Una giornata dedicata all’esplorazione, alla memoria storica e alla natura sotterranea del territorio gualdese. Oggi 17 maggio il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino organizza “Percorsi dentro la terra”, iniziativa aperta agli appassionati che accompagnerà i partecipanti nell’area di Sascupo di Rigali, tra antiche miniere, cavità naturali e sentieri immersi nel Monte Penna.
L’escursione rappresenta un’occasione rara per visitare luoghi normalmente poco conosciuti o difficilmente accessibili, all’interno di un contesto dove geologia, archeologia industriale e speleologia si intrecciano profondamente.
La meta principale saranno infatti la Cava del Ferro e la Grotta della Miniera, due siti di grande interesse storico e naturalistico collegati dal suggestivo Sentiero dei Minatori.

Il programma è iniziato alle ore 8.45 presso il parcheggio del supermercato Il Gala di Gualdo Tadino. Da lì i partecipanti raggiungeranno in auto le Pianelle di Sascupo di Rigali, punto di partenza dell’escursione.
Il sentiero inizia a circa 700 metri di quota e sale progressivamente fino ai 1050 metri della Cava del Ferro. Si tratta di un percorso considerato tecnicamente facile, anche se caratterizzato da una salita continua della durata di circa un’ora.
L’ambiente attraversato è quello tipico dell’Appennino umbro-marchigiano: boschi, pareti rocciose e zone carsiche che custodiscono una delle storie minerarie più affascinanti del territorio gualdese.
La Cava del Ferro affonda le sue origini nella metà dell’Ottocento, in piena epoca pontificia.
Fu infatti Papa Pio IX a promuovere la nascita della “Società Romana delle Miniere di Ferro e sue Lavorazioni”, con l’obiettivo di sostenere lo sviluppo industriale e in particolare la costruzione della linea ferroviaria Roma-Ancona.
I lavori iniziarono nel 1858 e inizialmente sembravano promettenti. Tuttavia le difficoltà logistiche si rivelarono ben presto enormi: il sito risultava impervio e i costi di trasporto del minerale troppo elevati.
Con l’Unità d’Italia e l’apertura di miniere più redditizie in altre zone del Paese, il progetto venne progressivamente abbandonato.
Oggi restano le tracce di quella stagione industriale ottocentesca, immerse nella montagna e custodite grazie al lavoro di studio e conservazione svolto negli anni dagli speleologi gualdesi.
Uno dei momenti più affascinanti della storia speleologica locale risale al 1976, quando proprio il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino individuò l’ingresso della galleria mineraria che conduceva sull’orlo di un grande abisso inesplorato.
Da allora si sono succedute numerose campagne di ricerca e tentativi di esplorazione: nel 1981, nel 1985, nel 1990 e ancora nel 2020.
Il sistema carsico del Monte Penna resta infatti soltanto parzialmente conosciuto. Le grotte e le gallerie convogliano le acque verso la Valle del Fonno, ma una parte consistente del complesso sotterraneo rimane ancora avvolta dal mistero.
In questi cinquant’anni il Gruppo Speleologico ha continuato a documentare, proteggere e mantenere accessibili le strutture minerarie, impedendo che il tempo cancellasse le ultime testimonianze di questo importante polo estrattivo.
Una volta raggiunta la quota, i partecipanti visiteranno le Gallerie 649 della Cava del Ferro e le Gallerie di Italo della Grotta della Miniera, per circa cento metri complessivi di sviluppo sotterraneo.
L’ambiente interno presenta condizioni molto particolari: la temperatura scende infatti fino a circa 8 gradi e il fondo risulta bagnato.
Per questo gli organizzatori raccomandano equipaggiamento adeguato: lampada frontale, giacca pesante, pantaloni lunghi, scarpe da montagna, guanti da lavoro e indumenti adatti a sporcarsi.
L’esperienza consentirà ai partecipanti di immergersi concretamente in un paesaggio sotterraneo fatto di silenzio, umidità, roccia e memoria mineraria.

Terminata la visita alle gallerie, l’escursione proseguirà fuori sentiero verso il Rifugio Monte Penna, situato a quota 1200 metri.
Qui, alle ore 13, riunione tecnica del Gruppo Speleologico seguita dal pranzo sociale in quota.
Nel pomeriggio i partecipanti faranno ritorno verso Sascupo di Rigali lungo strade e sentieri, affrontando una discesa di circa 500 metri di dislivello fino al recupero delle auto.
L’iniziativa rappresenta molto più di una semplice escursione naturalistica. È anche un modo per riscoprire una parte importante della storia industriale e speleologica dell’Appennino umbro.
Miniere abbandonate, gallerie dimenticate e sistemi carsici ancora in parte inesplorati raccontano infatti il rapporto profondo tra uomo e montagna, tra lavoro, ricerca scientifica e memoria del territorio.
Il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino ricorda infine che il programma potrà subire variazioni in base alle condizioni meteorologiche e alle valutazioni degli accompagnatori.
(Foto da Gualdo News)