Raccontare l’ambiente alle nuove generazioni significa oggi misurarsi con una sfida complessa: trovare un linguaggio capace di informare senza generare paralisi, coinvolgere senza semplificare eccessivamente, responsabilizzare senza alimentare senso di colpa. È attorno a questo nodo che si è sviluppato a Perugia l’incontro “Comunicare l’ambiente: quale racconto per le nuove generazioni?”, promosso da Gesenu in collaborazione con Radio Glox nell’ambito del Festival internazionale del giornalismo.
L’appuntamento, ospitato all’oratorio di Santa Cecilia, ha portato al centro della scena un tema sempre più attuale: il rapporto tra comunicazione ambientale, crisi climatica ed ecoansia, soprattutto in relazione a un pubblico giovane che vive immerso in una costante sovrabbondanza di contenuti, messaggi e allarmi spesso difficili da decodificare. In questo contesto, il modo in cui si parla di ambiente diventa determinante non solo per informare, ma anche per costruire consapevolezza e promuovere partecipazione attiva.
La comunicazione ambientale ha assunto negli ultimi anni un ruolo decisivo non soltanto nella diffusione delle informazioni, ma anche nella formazione di una cultura condivisa della sostenibilità. Per le nuove generazioni, che si confrontano quotidianamente con notizie sulla crisi climatica, sul cambiamento degli ecosistemi e sulle sfide della transizione ecologica, il racconto dell’ambiente può incidere profondamente sulla percezione del presente e sulla disponibilità ad agire.
Da qui la necessità, emersa con forza nel confronto, di superare una narrazione centrata unicamente sull’emergenza. Un approccio esclusivamente allarmistico rischia infatti di produrre l’effetto opposto rispetto a quello desiderato: anziché stimolare reazione e partecipazione, può generare ecoansia, sfiducia e immobilismo. È per questo che i relatori hanno sottolineato l’importanza di costruire un racconto capace di restituire complessità ma anche possibilità, criticità ma pure strumenti concreti di intervento.
L’incontro è stato strutturato come un live podcast, ispirato all’esperienza di “Mente Alveare”, il progetto prodotto da Gesenu insieme a Radio Glox e articolato in sei puntate dedicate all’economia circolare. La scelta del formato non è stata casuale: il podcast rappresenta oggi uno degli strumenti comunicativi più efficaci per intercettare pubblici diversi, in particolare i più giovani, abituati a linguaggi dinamici, brevi ma allo stesso tempo approfonditi.
Il live podcast ha permesso di dare ritmo al dibattito, alternando interventi, riflessioni e letture di prospettiva. Una formula che, nelle intenzioni degli organizzatori, intende coniugare divulgazione e partecipazione, rendendo i temi ambientali più accessibili senza rinunciare al rigore dell’analisi.
A guidare il confronto è stata Ilaria Petrongari, autrice del podcast e speaker di Radio Glox, che ha introdotto gli interventi dei relatori. Al tavolo si sono confrontati David Ghromann, assessore all’Ambiente del Comune di Perugia, Luciano Piacenti, consigliere delegato Gesenu, Chiara Scialdone, economista e facilitatrice di innovazione sostenibile, Sara Zampollo, podcaster e divulgatrice, e Margherita Pera, psicologa.
Un panel eterogeneo, costruito per affrontare il tema da più punti di vista: istituzionale, ambientale, economico, comunicativo e psicologico. Il valore del confronto è stato proprio quello di mettere in relazione competenze diverse, mostrando come la comunicazione ambientale non sia una questione meramente tecnica, ma un processo culturale che tocca la sfera delle emozioni, delle abitudini e delle responsabilità collettive.
Uno dei temi più rilevanti emersi nel corso dell’incontro è stato quello dell’ecoansia, un sentimento sempre più diffuso tra i giovani, esposti a narrazioni della crisi climatica spesso improntate all’urgenza e alla gravità assoluta. Il rischio è che una comunicazione costantemente allarmata finisca per produrre scoraggiamento invece che consapevolezza.
Il confronto ha dunque messo in luce la necessità di un nuovo approccio narrativo: informare senza allarmare, responsabilizzare senza colpevolizzare, rendere comprensibili le complessità senza cancellarle. In questo scenario, il linguaggio non è un dettaglio, ma un elemento sostanziale della strategia di divulgazione. Le parole, infatti, possono aprire o chiudere spazi di partecipazione, generare distanza oppure costruire prossimità.
L’idea condivisa dai relatori è che un racconto ambientale efficace debba restituire alle persone la possibilità di agire. Solo così la preoccupazione può trasformarsi in consapevolezza e la consapevolezza in partecipazione concreta.
Con questa iniziativa, Gesenu conferma un impegno che va oltre la gestione dei servizi ambientali. L’azienda sceglie infatti di farsi promotrice di una riflessione più ampia sulla cultura della sostenibilità, investendo non solo negli strumenti operativi ma anche nei linguaggi della comunicazione e nella formazione delle nuove generazioni.
Il progetto presentato all'IJF si inserisce in una strategia più articolata, che mira a uscire dai confini della comunicazione istituzionale per costruire un dialogo più diretto con cittadini, studenti e giovani ascoltatori. Un modo per trasformare la sostenibilità da tema tecnico a racconto condiviso, capace di produrre coinvolgimento e responsabilità diffusa.
Dall’esperienza di Perugia nascerà un nuovo progetto editoriale che Gesenu realizzerà insieme a Radio Glox. Il format avrà l’obiettivo di raccontare i temi ambientali con un linguaggio accessibile e contemporaneo, costruito per parlare alle nuove generazioni e accompagnarle verso una maggiore consapevolezza. Il nuovo podcast sarà presentato nell’edizione 2026 di Ecomondo. Un’iniziativa che conferma come la comunicazione, se ben costruita, possa diventare parte integrante della strategia di sostenibilità.
L’incontro all’oratorio di Santa Cecilia ha lanciato un messaggio chiaro: per parlare di ambiente ai giovani non basta raccontare il problema, bisogna anche mostrare la possibilità del cambiamento. È questa la sfida che Gesenu ha scelto di raccogliere, puntando su linguaggi nuovi, formati efficaci e un confronto aperto con il territorio.
In un momento in cui la crisi ambientale rischia di essere percepita come una condizione senza sbocchi, il lavoro sulla comunicazione diventa uno strumento decisivo per costruire fiducia e consapevolezza. E proprio da Perugia, nel cuore del Festival del giornalismo, è arrivato un segnale in questa direzione: raccontare l’ambiente in modo diverso è possibile, ed è forse una delle condizioni per trasformare la preoccupazione in azione.