21 Aug, 2026 - 11:33

Furto in abitazione in Germania, arrestato a Perugia un 36enne rumeno: la Cassazione dà il via libera alla consegna

Furto in abitazione in Germania, arrestato a Perugia un 36enne rumeno: la Cassazione dà il via libera alla consegna

Dalla Germania a Perugia, e da Perugia nuovamente verso la Germania. Si chiude così, almeno sul piano della procedura italiana, la vicenda giudiziaria che ha riguardato un cittadino rumeno di 36 anni, arrestato nel capoluogo umbro lo scorso febbraio in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dalle autorità tedesche.

Secondo quanto riportato da Umberto Maiorca su Perugia Today, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa contro il provvedimento della Corte d'appello di Perugia che aveva disposto la consegna dell'uomo alla Germania. La decisione della Suprema Corte conferma quindi il percorso già tracciato dai giudici perugini e consente alle autorità tedesche di procedere nei confronti del 36enne nell'ambito del procedimento originario.

L'uomo è ricercato in relazione a un furto con scasso commesso all'interno di un'abitazione privata in Germania, collocato dagli atti tra il 27 marzo e il 27 aprile 2023. È importante, sul piano strettamente giudiziario, distinguere il significato della pronuncia italiana: la Cassazione non ha accertato la responsabilità dell'uomo per il furto, né ha celebrato un processo sul merito dell'accusa. Il giudizio italiano riguardava infatti la legittimità della consegna richiesta dalla Germania attraverso il mandato di arresto europeo.

L'arresto a Perugia il 12 febbraio

La vicenda entra nel sistema giudiziario italiano il 12 febbraio 2026, quando il 36enne viene arrestato a Perugia sulla base del mandato di arresto europeo.

Da quel momento prende avvio la procedura davanti alla Corte d'appello di Perugia, chiamata a valutare la richiesta di consegna avanzata dalle autorità tedesche.

È un passaggio che si inserisce nel meccanismo di cooperazione giudiziaria tra gli Stati dell'Unione europea e che, proprio per la sua natura, presenta caratteristiche differenti rispetto a un ordinario procedimento penale celebrato in Italia. La Corte d'appello aveva infine disposto la consegna dell'uomo alla Germania. Una decisione contro la quale la difesa, rappresentata dall'avvocato Romina Fontetrosciani, ha scelto di ricorrere davanti alla Corte di Cassazione. Il ricorso era articolato su due motivi distinti, entrambi respinti dalla Suprema Corte.

La difesa e la questione dei termini

Il primo motivo riguardava i tempi della misura cautelare. La difesa sosteneva che il termine massimo dovesse essere calcolato a partire dal 12 febbraio 2026, giorno dell'arresto dell'uomo, arrivando quindi alla scadenza del 13 maggio successivo.

Secondo questa impostazione, la decisione della Corte d'appello sarebbe intervenuta oltre il termine ritenuto applicabile dalla difesa. Una questione eminentemente processuale, ma potenzialmente decisiva per le sorti della procedura. La Cassazione ha però respinto la ricostruzione, chiarendo la differenza tra il tema della libertà personale dell'interessato e quello della decisione sulla sua consegna allo Stato richiedente.

Secondo la Suprema Corte, il provvedimento oggetto dell'impugnazione non riguarda infatti lo "status libertatis" del ricorrente, ma la decisione relativa alla consegna.  Da qui la conclusione dei giudici: l'eventuale superamento dei termini relativi alla misura cautelare non determina automaticamente l'invalidità del provvedimento con cui viene disposta la consegna alla Germania.

La Cassazione ha richiamato, su questo punto, un orientamento giurisprudenziale consolidato, ritenendo quindi non fondata la censura sollevata dalla difesa.

Il secondo motivo: gli indizi e la qualificazione del reato

Ancora più strettamente collegato al merito dell'accusa era il secondo motivo del ricorso. L'avvocato Fontetrosciani aveva chiesto ulteriori approfondimenti istruttori per verificare la solidità del quadro indiziario e la corretta qualificazione giuridica del fatto contestato, individuato dalle autorità tedesche come furto in abitazione.

La questione veniva posta anche in relazione al principio della "doppia incriminazione", uno degli elementi che possono assumere rilievo nell'ambito delle procedure di consegna. Anche questa censura, tuttavia, è stata respinta dalla Suprema Corte.

La Cassazione ha ricordato come, dopo le modifiche normative intervenute nel 2021, la mancata indicazione dei "gravi indizi di colpevolezza" non rappresenti più un motivo sufficiente per rifiutare la consegna nell'ambito della procedura relativa al mandato di arresto europeo.

Il merito dell'accusa resta in Germania

È questo, probabilmente, il punto più importante per comprendere correttamente la portata della decisione. La Cassazione non ha stabilito che il 36enne sia responsabile del furto contestato in Germania. La Suprema Corte si è pronunciata sulla procedura di consegna e sui motivi attraverso i quali la difesa aveva cercato di impedirla.

Le contestazioni relative alla fondatezza dell'accusa, alla ricostruzione del fatto e alla responsabilità dell'indagato dovranno essere sottoposte al giudice tedesco.

Il procedimento italiano, dunque, non sostituisce quello dello Stato che ha emesso il mandato. Al contrario, il sistema del mandato di arresto europeo è costruito proprio sulla cooperazione tra le autorità giudiziarie degli Stati membri e sul principio del riconoscimento reciproco delle decisioni.

La difesa può comunque accedere alle informazioni contenute nel mandato per verificare la sussistenza dei requisiti previsti dalla procedura. Ma, una volta completata la consegna, sarà davanti alla giustizia tedesca che dovranno essere affrontate le questioni riguardanti il merito dell'accusa.

Un furto risalente al 2023

L'origine della vicenda risale a oltre tre anni prima dell'arresto effettuato a Perugia. Secondo quanto riportato negli atti, il furto con scasso sarebbe stato commesso ai danni di un'abitazione privata in Germania in un periodo compreso tra il 27 marzo e il 27 aprile 2023.

È su questo episodio che si concentra il procedimento tedesco e da cui nasce il mandato di arresto europeo successivamente eseguito in Italia.

La decisione della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha infine ritenuto entrambi i motivi di ricorso "manifestamente infondati", arrivando quindi alla dichiarazione di inammissibilità dell'impugnazione. La decisione consolida il provvedimento della Corte d'appello di Perugia e chiude il contenzioso sulla consegna nell'ordinamento italiano.

La questione dei termini cautelari, secondo i giudici, non incide sulla validità della decisione di consegna. Allo stesso modo, le richieste della difesa di un ulteriore approfondimento sul quadro indiziario e sulla qualificazione del reato non possono determinare il rifiuto della consegna nei termini prospettati.

La Suprema Corte ha quindi ricondotto ciascuna questione al proprio ambito: alla magistratura italiana spetta la verifica delle condizioni previste per la consegna; alla giustizia tedesca compete invece l'accertamento sul fatto contestato e sull'eventuale responsabilità dell'uomo.

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Francesco Mastrodicasa
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