12 Jan, 2026 - 12:05

Gubbio apre l’Anno Francescano 2026: al via l’Ottocentenario del Poverello nella sua “seconda patria”

Gubbio apre l’Anno Francescano 2026: al via l’Ottocentenario del Poverello nella sua “seconda patria”

Gubbio ha ufficialmente aperto l’Anno Francescano 2026, nel segno degli 800 anni dal transito di San Francesco d’Assisi, con una celebrazione solenne nella chiesa di San Francesco d’Assisi. Un rito carico di significato spirituale e identitario, che ha visto la partecipazione del sindaco Vittorio Fiorucci, delle autorità civili e militari, del clero e di numerosi fedeli.

Un momento che non è stato solo commemorativo, ma profondamente programmatico, nel senso più alto del termine: Gubbio si prepara a vivere un anno di grazia, di riflessione e di rinnovamento, nel segno del Santo che la tradizione considera “transfuga da Assisi” e che qui trovò rifugio, accoglienza e una nuova veste.

Il Battesimo di Gesù e l’inizio di un cammino

L’omelia, densa e articolata, ha preso avvio dal mistero del Battesimo di Gesù, che segna la fine del tempo di Natale e l’inizio della vita pubblica del Signore. “Con questa domenica memoria del battesimo del Signore Gesù termina il tempo di Natale, è stato ricordato, sottolineando come Cristo, immergendosi nelle acque del Giordano, abbia voluto condividere fino in fondo la condizione umana.

“Anche il Figlio di Dio si immerge nel fiume dove l’umanità fragile, debole, smarrita andava a chiedere perdono”, è stato detto, evidenziando come questo gesto prefiguri tutta la missione salvifica di Cristo.

Un richiamo diretto al battesimo di ciascun credente e alla chiamata a vivere da figli di Dio. Ed è proprio qui che la figura di Francesco d’Assisi entra con forza nel discorso: “Non è difficile riconoscere in questa descrizione tutta la vita di Francesco”, figlio che si lascia trasformare dall’amore e dalla misericordia di Dio.

Gubbio, seconda patria di Francesco

“Noi siamo molto orgogliosi di essere in qualche modo la seconda patria di Francesco, è stato affermato con chiarezza. Un orgoglio che non è retorica, ma memoria viva di due episodi fondanti: l’arrivo di Francesco a Gubbio dopo la spogliazione di Assisi e il fioretto del lupo.

Qui, accolto dalla famiglia Spadalonga, Francesco trova una casa, un abito, una nuova dignità. Qui si consuma uno dei passaggi più simbolici della sua vita: quello della vestizione nella povertà.

“Francesco scopre di essere prima di tutto figlio di Dio”, ed è per questo che si spoglia. Si libera delle false sicurezze, delle ricchezze, delle maschere. “Ci sono tante cose nella nostra vita che invece di aiutarci ci appesantiscono, è stato detto con forza.

Spogliarsi per rivestirsi dell’essenziale

Il cuore dell’omelia si è concentrato su questo passaggio: spogliarsi per rivestirsi. “Di quante cose dobbiamo spogliarci noi?, è stato chiesto ai fedeli. Francesco si spoglia delle menzogne del mondo per rivestirsi solo dell’amore di Dio, della Parola, dell’umiltà, della fraternità, dell’amore per il creato.

Francesco si riveste solo dell’amore di Dio. Tutta la sua vita viene messa dentro questo manto di misericordia”. Un’immagine potentissima, che diventa programma di vita anche per oggi.

L’invito è chiaro: “Quest’anno non è un anno per ricordare, ma per camminare”. Non celebrazioni esteriori, ma un percorso esigente di conversione e rinnovamento.

Il lupo di Gubbio e il miracolo della fraternità

Altro grande passaggio: il fioretto del lupo. Qui il tono si fa sorprendentemente attuale. “C’è conflitto, c’è paura, c’è divisione”, è stato detto, descrivendo una città chiusa, spaventata, polarizzata. Un’immagine che parla anche al presente.

Francesco non sceglie una parte. Non si schiera. “Spalanca le porte della città e scende a incontrare un fratello. Non il lupo come nemico, ma come fratello ferito dalla paura e dal bisogno.

“Francesco compie il miracolo della fraternità”, non un prodigio magico, ma il miracolo umano e cristiano della riconciliazione. “Si mette in mezzo tra fratello e fratello”, perché solo così nasce la pace.

Un insegnamento definito “incredibilmente attuale, enorme.

Non folklore, ma cammino vero

Il messaggio finale è stato netto: “Francesco non sia per noi solo un’occasione di celebrazione. L’Ottocentenario non deve essere folklore, ma conversione, fede, fiducia, speranza, fraternità.

“Che l’orgoglio di essere la seconda patria di Francesco si trasformi nel desiderio e nell’onore di essere suoi fratelli.

Un anno che interpella Gubbio

Con questa celebrazione, Gubbio entra pienamente nell’Anno Francescano 2026. Non come spettatrice, ma come luogo teologico e storico in cui Francesco ha trovato rifugio, dignità, riconciliazione.

Alla presenza del sindaco Fiorucci e delle autorità, la città ha ricevuto un mandato chiaro: vivere Francesco, non solo ricordarlo.

E in tempi di conflitti, divisioni e paure, questo mandato suona più che mai come una sfida. E come una promessa.

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Mario Farneti
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