“Le ordinanze da sole non bastano”. È questo, in sintesi, il punto da cui parte Paola Fioroni, esponente della Lega ed ex vicepresidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, intervenuta nuovamente sulla situazione di Fontivegge e sulle segnalazioni arrivate nelle ultime settimane da residenti e commercianti del quartiere. Al centro della riflessione c’è, in particolare, l’effettiva applicazione dell’ordinanza anti-alcol e, più in generale, la capacità delle istituzioni di utilizzare gli strumenti normativi già disponibili per contrastare fenomeni di degrado e garantire condizioni di maggiore sicurezza urbana.
“Leggere ancora una volta le denunce dei residenti e dei commercianti di Fontivegge fa riflettere. Se davvero, come viene raccontato, l’ordinanza anti-alcol viene violata ogni giorno sotto gli occhi di tutti, il problema non è più la mancanza di regole, ma la loro applicazione”.
È proprio sull’applicazione concreta delle disposizioni che Fioroni concentra il proprio intervento. L’adozione di un’ordinanza, osserva, rischia infatti di risultare insufficiente se non viene accompagnata da un’attività di controllo capace di verificarne il rispetto e, nei casi previsti, dall’applicazione delle sanzioni e degli ulteriori provvedimenti contemplati dalla normativa.
Il tema assume particolare rilievo in un quartiere nel quale, da anni, sicurezza, consumo di alcolici negli spazi pubblici, degrado e vivibilità rappresentano alcuni degli argomenti maggiormente segnalati dalla cittadinanza. Le denunce dei residenti e degli operatori economici, richiamate dalla consigliera, restituiscono un quadro nel quale la presenza di persone che consumano alcol fin dalle prime ore della giornata, l’abbandono di bottiglie e gli episodi di conflittualità contribuiscono ad alimentare una percezione di insicurezza.
“Le testimonianze dei residenti parlano di persone che bevono alcolici fin dal primo mattino, bottiglie abbandonate, risse e una situazione che continua a generare paura e degrado. Non possiamo limitarci a prenderne atto. Occorre intervenire con determinazione”.
Nel suo intervento Fioroni richiama quindi il lavoro legislativo svolto durante la precedente legislatura e, in particolare, la modifica al Testo unico del Commercio regionale approvata il 23 ottobre 2024, di cui era stata prima firmataria.
Secondo l’esponente della Lega, quella riforma aveva tra i propri obiettivi proprio quello di ampliare la capacità degli enti locali di intervenire nelle situazioni caratterizzate da particolari esigenze di tutela della sicurezza, del decoro e della qualità della vita.
“Quando, nella scorsa legislatura, sono stata prima firmataria della modifica al Testo Unico del Commercio regionale, approvata il 23 ottobre 2024, lo abbiamo fatto proprio pensando a situazioni come quella di Fontivegge. Volevamo dare ai Comuni strumenti concreti per tutelare sicurezza, decoro urbano e qualità della vita dei cittadini, superando la logica delle sole ordinanze emergenziali. La legge regionale consente infatti di individuare aree sensibili, introdurre limitazioni agli orari delle attività commerciali, disciplinare la vendita di alcolici e intervenire anche sulle attività già esistenti quando l’interesse pubblico lo richiede. È uno strumento importante, costruito nel rispetto della libertà d’impresa ma anche del diritto dei cittadini a vivere quartieri sicuri e decorosi”.
Il ragionamento proposto da Fioroni parte dunque da una distinzione precisa: da una parte la necessità di adottare regole adeguate alle caratteristiche dei territori; dall’altra la necessità di verificare che quelle stesse regole siano effettivamente applicate.
Da qui la richiesta di dati e di una verifica sull’attività svolta dal Comune di Perugia. Fioroni pone una serie di interrogativi sull’utilizzo degli strumenti previsti dalla normativa, chiedendo di conoscere l’entità dei controlli effettuati, delle sanzioni eventualmente elevate e dei provvedimenti adottati nei confronti degli esercizi interessati.
“Per questo oggi la domanda è semplice: il Comune di Perugia sta utilizzando fino in fondo tutte le possibilità che la normativa gli mette a disposizione? Quanti controlli sono stati effettuati? Quante sanzioni sono state elevate? Quanti esercizi sono stati richiamati o sottoposti ai provvedimenti previsti?”
Nella lettura proposta da Fioroni, la questione non dovrebbe però essere affrontata esclusivamente attraverso provvedimenti emergenziali. L’obiettivo indicato è piuttosto quello di utilizzare in modo sistematico gli strumenti già previsti dalla legislazione regionale e dalla normativa vigente, intervenendo laddove le condizioni del territorio lo rendano necessario.
È un passaggio che chiama in causa direttamente il rapporto tra amministrazione, cittadini e operatori economici. Da un lato, infatti, c’è l’esigenza di garantire la sicurezza e il decoro degli spazi pubblici; dall’altro quella di evitare che gli interventi sulle attività commerciali si traducano in limitazioni indiscriminate. Il quadro delineato da Fioroni punta quindi a rivendicare un equilibrio tra libertà d’impresa e interesse pubblico.
“Lo dissi quando presentammo quella legge e lo ribadisco oggi: la sicurezza urbana e il decoro non si difendono soltanto con gli annunci, ma con il coraggio di applicare le norme esistenti. Gli strumenti ci sono. Ora serve la volontà politica di utilizzarli fino in fondo”.
La questione sollevata dall’esponente della Lega non riguarda, dunque, soltanto il numero delle ordinanze o la loro durata. Sullo sfondo c’è il rapporto tra le istituzioni e una comunità che, attraverso residenti e commercianti, continua a chiedere interventi capaci di incidere sulla quotidianità.
La percezione di insicurezza, infatti, non dipende esclusivamente dalla presenza di fenomeni criminali, ma anche dalla possibilità di vivere gli spazi pubblici senza assistere a comportamenti che alimentano degrado, conflittualità o senso di abbandono. Per questo, nel dibattito su Fontivegge, oltre alla strettamente dimensione repressiva assumono un peso crescente anche la prevenzione, la presenza sul territorio e la capacità di garantire continuità agli interventi.
È proprio su questo terreno che Fioroni colloca la propria conclusione, chiedendo che Fontivegge non venga identificata soltanto attraverso le sue criticità.
“Fontivegge non può continuare a essere raccontata come il quartiere dei problemi irrisolti. I suoi residenti e i suoi commercianti hanno diritto a vivere in un contesto in cui le regole vengono fatte rispettare e in cui chi le rispetta non si senta abbandonato dalle istituzioni”.