La vicenda dei fondi PNRR trasferiti da Gubbio a Bastia Umbra non nasce da una scelta politica isolata, ma si inserisce in un quadro complesso fatto di ritardi, carenze di personale, problemi progettuali e aumenti dei costi. A certificarlo è la Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti per l’Umbria, che nella sua ultima relazione sull’avanzamento del Piano nazionale di ripresa e resilienza lancia un allarme preciso: «Sussiste il rischio di mancato rispetto dei target del 31 marzo 2026».
In particolare, la Corte segnala che otto Case della Comunità e tre dei cinque Ospedali di Comunità termineranno i lavori a ridosso della scadenza, con un margine operativo estremamente ridotto. Un contesto che rende più comprensibile – pur non meno controversa – la decisione di rivedere alcune priorità territoriali.
È in questo quadro che si colloca la sostituzione del progetto della Casa di Comunità di Gubbio con quello di Bastia Umbra. La Regione, come riportato nella relazione, ha motivato la scelta con due elementi principali:
la carenza di personale,
la necessità di una variante progettuale dovuta al ritrovamento di reperti archeologici nell’area di intervento a Gubbio.
Tradotto dal linguaggio tecnico: i ritardi accumulati, uniti alla mancanza di risorse umane e all’imprevisto archeologico, avrebbero reso il progetto di Gubbio più rischioso in termini di tempistiche, spingendo la Regione a puntare su Bastia Umbra per non compromettere i target PNRR.
Una scelta che, pur tecnicamente giustificata, ha un impatto politico e territoriale evidente: Gubbio perde un investimento strategico, mentre Bastia Umbra lo acquisisce.

Un passaggio poco noto ma decisivo riguarda il progetto “mille esperti”, pensato per rafforzare le amministrazioni nella gestione dei fondi PNRR. La Corte dei Conti evidenzia che nel 2024 in Umbria si sono registrate otto cessazioni di esperti PNRR e 18 nuove contrattualizzazioni.
Numeri che, letti insieme, raccontano una continua rotazione del personale e una difficoltà a garantire stabilità operativa. In termini concreti: meno continuità significa più rallentamenti, più difficoltà nella gestione dei progetti complessi e, in casi estremi, la necessità di abbandonare o sostituire interventi ritenuti troppo a rischio.
Ed è qui che la carenza di personale viene indicata come concausa diretta della rinuncia al progetto di Gubbio.
La relazione entra poi nel merito di un’altra criticità decisiva: l’aumento dei prezzi di materiali, carburanti ed energia. Un fattore che ha inciso pesantemente sui progetti della Missione 6 (Sanità) del PNRR.
La Regione ha spiegato alla Corte che molti ritardi sono dovuti a: «l’eccezionale aumento dei prezzi, che ha condizionato la disponibilità delle imprese a sottoscrivere i contratti fino all’aggiornamento dei prezzi al tariffario 2024».
In altre parole, le imprese non volevano firmare contratti economicamente svantaggiosi, costringendo le amministrazioni a rivedere i quadri economici.
A questo si è aggiunta la necessità di rivedere le progettazioni per rispettare le condizionalità PNRR, incluso il principio DNSH (Do No Significant Harm), cioè l’obbligo di non arrecare danni significativi all’ambiente. Ogni revisione ha comportato nuovi costi e nuovi tempi.
Un altro passaggio tecnico ma rilevante riguarda la revoca di fondi FOI (Fondo Opere Indifferibili) già assegnati. La Regione ha dovuto quindi reperire ulteriori risorse finanziarie per coprire gli extracosti, aggravando ulteriormente il quadro.
La Corte segnala inoltre che per tre interventi sanitari – legati a terapia intensiva, semi-intensiva e ristrutturazione dei pronto soccorso – «i target italiani intermedi al quarto trimestre 2024 non sono stati rispettati».
Anche qui, ritardi nelle gare e problemi nella fase di affidamento dei lavori hanno rallentato l’intero processo.
In questo scenario, la Casa di Comunità di Gubbio è diventata, di fatto, la vittima di un sistema sotto pressione: personale insufficiente, imprevisti archeologici, aumento dei costi, progetti da rivedere, scadenze stringenti.
La scelta di puntare su Bastia Umbra appare quindi come una decisione di gestione del rischio, ma lascia aperta una questione politica non secondaria:
è giusto che territori più complessi o con vincoli storici paghino il prezzo delle rigidità del PNRR?
Al netto del “burocratese”, la sostanza è chiara: Gubbio ha perso un investimento strategico per garantire alla Regione di non sforare i target europei. Una decisione che tecnicamente può essere difesa, ma che politicamente non è neutra.
Il rischio, ora, è che la città resti doppiamente penalizzata: prima dal ritardo, poi dalla rinuncia.
Ed è su questo terreno che si giocherà inevitabilmente il confronto politico, perché se il PNRR nasce per ridurre le disuguaglianze territoriali, ogni spostamento di risorse va spiegato con chiarezza ai cittadini.
Perché dietro le tabelle, le sigle e le relazioni, ci sono comunità reali che attendono servizi reali.