C’era una volta, e c’è di nuovo. La Fiera delle Nocchie, dal termine dialettale che a Gualdo Tadino indica la nocciola, torna a colorare l’ultima domenica di agosto con profumi, sapori e ricordi.
Un tempo era il segnale che l’autunno bussava alle porte. Le prime foglie si staccavano dagli alberi e i cesti di nocciole invadevano il mercato. Oggi, dopo anni di assenza e solo qualche edizione sporadica prima della pandemia, l’appuntamento torna per volontà dell’Associazione Capezza, che ha deciso di ridare vita a un pezzo di storia locale.
“È un ritorno alle radici, alla semplicità di un frutto che ha accompagnato la vita contadina e che ancora oggi rappresenta identità e gusto” – spiegano gli organizzatori.
L’evento si svolgerà domenica 31 agosto a San Guido, a partire dalle ore 9. Non sarà solo una fiera agricola, ma un vero e proprio rito collettivo, dove si intrecciano memoria, degustazioni e socialità.
Chi visiterà la fiera potrà non solo acquistare le nocciole del nuovo raccolto, ma anche assaggiare specialità dolci e salate che hanno come protagonista il piccolo frutto tondeggiante. Dai biscotti alla crema spalmabile, dalle torte casalinghe ai piatti della tradizione, ogni boccone sarà un viaggio nel tempo.
“La fiera non è un museo del passato, ma un ponte tra le generazioni: i giovani possono riscoprire sapori autentici, gli anziani ritrovano i ricordi di un tempo” – racconta un volontario dell’associazione.
Per capire la magia della Fiera delle Nocchie, bisogna conoscere da vicino il frutto. La nocciola nasce dal nocciolo (Corylus avellana), una pianta che in Italia è presente da secoli e che ha trovato nelle colline umbre, ma anche in Piemonte, Lazio e Campania, un habitat ideale.
Il ciclo è affascinante:
la fioritura avviene in inverno, quando i noccioli regalano i caratteristici amenti gialli,
i frutti iniziano a formarsi in primavera,
la maturazione avviene in estate,
la raccolta si concentra tra fine agosto e settembre, proprio quando la tradizione gualdese celebrava la sua fiera.
“Le nocciole non nascono in autunno, ma l’autunno è la stagione in cui si gustano: ecco perché la fiera segnava l’inizio di un nuovo ciclo agricolo” – ricordano gli anziani del posto.
L’Italia è tra i principali produttori mondiali di nocciole, con un patrimonio di varietà regionali che raccontano la diversità agricola del Paese:
Tonda Gentile delle Langhe (Piemonte): famosa per la sua qualità superiore e per essere la regina delle creme e del cioccolato.
Tonda Romana (Lazio): caratterizzata da un guscio resistente e un sapore aromatico.
Mortarella (Campania): piccola, allungata, molto usata per la trasformazione industriale.
Tonda di Giffoni (Campania): riconosciuta con l’IGP, apprezzata per dolci e torroni.
Nocchione (Umbria e Lazio): grosso calibro, ideale per il consumo diretto e per le preparazioni locali.
In Umbria, la nocciola ha trovato terreno fertile soprattutto nelle zone del Ternano e del Perugino, con produzioni che, seppur più contenute rispetto ad altre regioni, vantano qualità e sapore eccellenti.
A Gualdo Tadino la nocciola è sempre stata chiamata “nocchia”. Un termine affettuoso, familiare, che evoca giornate di raccolta, bambini che si divertono a rompere i gusci, famiglie riunite attorno a un tavolo con sacchi pieni di frutti secchi da selezionare.
“Le nocchie erano un tesoro semplice: bastava raccoglierle e diventavano subito merenda, dolce o ingrediente” – racconta Maria, una signora del luogo.
La fiera, in origine, non era solo commercio: era un’occasione per scambiarsi prodotti, per incontrarsi dopo l’estate, per segnare l’inizio del tempo delle castagne e del vino nuovo.
L’Associazione Capezza ha deciso di rilanciare la fiera proprio per non perdere la memoria di questo patrimonio immateriale.
Il ritorno dell’evento è quindi molto più di un appuntamento gastronomico: è un atto culturale. Significa riconnettersi a un’identità rurale che rischiava di svanire e che invece torna a vivere in forma nuova.
“Non vogliamo limitarci a ricordare, ma far rivivere la fiera, con musica, convivialità e buon cibo” – spiegano gli organizzatori.
Se un tempo le nocchie erano consumate soprattutto al naturale o come ingrediente di dolci poveri, oggi la loro versatilità è straordinaria.
Alla fiera si potranno assaggiare:
dolci casalinghi come torte alle nocciole e tozzetti,
creme spalmabili artigianali,
liquori aromatizzati,
piatti salati che uniscono le nocciole a carni e formaggi locali.
La nocciola, ricca di grassi buoni, proteine e vitamine, è anche un alimento salutare, sempre più apprezzato nelle diete moderne.
“Un piccolo frutto, ma con una grande forza nutrizionale” – sottolineano i produttori locali.
Chi visiterà la Fiera delle Nocchie troverà banchi colmi di prodotti, ma anche sorrisi, racconti e musica. Le vie di San Guido si riempiranno di colori autunnali, profumo di dolci e caffè, chiacchiere tra amici che si ritrovano.
Ci sarà spazio per laboratori, degustazioni e momenti culturali, perché la fiera non è solo mercato, ma incontro.
“È bello vedere i bambini assaggiare le nocchie tostate, proprio come facevamo noi da piccoli” – confida un anziano gualdese.
La Fiera delle Nocchie non è soltanto una manifestazione enogastronomica: è un simbolo che racconta il rapporto tra l’uomo e la sua terra.
In un’epoca in cui tutto sembra globalizzato, la nocchia diventa il segno di una comunità che vuole custodire i suoi valori e riproporli con orgoglio.
“Le fiere non sono solo folklore: sono la voce dei territori, la loro anima che resiste al tempo” – affermano gli organizzatori.
Il 31 agosto a San Guido non si celebra solo la nocciola, ma l’intera comunità gualdese e la sua capacità di trasformare un piccolo frutto in una grande festa.
La Fiera delle Nocchie torna a essere quello che è sempre stata: un appuntamento che segna il passaggio delle stagioni, che unisce passato e presente, che racconta un legame profondo tra natura, cibo e identità.
E così, tra il rumore dei gusci che si rompono e il profumo dei dolci appena sfornati, Gualdo Tadino ritrova una parte di sé.
“Ogni nocchia che assaggeremo sarà un pezzo di storia che torna a vivere” – concludono i promotori.