28 Jun, 2026 - 20:30

Festival di Spoleto, la pittura di Dario Fo protagonista alla Rocca Albornoziana: inaugurata la mostra “Le macchine teatrali”

Festival di Spoleto, la pittura di Dario Fo protagonista alla Rocca Albornoziana: inaugurata la mostra “Le macchine teatrali”

Il Festival dei Due Mondi rende omaggio a uno dei più grandi protagonisti della cultura italiana del Novecento con una mostra che permette di scoprire un volto meno conosciuto, ma altrettanto straordinario, di Dario Fo.

Alla Rocca Albornoziana è stata inaugurata “Le macchine teatrali”, la prima delle quattro esposizioni organizzate nell'ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita del Premio Nobel per la Letteratura, un percorso che resterà visitabile fino al 25 aprile 2027.

L'iniziativa rappresenta molto più di una semplice esposizione artistica. È infatti un viaggio nella mente creativa di Dario Fo, capace di fondere pittura, scenografia, narrazione e regia in un unico linguaggio espressivo, restituendo al pubblico il laboratorio creativo dal quale hanno preso forma alcuni dei suoi spettacoli più celebri.

La pittura come parte integrante del teatro

Curata da Stefano Bertea e da Mattea Fo, nipote dell'artista, la mostra raccoglie opere provenienti da quattro grandi produzioni teatrali che coprono oltre mezzo secolo di attività artistica.

Il percorso prende avvio con "Isabella, tre caravelle e un cacciaballe" del 1963, prosegue con "Mamma! I Sanculotti!" del 1993, attraversa "Lu Santo Jullare Francesco", rappresentato per la prima volta proprio a Spoleto nel 1999, fino ad arrivare a "La figlia del Papa", messo in scena nel 2014.

Un itinerario che consente di osservare l'evoluzione artistica di Fo e il suo modo assolutamente originale di concepire il rapporto tra immagini e rappresentazione scenica.

Le "macchine teatrali", protagoniste dello spettacolo

Il titolo dell'esposizione sintetizza perfettamente il pensiero dell'autore.

Le opere esposte, infatti, non sono semplici bozzetti preparatori o illustrazioni nate a corredo degli spettacoli, ma costituiscono esse stesse strumenti narrativi, elementi vivi dell'azione teatrale.

«Non sono illustrazioni di spettacoli passati, ma le macchine stesse: congegni visivi ancora capaci di mettere in moto l'immaginazione dello spettatore», spiegano i curatori della mostra.

Una definizione che restituisce tutta la modernità del linguaggio di Dario Fo, sempre orientato a coinvolgere direttamente il pubblico attraverso immagini, colori e movimento.

Dal Medioevo alla sperimentazione contemporanea

L'esposizione permette anche di seguire l'evoluzione delle tecniche scenografiche sviluppate da Fo nel corso della sua lunga carriera.

Dagli arazzi scenografici utilizzati negli anni Sessanta si passa progressivamente ai grandi fondali dipinti, chiaramente ispirati ai canovacci illustrati dei cantastorie medievali, fino ad arrivare alle grandi sagome mobili che hanno caratterizzato gli spettacoli più recenti.

Un'evoluzione che testimonia la continua ricerca artistica del drammaturgo, mai disposto a ripetere formule già sperimentate, ma sempre alla ricerca di nuovi strumenti capaci di raccontare storie e coinvolgere gli spettatori.

Disegno, pittura e regia: un unico linguaggio creativo

Uno degli aspetti più affascinanti della mostra riguarda il rapporto strettissimo che Dario Fo instaurava tra pittura e teatro.

Per il Premio Nobel il disegno rappresentava infatti il primo momento della costruzione scenica.

«Per Dario Fo la macchina che precede tutto è il disegno, un sistema in cui pittura e regia non sono due momenti separati ma un unico atto progettuale», spiegano gli organizzatori.

In questa visione il fondale non assume il ruolo di semplice decorazione scenica, ma diventa un autentico protagonista della rappresentazione.

Le grandi superfici dipinte dialogano continuamente con gli attori, mentre le sagome contribuiscono a definire gli spazi narrativi, dando corpo e identità ai personaggi.

È una concezione del teatro che supera la distinzione tra arti figurative e arti performative, trasformando ogni elemento della scena in parte integrante del racconto.

Il Festival celebra il centenario del Premio Nobel

L'esposizione si inserisce nel ricco programma delle celebrazioni dedicate ai cento anni dalla nascita di Dario Fo, figura che continua a esercitare una profonda influenza sul teatro europeo e internazionale.

La scelta del Festival dei Due Mondi non è casuale.

Fu proprio Spoleto, infatti, ad accogliere nel 1999 il debutto di "Lu Santo Jullare Francesco", una delle opere più significative della produzione matura dell'artista.

Con questa mostra la città rinnova quindi un legame culturale che dura da oltre venticinque anni.

Una grande collaborazione istituzionale

"Le macchine teatrali" nasce grazie alla collaborazione tra numerose istituzioni culturali italiane.

L'iniziativa è organizzata dalla Direzione generale Biblioteche e Istituti culturali e dalla Direzione generale Musei del Ministero della Cultura, insieme ai Musei nazionali di Perugia – Direzione regionale Musei nazionali dell'Umbria, alla Regione Umbria, al Festival dei Due Mondi, alla Fondazione Dario Fo e Franca Rame e al Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Dario Fo, con la collaborazione della Soprintendenza archivistica e bibliografica del Veneto e del Trentino-Alto Adige e dell'Archivio di Stato di Verona.

Una rete di competenze che ha permesso di realizzare un progetto espositivo di grande valore culturale, destinato a offrire ai visitatori non soltanto la possibilità di ammirare opere d'arte, ma anche di comprendere il metodo creativo di uno degli artisti italiani più originali e innovativi del Novecento.

La mostra rappresenta così uno degli appuntamenti più significativi dell'edizione 2026 del Festival dei Due Mondi, confermando ancora una volta Spoleto come luogo privilegiato di incontro tra teatro, arti visive e grande cultura internazionale.

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Mario Farneti
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