23 Aug, 2026 - 21:00

Gubbio guarda oltre ChatGPT: a Baccaresca gli scienziati studiano l’intelligenza artificiale del futuro

Gubbio guarda oltre ChatGPT: a Baccaresca gli scienziati studiano l’intelligenza artificiale del futuro

L’intelligenza artificiale ha imparato a conversare, scrivere testi, creare immagini, tradurre lingue e programmare. Ma le macchine stanno realmente imparando a ragionare oppure sono diventate straordinariamente efficienti nel produrre risposte sulla base delle informazioni sulle quali sono state addestrate? E soprattutto: che cosa verrà dopo gli attuali modelli di intelligenza artificiale?

Sono alcune delle grandi domande al centro di “Unconventional Pathways Toward Strong Artificial Intelligence”, workshop internazionale organizzato dal NiPS Laboratory – Noise in Physical Systems dell’Università degli Studi di Perugia, in programma dal 31 agosto al 4 settembre al Castello di Baccaresca, nel territorio di Gubbio.

Per alcuni giorni studiosi provenienti da università, centri di ricerca e realtà tecnologiche internazionali discuteranno quindi in territorio eugubino non semplicemente delle applicazioni dell’AI, ma di che cosa possa significare costruire macchine dotate di forme di intelligenza più generali e autonome.

Dopo ChatGPT: quali sono i limiti dell’intelligenza artificiale attuale?

Gli straordinari progressi degli ultimi anni sono stati trainati dal deep learning, dalla disponibilità di enormi quantità di dati e dai Large Language Models, la famiglia di sistemi alla quale appartengono le più conosciute intelligenze artificiali generative.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Una macchina può oggi sostenere conversazioni complesse, elaborare documenti, produrre programmi informatici e risolvere problemi che soltanto pochi anni fa sembravano fuori dalla portata dell’intelligenza artificiale.

Rimangono tuttavia aperte questioni fondamentali riguardanti robustezza, autonomia prolungata, capacità di ragionamento e generalizzazione.

Ed esiste una domanda ancora più profonda: quando una macchina produce una risposta corretta, che cosa significa affermare che abbia realmente compreso il problema?

Non esiste una risposta universalmente condivisa. Ed è proprio questo uno dei territori sui quali si muove la ricerca più avanzata.

Che cosa significa costruire una intelligenza artificiale generale

L’obiettivo indicato con l’espressione Artificial General Intelligence, AGI, può essere spiegato attraverso una caratteristica che per gli esseri umani appare naturale: la flessibilità.

Una persona può imparare un’attività, utilizzare parte di quella esperienza per affrontarne un’altra, modificare il proprio comportamento davanti a un imprevisto e acquisire nuove competenze anche attraverso pochi esempi.

La ricerca sull’AGI si interroga sulla possibilità di realizzare sistemi artificiali capaci di trasferire conoscenze tra problemi differenti e adattarsi a situazioni nuove, superando alcuni dei limiti delle architetture attuali.

Ma la strada potrebbe non consistere semplicemente nel costruire modelli sempre più grandi.

Dal cervello alla biologia: per capire le macchine si studia l’uomo

È qui che il workshop di Baccaresca diventa particolarmente interessante.

A confrontarsi non saranno soltanto informatici. Il programma mette insieme fisica, neuroscienze, psicologia, biologia, scienze cognitive e sistemi complessi.

Per costruire una macchina più intelligente occorre infatti tornare alla domanda originaria: che cos’è l’intelligenza?

Il cervello umano impara continuamente dall’ambiente, costruisce memoria, integra informazioni differenti e modifica il comportamento sulla base dell’esperienza. Gli organismi biologici possiedono capacità di adattamento che potrebbero suggerire nuovi modelli per le architetture artificiali.

Da qui nasce anche l’interesse verso l’AI ispirata al cervello, le architetture cognitive e le forme di intelligenza emergente.

Una macchina deve avere un corpo per comprendere il mondo?

Tra i temi affrontati compare anche la cosiddetta embodied intelligence, l’intelligenza incorporata.

Dietro un’espressione apparentemente specialistica si nasconde una domanda facilmente comprensibile: per diventare veramente intelligente, una macchina deve poter interagire direttamente con il mondo?

Gli esseri umani non imparano soltanto ricevendo informazioni. Toccano gli oggetti, compiono azioni, commettono errori, osservano le conseguenze e modificano il proprio comportamento.

Una delle frontiere della ricerca consiste quindi nel comprendere se sistemi artificiali capaci di agire in un ambiente e imparare dalle conseguenze delle proprie azioni possano sviluppare capacità differenti da quelle ottenute attraverso il solo addestramento sui dati.

Molte intelligenze semplici possono generarne una complessa

Un’altra strada riguarda i sistemi distribuiti basati su agenti e i fenomeni di intelligenza emergente.

La natura offre esempi sorprendenti: organismi individualmente semplici possono, attraverso l’interazione, produrre comportamenti collettivi estremamente complessi.

La ricerca si domanda se qualcosa di analogo possa verificarsi nei sistemi artificiali, attraverso molteplici agenti capaci di cooperare, specializzarsi e affrontare insieme problemi che un singolo sistema non riuscirebbe a risolvere.

Non sappiamo ancora se una di queste strade condurrà verso forme di AGI. Ed è proprio l’assenza di una risposta definitiva a rendere significativo il confronto di Baccaresca.

Da Tokyo a Londra, l’AI internazionale arriva nel territorio di Gubbio

Il workshop riunirà studiosi provenienti, tra gli altri, da University College London, Northeastern University, Università di Tokyo, Università di Hong Kong, Bologna, Roma La Sapienza, Pisa, Urbino e Perugia, insieme a ricercatori collegati a importanti realtà scientifiche e tecnologiche.

Per Gubbio non si tratta quindi soltanto di ospitare un convegno.

L’esperienza potrebbe suggerire qualcosa di più: trasformare un appuntamento internazionale in una presenza scientifica riconoscibile e periodica sul territorio.

Senza immaginare nuove e complesse strutture universitarie, Baccaresca potrebbe diventare nel tempo il punto di riferimento di una scuola internazionale, di incontri annuali, summer school e residenze per ricercatori dedicate alle nuove frontiere dell’AI.

Potremmo perfino immaginare, tra le righe, un “Gubbio Institute for Advanced AI – GIAI”: non una proposta istituzionale già confezionata, ma il possibile nome di un’idea da lasciare germogliare.

Baccaresca potrebbe non finire il 4 settembre

Per Gubbio ci sarebbe anche una prospettiva economica e turistica.

Ricercatori e studiosi che partecipano a incontri di più giorni pernottano, utilizzano la ristorazione e i servizi e conoscono il territorio. Il turismo scientifico e congressuale possiede inoltre una caratteristica particolarmente interessante: può essere programmato durante tutto l’anno e contribuisce a contrastare il turismo mordi e fuggi.

La presenza del workshop potrebbe quindi diventare il primo tassello di una specializzazione piccola ma altamente qualificata.

Il contrasto sarebbe persino suggestivo: una città che custodisce una straordinaria eredità medievale diventa periodicamente il luogo nel quale studiosi internazionali discutono l’intelligenza del futuro.

Forse, allora, la domanda da porsi non riguarda soltanto ciò che accadrà dal 31 agosto al Castello di Baccaresca.

Riguarda ciò che potrebbe accadere dopo.

Perché Baccaresca non dovrebbe necessariamente finire il 4 settembre. Potrebbe, proprio quel giorno, cominciare.

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Mario Farneti
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