta ferma contro i reati predatori che violano l'intimità delle mura domestiche.

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Emanuele Giacometti
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