Impennata storica della fuga dei cervelli: l’Italia e l’Umbria svuotate di capitale umano. Il 2024 sarà ricordato come l’anno nero della fuga dei laureati dall’Italia e dall’Umbria. I nuovi dati Istat certificano un fenomeno strutturale che ha raggiunto proporzioni mai viste: record assoluto di partenze, crollo dei rientri dall’estero, saldo negativo che scava una voragine nella tenuta demografica, sociale ed economica del Paese. In Umbria la fuoriuscita è cresciuta del 61,9% in un solo anno, mentre a livello nazionale il numero di laureati emigrati ha sfiorato quota 50 mila.
In Umbria 722 laureati hanno cancellato la residenza per trasferirsi definitivamente all’estero, contro i 446 del 2023. Mai era stato registrato un incremento così drastico: +61,9% in dodici mesi. Il dato supera ampiamente il precedente picco del 2020 (552 partenze).
A livello nazionale le uscite hanno toccato le 48.086 unità, con un aumento del 29,5% rispetto al 2023. È come se in un solo anno fosse sparita un’intera università di medie dimensioni.
Nel periodo 2015-2024 i numeri sono ancora più eloquenti: in Umbria 4.380 laureati hanno lasciato la regione, contro appena 1.760 ingressi, per un saldo negativo di 2.620. In Italia le fuoriuscite ammontano a 308.285, contro 129.108 ingressi, con un bilancio di -179.177.
I rientri non bilanciano più le uscite. Nel 2024 in Umbria i laureati provenienti dall’estero sono stati 174, contro i 202 del 2023. Significa che per ogni quattro che partono, torna meno di uno.
In Italia appena 13.083 rientri, con una flessione del 13,4% rispetto all’anno precedente. Risultato: un saldo negativo di -548 laureati in Umbria e di -35 mila in Italia, il peggiore di sempre.
Non si tratta più solo di giovani neolaureati. Nel 2024 dall’Umbria sono emigrati 165 under 40, ma anche 92 quarantenni e cinquantenni, oltre a 22 under 24 e persino 11 over 65.
Le ragioni sono note: stipendi più alti, carriere più lineari, riconoscimento del merito, contesti internazionali più dinamici.
Ogni partenza rappresenta un costo occulto per l’Italia: un capitale formativo che il Paese finanzia, ma che viene messo a valore altrove. È un trasferimento netto di competenze, conoscenze e innovazione.
Di fronte a questa emorragia, la politica e le istituzioni locali provano a correre ai ripari. La Regione Umbria ha varato incentivi fino a 15 mila euro per l’assunzione a tempo indeterminato di giovani laureati under 35 e di persone con disabilità, oltre a 9 mila euro per disoccupati iscritti al programma GOL.
Il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, sottolinea: “In Umbria c’è oggi la consapevolezza che la crescita passa soltanto da un impegno comune di tutte le istituzioni, in sinergia e con una visione condivisa. Il provvedimento adottato dalla Regione rappresenta una prima pietra importante, ma da sola non basta: serve una tastiera di misure organiche, capaci di accompagnare davvero la trasformazione del nostro tessuto economico e sociale”.
E aggiunge: “La Camera di Commercio ha messo al centro del proprio programma i due assi decisivi del futuro, la transizione digitale ed ecologica. Ma per farli esprimere serve il contributo dei nostri laureati, risorsa decisiva che va trattenuta e valorizzata. È su questi binari che si costruisce un’Umbria competitiva e attrattiva”.
Il fenomeno è ormai strutturale e penalizza l’Italia nel confronto con l’Europa. Germania e Francia trattengono i propri laureati e attirano talenti dall’estero, mentre l’Italia continua a perderli, schiacciata da salari bassi, instabilità contrattuale e scarsa spesa in ricerca e sviluppo.
Il 2024 segna dunque un punto di svolta: mai così tante partenze, mai così pochi rientri. Dietro le cifre ci sono giovani, famiglie, vite che scelgono di costruire il proprio futuro altrove. Una ferita profonda che rischia di compromettere la competitività del Paese nei prossimi decenni.