La bicicletta è ancora a terra, il corpo dell’uomo privo di sensi sull’asfalto. È domenica 19 aprile quando Roberta Milei, infermiera del San Giovanni Battista, si trova davanti a un ciclista di 61 anni in arresto cardiocircolatorio, una scena che trasforma un tratto di strada qualsiasi in un reparto di rianimazione a cielo aperto. L’infermiera del San Giovanni Battista non cerca il telefono per filmare, non si guarda intorno per delegare: attiva subito la catena del soccorso e comincia le manovre di rianimazione cardio-polmonare. Da quel momento le sue mani non si fermeranno più.
Le compressioni toraciche vanno avanti a lungo, ben oltre la soglia della stanchezza fisica. La durata prolungata dell’arresto non è un dettaglio, è il cuore della notizia: perché se quel paziente oggi è ricoverato in Rianimazione in buone condizioni e - dato clinicamente decisivo - senza alcun danno neurologico, il merito è inchiodato a quei minuti iniziali. quelli in cui Milei ha garantito continuità ed efficacia a un gesto che la letteratura scientifica definisce insostituibile.
Trasportato d’urgenza al San Giovanni Battista di Foligno, il ciclista viene preso in carico dall’équipe di Cardiologia-Emodinamica, che lo sottopone a un intervento di rivascolarizzazione coronarica. L’esito positivo non è frutto del caso ma di un allineamento raro e prezioso: il primo anello della catena della sopravvivenza ha retto, e i successivi hanno potuto lavorare su un paziente ancora recuperabile.
Il direttore della Struttura Complessa di Anestesia e Rianimazione, Giammichele Nicoletta, ha firmato un encomio per la professionista. "Tale esito clinico positivo - spiega - è da attribuirsi direttamente alla tempestività e all’eccellenza tecnica del primo soccorso prestato dalla dottoressa Milei". Parole misurate nel linguaggio formale degli atti aziendali, ma dal peso specifico altissimo per chi conosce la gerarchia silenziosa dei reparti d’urgenza.
Sul posto era intervenuto anche il dottor Andrea Damiani, che la Direzione Aziendale della Usl Umbria 2 ha ringraziato insieme a Milei. Un riconoscimento che non isola il gesto della singola professionista ma lo inserisce in un tessuto di competenze condivise, dove l’emergenza urgenza diventa rapidamente lavoro di squadra.
L’azienda sanitaria non si limita a registrare l’episodio. Lo incardina in una strategia formativa che ha numeri e strutture ben precise. Nel corso del 2025 è stato istituito a Terni un Centro aziendale avanzato per la formazione in Emergenza Urgenza, affidato alla direzione didattica e scientifica del dottor Giuseppe Calabrò, direttore del Dipartimento di Emergenza Accettazione Aziendale. Uno spazio non simbolico ma operativo, pensato per l’addestramento avanzato del personale sanitario.
L’attività del Centro innesta su un percorso già rodato attraverso il CUF, il Centro Unico di Formazione in Sanità della Regione Umbria, e sui corsi avanzati accreditati IRC (Italian Resuscitation Council) e AHA (American Heart Association), le due organizzazioni che dettano le linee guida internazionali sulla rianimazione cardiopolmonare e l’emergenza cardiovascolare. La Usl Umbria 2 è stata capofila del corso regionale per la formazione abilitante che ha formato 32 nuovi medici dell’emergenza territoriale 118, e proprio in questi giorni ha aggiornato l’elenco degli istruttori interni con 17 nuovi professionisti idonei alla docenza.
"L’iniziativa - spiegano dalla Direzione - fa seguito all’intensa attività formativa che ha visto l’Azienda protagonista nella promozione di corsi avanzati nell’ambito dell’emergenza urgenza per tutti i professionisti del territorio regionale". Ogni anno vengono formati oltre mille operatori, tra corsi base e avanzati, simulazioni in emergenza urgenza, ecografia in urgenza e gestione avanzata delle vie aeree. Un investimento silenzioso che si misura in manualità apprese, capacità di lavorare in team e prontezza decisionale. La stessa prontezza che domenica 19 aprile ha trasformato Roberta Milei da passante a primo anello di una catena che ha retto fino al letto della Rianimazione di Foligno, dove oggi un uomo respira senza che il suo cervello abbia pagato alcun prezzo.