21 Mar, 2026 - 20:40

Foligno, scoperto un manoscritto inedito del Milione: la Biblioteca Jacobilli riscrive la storia di Marco Polo

Foligno, scoperto un manoscritto inedito del Milione: la Biblioteca Jacobilli riscrive la storia di Marco Polo

Tra il silenzio delle antiche carte e il respiro profondo dei secoli, Foligno si ritrova al centro di una scoperta destinata a lasciare il segno negli studi medievali. Non si tratta soltanto di filologia o ricerca accademica, ma di un ritrovamento capace di restituire emozione, identità e orgoglio a un’intera comunità.

È tra gli scaffali della Biblioteca Jacobilli, custode di 558 manoscritti e di un patrimonio complessivo di straordinario valore, che è riemerso un tassello prezioso del Milione di Marco Polo. Un codice che, per caratteristiche e datazione, contribuisce a riscrivere almeno in parte la storia della diffusione dell’opera in Europa.

Il convegno: due giorni di studio e confronto

La scoperta è stata al centro di un convegno scientifico aperto dal direttore della biblioteca, Antonio Nizzi, e dalla nuova soprintendente archivistica e bibliografica dell’Umbria, Caterina Fontanella.

Studiosi, docenti e appassionati si sono riuniti per approfondire il valore del manoscritto e il suo inserimento nella tradizione testuale del Milione. I lavori proseguono con l’intervento della docente Samuela Simion dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, che entrerà nel dettaglio dei risultati della ricerca.

Un appuntamento che ha trasformato Foligno in un punto di riferimento internazionale per gli studi sul celebre viaggiatore veneziano.

La retrodatazione: un cambio di prospettiva

Il cuore della scoperta riguarda la datazione del manoscritto. Grazie all’analisi della filigrana, la paleografa Samuela Simion ha potuto retrodatare il codice.

Non più XV secolo, come inizialmente ritenuto, ma un periodo compreso tra la fine del Trecento e i primi anni del Quattrocento.

“Ho capito subito che si trattava di un manoscritto non noto”, ha raccontato la studiosa, ricordando come la segnalazione sia arrivata nel luglio 2024 da uno studente di filologia germanica.

Una revisione che cambia radicalmente la prospettiva, collocando il manoscritto in una fase più antica della trasmissione del testo.

Un codice unico nella tradizione del Milione

L’importanza del manoscritto non risiede solo nella sua datazione, ma anche nella sua collocazione filologica. Lo studio ha permesso di inserirlo all’interno dei cosiddetti “rami genealogici” del testo, fondamentali per ricostruire la diffusione e le varianti dell’opera.

Si tratta dunque di un testimone prezioso, che illumina una parte ancora poco esplorata della tradizione del Milione.

Curiosamente, il nome di Marco Polo non compare nel codice. Nel Seicento, l’erudito folignate Ludovico Jacobilli lo aveva catalogato come Storia dell’Armenia, della Persia e dell’India, contribuendo così a nasconderne per secoli la vera natura.

Caratteristiche del manoscritto

Dal punto di vista materiale, il codice presenta elementi distintivi che ne confermano l’uso e la funzione.

La scrittura è ordinata, di tipo cancelleresco con influenze gotiche, mentre la decorazione è essenziale, con capolettera in rosso. Dettagli che suggeriscono un utilizzo privato, piuttosto che una produzione destinata a uno scriptorium ufficiale.

Un oggetto, dunque, non solo di valore storico, ma anche testimone di una pratica culturale quotidiana.

Una scoperta che viaggia nel mondo

Dopo essere stata presentata a Venezia, la scoperta ha rapidamente varcato i confini nazionali, trovando eco in contesti accademici internazionali tra Pechino, Innsbruck e Verona.

Parallelamente sono state avviate attività di valorizzazione, tra cui la digitalizzazione del manoscritto, l’aggiornamento del catalogo nazionale e la realizzazione di un video divulgativo dal titolo Viaggi di carta.

Un lavoro che mira non solo a conservare, ma a rendere accessibile e condivisibile questo patrimonio.

La Biblioteca Jacobilli: memoria viva della città

Il convegno è stato anche l’occasione per riflettere sul ruolo della Biblioteca Jacobilli e sulla figura del suo fondatore, Ludovico Jacobilli.

Come ricordato dalla docente Letizia Pellegrini dell’Università di Macerata, Jacobilli fu un erudito appassionato che decise di destinare la sua biblioteca alla fruizione pubblica, lasciando un’eredità che oggi conta 964 volumi.

Un gesto che continua a produrre effetti, trasformando la biblioteca in un luogo vivo, capace di generare nuova conoscenza.

Biblioteche come luoghi di rigenerazione

Tra gli interventi più significativi anche quello del professor Emore Paolo, dedicato alle fonti manoscritte delle vite dei santi umbri, e quello di Ivan Petrini, definito dal direttore Nizzi “il presente e il futuro della biblioteca Jacobilli”.

Petrini ha posto l’accento su un tema centrale: il recupero della funzione vitale del libro e della biblioteca.

Non solo depositi di memoria, ma veri e propri laboratori di rigenerazione civile, capaci di prendersi cura delle comunità.

Un concetto rafforzato dal richiamo alle parole di don Francesco Conti, storico direttore della biblioteca, che già cinquant’anni fa ne intuiva il ruolo strategico.

Un passato che illumina il futuro

La scoperta del manoscritto del Milione a Foligno dimostra come il passato non sia mai davvero concluso, ma continui a parlare attraverso le tracce che ci ha lasciato.

“Tra le pieghe di una pagina può nascondersi un mondo intero”.

E in questo caso, quel mondo riporta Foligno al centro della storia, ricordando che le biblioteche non sono solo luoghi di conservazione, ma spazi vivi in cui il sapere continua a rinascere.

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Mario Farneti
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