Non soltanto un’antica tecnica di ricamo, ma un patrimonio culturale che racconta la storia delle comunità lacustri, il ruolo delle donne nella trasmissione dei saperi e il profondo legame tra identità, paesaggio e memoria collettiva. È con questo spirito che il Filet a modano, una delle espressioni artigianali più caratteristiche del Trasimeno, è stato protagonista di una giornata interamente dedicata alla sua valorizzazione, tra navigazioni sul lago, dimostrazioni dal vivo, incontri culturali e momenti di approfondimento storico.
L’iniziativa, promossa dal Gal Trasimeno-Orvietano, ha coinvolto San Feliciano, Passignano sul Trasimeno e Isola Maggiore, trasformando il lago in un percorso diffuso tra tradizioni, cultura materiale, turismo esperienziale e tutela del patrimonio immateriale.
Una manifestazione che ha visto protagoniste le merlettaie di San Feliciano, custodi di una tecnica tramandata da generazioni, insieme ai pescatori del lago, figure simbolo di una comunità che nel tempo ha costruito la propria identità attorno alle acque del Trasimeno.
Il Filet a modano rappresenta una delle tradizioni più radicate del comprensorio lacustre. Nato come lavorazione domestica e divenuto nel tempo elemento distintivo della cultura locale, continua ancora oggi a essere tramandato grazie all'impegno delle associazioni e delle donne che ne custodiscono tecniche, gesti e conoscenze.
L’evento ha voluto evidenziare proprio questo aspetto: il valore del ricamo non soltanto come prodotto artigianale, ma come testimonianza di una storia collettiva che continua a parlare alle nuove generazioni.
Una tradizione che negli anni ha saputo resistere ai cambiamenti sociali ed economici, mantenendo intatta la propria autenticità e diventando uno degli elementi più rappresentativi dell’identità culturale del Trasimeno.
La giornata si è aperta a San Feliciano, luogo simbolo del Filet a modano, con una mostra fotografica realizzata da Stefano Stefanoni e dedicata alle merlettaie.
Attraverso immagini, ritratti e dettagli delle lavorazioni, l’esposizione ha raccontato il rapporto profondo tra le donne del borgo e questa antica arte, offrendo uno sguardo sulle mani, sui gesti e sulle espressioni di chi continua a mantenere viva una tradizione secolare. La mostra ha rappresentato il punto di partenza di un percorso culturale che ha poi proseguito il proprio viaggio sulle acque del Trasimeno.
A sottolineare il significato dell’iniziativa è stata la direttrice del Gal Trasimeno-Orvietano, Francesca Caproni, che ha ribadito la necessità di guardare al futuro senza disperdere il patrimonio della tradizione. “Una tecnica che deve essere futuro e non solo passato”, ha dichiarato a margine dell’inaugurazione. Parole che sintetizzano la filosofia dell’intero progetto: preservare il valore storico del Filet a modano, ma allo stesso tempo costruire nuove opportunità di valorizzazione culturale, educativa e turistica.
La direttrice ha inoltre ricordato come il Filet a modano rappresenti una delle eccellenze culturali più importanti del territorio, sottolineandone anche la rilevanza nel panorama nazionale delle tradizioni artigianali.
Uno degli aspetti più significativi emersi nel corso dell’iniziativa riguarda il percorso di riconoscimento internazionale della tecnica.
Come evidenziato dalla stessa Caproni, il Filet a modano è infatti “una delle tre candidate all'Unesco per il riconoscimento del patrimonio immateriale dell'umanità”.
Un traguardo che rappresenterebbe un passaggio storico per il Trasimeno e per l’intera Umbria, contribuendo a rafforzare la tutela e la diffusione di una pratica artigianale che continua a essere tramandata grazie all’impegno delle comunità locali.
Il riconoscimento internazionale consentirebbe inoltre di ampliare ulteriormente la conoscenza di questa tradizione ben oltre i confini regionali.
Dopo l’apertura a San Feliciano, la manifestazione è proseguita con una suggestiva navigazione verso Isola Maggiore, trasformando il tragitto sul lago in una vera e propria esperienza culturale. A bordo, le merlettaie hanno continuato a mostrare le tecniche del Filet a modano, offrendo ai partecipanti la possibilità di osservare da vicino una lavorazione che richiede precisione, pazienza e una straordinaria abilità manuale.
La scelta del lago come elemento centrale dell’iniziativa non è stata casuale. Il Trasimeno rappresenta infatti il contesto geografico, storico e umano nel quale questa tradizione è nata e si è sviluppata nel corso dei secoli.
Tra le voci più significative della giornata quella di Antonella Catalano, presidente dell’Associazione Filet a Modano di San Feliciano, impegnata da anni nella promozione e nella diffusione di questa antica tecnica. “Cerchiamo di portare avanti questa tradizione, essendo un piccolo borgo, non si deve assolutamente perdere”, ha spiegato.
“Facciamo di tutto, anche laboratori con bambini, per far sì che magari pian piano qualcuno si appassioni”. Parole che restituiscono il senso di una sfida generazionale. La sopravvivenza di questo patrimonio dipende infatti dalla capacità di coinvolgere i più giovani e di trasmettere loro competenze che rischierebbero altrimenti di scomparire.
Per questo motivo, accanto alle attività dimostrative, l’associazione promuove costantemente laboratori didattici e iniziative rivolte alle scuole e alle famiglie.
La giornata ha fatto tappa anche al Museo del Pizzo d’Irlanda di Isola Maggiore, luogo che conserva un altro importante capitolo della tradizione tessile del Trasimeno.
L’incontro ha consentito di approfondire le connessioni storiche tra le diverse comunità del lago attraverso i carteggi Guglielmi-Aganoor, testimonianze che raccontano rapporti culturali e umani sviluppatisi nel corso del tempo tra le sponde del Trasimeno.
Un percorso che ha permesso di inserire il Filet a modano all’interno di una storia più ampia fatta di relazioni, scambi e contaminazioni culturali.
Grande curiosità ha suscitato anche il racconto di un abito indossato da Sophia Loren nel film "Francesca e Nunziata". L’abito rappresenta un esempio concreto dell’incontro tra alta artigianalità e produzione cinematografica: una parte è infatti realizzata in Pizzo d’Irlanda, mentre la parte inferiore e le maniche sono state confezionate utilizzando il Filet a modano.
Un dettaglio che testimonia la qualità e il prestigio raggiunti da questa lavorazione, capace di trovare spazio anche in produzioni di rilievo internazionale.
L’evento è stato curato dalla direttrice artistica Anna Lisa Piccioni e animato dall’artista Annalisa Baldi, che ha contribuito a trasformare la giornata in un racconto collettivo del territorio. A dare ulteriore valore all’iniziativa è stata la partecipazione della Locanda dei Pescatori, con proposte gastronomiche legate alla tradizione del lago e al patrimonio identitario del territorio.