Le cause della morte di Giada Coppola, ventiduenne di Moiano di Città della Pieve, sono ancora avvolte nel mistero e saranno al centro di un'autopsia in programma domani. Una settimana di febbre alta e vomito, poi il crollo improvviso nel pomeriggio di venerdì. Il fratellino dodicenne, unico testimone diretto della tragedia, ha chiamato il 118 e tentato di rianimarla con un massaggio cardiaco guidato al telefono dagli operatori sanitari. Un gesto disperato, quello del bambino, che ha lottato fino all'ultimo istante per strappare la sorella a un destino inspiegabile.
Giada era a casa con i genitori quando il suo corpo ha deciso di cedere senza preavviso. Da giorni combatteva con febbre e vomito, sintomi che sembravano quelli di una banale influenza. Ma il suo cuore ha smesso di battere all'improvviso, lasciando il fratellino dodicenne a fronteggiare da solo l'incubo. Ha seguito ogni istruzione ricevuta al telefono, ha spinto, ha contato, ha sperato. Nulla. L'arrivo dell'elisoccorso ha portato con sé un'ultima disperata battaglia per rianimarla, ma il destino aveva già chiuso la partita. Giada è stata dichiarata morta appena arrivata in ospedale.
Giada non aveva problemi di salute noti, a parte un intervento recente al ginocchio. Nessuno avrebbe mai immaginato che una ragazza di ventidue anni potesse crollare così, senza preavviso, dopo una semplice influenza. Ora i medici vogliono vederci chiaro: l'ospedale ha deciso di procedere con un'autopsia per capire se dietro questa tragedia si nasconda qualcosa di più, come un'embolia polmonare o una complicanza inattesa. La procura, per ora, rimane alla finestra. Nessuna denuncia, nessuna inchiesta. Solo una famiglia distrutta e una comunità che aspetta risposte.
La morte di Giada ha gelato Città della Pieve come un vento improvviso in piena estate. Nel piccolo centro umbro tutti conoscevano la sua famiglia, trasferitasi da Roma anni fa. Giada aveva frequentato l'istituto Italo Calvino prima di tuffarsi nell’università, lasciando il segno ovunque andasse. Il Comune ha annullato il carnevale, perché c'è poco da festeggiare quando una giovane vita si spezza così. Amici, ex compagni di scuola, insegnanti: tutti la ricordano come una ragazza riservata, ma dal cuore grande. Adesso, attorno alla sua famiglia, si stringe un’intera comunità che ancora fatica a crederci.
Giada ha passato giorni a combattere febbre e vomito, abbastanza da farle varcare la porta del pronto soccorso. Dopo la visita è stata rimandata a casa, senza sapere che la situazione sarebbe precipitata in poche ore. Quando il suo corpo ha ceduto, il fratellino dodicenne si è trovato da solo a fare i conti con l’incubo: una chiamata disperata al 118, mani piccole ma coraggiose che tentano di riportarla indietro. I sanitari arrivano, lottano contro il tempo, ma non c’è niente da fare.
Nella camera mortuaria dell’ospedale, il silenzio pesa più di qualsiasi parola. Amici e parenti si radunano, increduli di fronte a una bara troppo piccola per contenere un destino così grande. Mentre l’autopsia si prepara a cercare risposte, in paese resta solo il vuoto lasciato da una ragazza che se n’è andata troppo presto.
Ogni anno in Italia, l'influenza stagionale è responsabile di circa 8.000 decessi, con una prevalenza significativa tra gli over 65 e coloro che presentano patologie croniche. Tuttavia, casi fatali in giovani adulti senza condizioni preesistenti sono rari, ma possibili.
L'embolia polmonare (EP) rappresenta un'altra emergenza medica di rilievo, con oltre 65.000 italiani colpiti annualmente, inclusi individui giovani. In un caso su cinque, l'EP risulta fatale entro tre mesi dall'evento.