Era poco dopo la mezzanotte quando il centro di Foligno, solitamente animato dal passeggio estivo, si è trasformato in un ring improvvisato. Piazza Matteotti, centro nevralgico della movida cittadina, è stata teatro di una violenta rissa che ha visto contrapposti due gruppi di cittadini stranieri. Secondo i racconti dei testimoni, lo scontro è stato di una brutalità difficile da dimenticare: calci, pugni e bottiglie frantumate lanciate sull’asfalto, tra urla e caos. Qualcuno ha descritto scene da “far west” urbano, con passanti costretti a ripararsi nei locali e dietro le auto parcheggiate per sfuggire ai colpi.
L’escalation di violenza sarebbe durata diversi minuti, fino all’arrivo dei Carabinieri, intervenuti in forze: uomini in borghese, il Nucleo Operativo e pattuglie hanno circondato la piazza, riuscendo a bloccare due dei protagonisti mentre gli altri si disperdevano nei vicoli.
I fermati, entrambi di origine straniera, sono risultati essere un 28enne della Guinea e un 25enne marocchino, entrambi con ferite lievi. Portati in caserma, sono stati denunciati a piede libero per rissa aggravata. Nessuno dei due ha voluto spiegare il motivo dello scontro, limitandosi a negare un legame con il traffico di droga.
Le indagini proseguono: gli inquirenti stanno passando al setaccio le immagini delle telecamere di sorveglianza per individuare gli altri aggressori.
L’episodio non va letto come un fatto isolato, ma come sintomo di tensioni latenti che possono emergere in contesti ad alta densità sociale e culturale. La città si trova oggi di fronte a una doppia sfida: garantire sicurezza e preservare la vivibilità del centro storico. Le indagini in corso chiariranno i dettagli, ma una cosa è certa: piazza Matteotti, la scorsa notte, ha visto l’ordine trasformarsi in caos nel giro di pochi istanti.
Le forze dell’ordine ribadiscono l’impegno costante e la rapidità di intervento. Foligno, come altre realtà umbre, si trova a gestire una convivenza tra vivacità notturna e tutela dell’ordine pubblico, un equilibrio che spesso si rompe quando l’alcol, vecchie ruggini o questioni economiche si intrecciano in un’esplosione di violenza.
L’episodio si inserisce in un contesto cittadino già scosso da fatti di cronaca. Solo pochi giorni fa, il 6 agosto, un 53enne folignate era stato arrestato dalla Polizia con accuse pesantissime: maltrattamenti in famiglia, estorsione, lesioni personali aggravate e resistenza a pubblico ufficiale. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine, aveva aggredito la madre con un coltello per farsi consegnare denaro, ferendola a una mano.
Durante l’arresto, in evidente stato di alterazione, aveva persino lanciato un coltello contro un operatore del 118, fortunatamente senza gravi conseguenze. Il tribunale di Spoleto aveva disposto per lui la custodia cautelare in carcere.
In Italia, la rissa è disciplinata dall’articolo 588 del Codice Penale, che punisce chiunque partecipi a una colluttazione tra più persone. In caso di lesioni, le pene aumentano: se dalla rissa deriva la morte di una persona, la reclusione va da 3 a 6 anni; se provoca lesioni gravi, la pena prevista è la reclusione da 6 mesi a 5 anni.
La rissa aggravata si configura quando lo scontro avviene con l’uso di armi, oggetti atti a offendere o in luoghi pubblici affollati, come nel caso di Foligno. In tali circostanze, la pena può salire sensibilmente, arrivando fino a 6 anni di reclusione nei casi più gravi.
È importante sottolineare che la partecipazione alla rissa comporta responsabilità penale anche se non si è stati i diretti autori delle lesioni. Basta la semplice presenza attiva nello scontro per incorrere nelle sanzioni previste.
Nel caso specifico di Foligno, l’uso di bottiglie rotte e la collocazione in pieno centro storico potrebbero rappresentare aggravanti rilevanti. Inoltre, il rifiuto dei fermati di collaborare con gli inquirenti potrebbe ostacolare eventuali attenuanti. La Procura valuterà ora la posizione dei due denunciati e, alla luce delle immagini delle telecamere, individuerà eventuali ulteriori responsabili.