Ogni anno, nel cuore della Quaresima, la città di Gubbio rinnova una tradizione popolare che mescola gioco, gastronomia e memoria storica: “Segare la Vecchia”.
Il rito si celebra durante la Mezza Quaresima e consiste nel taglio simbolico di un dolce a forma di donna anziana, distribuito poi tra i bambini e i presenti. Un gesto che oggi appare come una semplice festa cittadina ma che, osservato con attenzione, rivela radici culturali molto più antiche, in parte medievali e in parte legate ai riti pagani di rinnovamento della natura.

Anche quest’anno la tradizione è stata celebrata in Piazza Oderisi, dove si è svolta la manifestazione per bambini organizzata dal Centro della Gioventù.
Nonostante il maltempo, l’iniziativa ha visto una partecipazione calorosa di famiglie e bambini, grazie all’impegno del presidente Beniamino Rughi, che continua una tradizione familiare iniziata molti anni fa dallo zio Araldo Vispi.
Proprio Rughi ha spiegato il significato del rito:
«Segare la Vecchia significa segare la Quaresima a metà con un dolce della nostra tradizione popolare. Significa anche togliere alla Vecchia la metà degli anni, come sosteneva il maestro Araldo Vispi che mi ha tramandato queste conoscenze».
Secondo Rughi, queste informazioni derivano da un manoscritto conservato negli archivi del Centro della Gioventù, risalente agli anni dell’immediato dopoguerra.
Come vuole la tradizione eugubina, protagonista della festa è stata la Grande Vecchia, un grande dolce preparato appositamente per l’occasione.
La preparazione è stata affidata al fornaio eugubino Alfredo Allegrucci, mentre numerosi forni e pasticcerie locali hanno contribuito offrendo le versioni più piccole della Vecchia, realizzate in formato maritozzo.
Tra i partecipanti figuravano:
il Forno Pasticceria Gentilotti
la Pasticceria Giuliano
i vapoforni Luigi Allegrucci e Iaio Vispi
La Grande Vecchia, preparata con ingredienti naturali senza conservanti o coloranti, ha richiesto molte ore di lavoro in laboratorio.
Nel momento centrale della festa il dolce è stato segato con una grande sega a mano dai volontari Gino Pannacci e Beniamino Rughi, tra gli applausi dei bambini presenti.
All’evento ha partecipato anche il vicesindaco Francesco Gagliardi, mentre il pomeriggio è stato animato dalla musica di Martino Paffi, figlio del maestro Fausto Paffi.
Secondo la tradizione storica locale, l’origine della festa sarebbe legata a un episodio risalente al Quattrocento.
Fonti popolari raccontano che alcune famiglie venete, in fuga dalla peste, si stabilirono nella zona della Serra del Buranese, portando con sé usanze tipiche delle province settentrionali.
Tra queste vi sarebbe proprio la celebrazione della “Vecchia di Mezza Quaresima”, diffusa in molte aree del Veneto e dell’Italia settentrionale.
La somiglianza tra la festa eugubina e le tradizioni venete rafforzerebbe dunque l’ipotesi di un’origine migratoria del rito, adattato poi nel corso dei secoli al contesto culturale della città umbra.
Nella tradizione cristiana popolare la figura della Vecchia rappresenta la Quaresima stessa, cioè il periodo di digiuno e penitenza che precede la Pasqua.
Segarla significa quindi “tagliare la Quaresima a metà”, concedendosi una pausa simbolica dalle restrizioni alimentari.
Il dolce distribuito ai bambini diventa così una piccola trasgressione consentita, una parentesi di festa nel mezzo di un periodo tradizionalmente austero.

Ma il rito della Vecchia ha probabilmente origini ancora più antiche, legate al mondo agricolo e ai cicli della natura.
Molti antropologi hanno osservato che tradizioni simili esistono in tutta Europa e sono spesso associate alla fine dell’inverno e all’arrivo della primavera.
In queste feste la “Vecchia” rappresenta simbolicamente l’inverno, la sterilità della terra, il ciclo agricolo che si conclude
Distruggerla o segarla significa quindi liberare la natura e favorire il ritorno della fertilità.
Questa interpretazione trova un parallelo negli studi dell’antropologo scozzese James George Frazer, autore del celebre saggio The Golden Bough (Il Ramo d'Oro).
Frazer analizzò numerosi riti europei legati al ciclo agricolo, individuando un modello ricorrente:
la morte simbolica di una figura rappresentativa dell’inverno per permettere la rinascita della natura.
Secondo lo studioso, molte feste popolari cristiane conservano tracce di antichi rituali pagani di rinnovamento stagionale.
In questo schema antropologico la “Vecchia” rappresenterebbe dunque la stagione fredda e sterile, mentre il suo taglio o la sua distruzione segnerebbero il passaggio verso la primavera.
Oggi a Gubbio il significato originario del rito si è trasformato.
La festa è diventata soprattutto un momento di socialità e di gioco per i bambini, un’occasione per riscoprire i sapori della tradizione e il valore delle comunità locali.
Ma dietro il gesto semplice di segare un dolce si nasconde una storia molto più lunga.
Una storia che attraversa le migrazioni medievali dal Veneto, la religiosità popolare della Quaresima e gli antichi riti agricoli di primavera
In altre parole, quando gli eugubini “segano la Vecchia”, rinnovano inconsapevolmente un gesto simbolico che affonda le radici nei cicli della natura e nelle tradizioni millenarie dell’Europa contadina.
Una piccola festa cittadina che continua a raccontare, ancora oggi, il legame profondo tra la comunità e il ritmo eterno delle stagioni.
(Foto della festa: Cronaca Eugubina)