24 Aug, 2026 - 16:12

Festival delle Nazioni, al via la 59ª edizione: Ramin Bahrami inaugura a Città di Castello il viaggio musicale nella Germania

Festival delle Nazioni, al via la 59ª edizione: Ramin Bahrami inaugura a Città di Castello il viaggio musicale nella Germania

Sarà il pianoforte di Ramin Bahrami ad aprire giovedì 27 agosto la 59ª edizione del Festival delle Nazioni, appuntamento ormai profondamente radicato nella vita culturale dell’Alta Valle del Tevere e pronto a trasformare ancora una volta città, borghi, chiese e luoghi della cultura in altrettanti palcoscenici. Il concerto inaugurale, in programma alle 21 nella Chiesa di San Domenico a Città di Castello, inaugurerà un'edizione dedicata alla Germania e ai Paesi di lingua germanica, seconda tappa di un percorso triennale che condurrà nel 2027 alla sessantesima edizione, dedicata all'Europa.

Un'apertura affidata a un interprete particolarmente legato alla manifestazione. Bahrami è infatti artista in residenza dell'edizione 2026 e sarà protagonista non soltanto dell'appuntamento inaugurale, ma anche di altri progetti costruiti attorno alla figura di Johann Sebastian Bach. Il Festival, in programma fino all'11 settembre, propone un itinerario nella storia musicale tedesca e mitteleuropea, attraversando epoche, linguaggi e sensibilità differenti e mettendo in relazione il grande repertorio con interpreti affermati e giovani musicisti.

Un festival che guarda alla Germania per raccontare l'Europa

La scelta della Germania non è soltanto un omaggio a una delle grandi tradizioni musicali europee. Il progetto artistico del Festival delle Nazioni costruisce infatti un percorso che parte dalle corti prussiane di Federico II, attraversa la Vienna di Mozart e Beethoven, arriva alla stagione tardo-romantica e alle inquietudini del Novecento, fino alla musica di compositori che furono costretti all'esilio o che subirono la persecuzione nazista.

Bach, C.P.E. Bach, Mozart, Beethoven, Schubert, Schumann, Brahms, Mahler, Schönberg, Richard Strauss, Kurt Weill ed Erich Wolfgang Korngold sono alcune delle figure che compongono questo itinerario, nel quale la musica diventa anche uno strumento per leggere la storia e le trasformazioni culturali dell'Europa.

È un'impostazione che conferma la vocazione internazionale della manifestazione, ma senza separarla dal territorio. Il Festival continua infatti a costruire il proprio racconto attraverso Città di Castello e i centri dell'Alta Valle del Tevere, estendendo la programmazione anche alla vicina Valtiberina toscana. Una geografia culturale nella quale il patrimonio storico e architettonico non costituisce una semplice cornice, ma diventa parte integrante dell'esperienza musicale.

Bahrami apre con Bach, Beethoven, Mozart e Schumann

Il primo appuntamento, “Beethoven al chiaro di luna”, sarà dunque affidato a Ramin Bahrami. Il programma attraverserà quattro grandi autori e quattro differenti modi di intendere il pianoforte, mettendo in evidenza la varietà di una tradizione che, pur mantenendo un forte nucleo identitario, è stata capace di assorbire influenze e dialogare con culture diverse.

La serata partirà da Johann Sebastian Bach con il Concerto nach italienischem Gusto, il celebre Concerto nello stile italiano BWV 971, articolato nei tre movimenti Allegro, Andante e Presto. È un'apertura che richiama esplicitamente il rapporto tra la cultura musicale tedesca e quella italiana, inserendo già nelle prime battute del Festival uno dei temi centrali dell'edizione: il dialogo tra tradizioni differenti. Al centro del programma arriverà quindi Ludwig van Beethoven con la celebre Sonata n. 14 in do diesis minore, “Al chiaro di luna”, una delle pagine più riconoscibili dell'intero repertorio pianistico. Dal carattere sospeso dell'Adagio sostenuto alla leggerezza dell'Allegretto, fino alla tensione del Presto agitato, la sonata condurrà il pubblico attraverso un progressivo mutamento di atmosfere.

Il percorso tornerà quindi a Bach con il Capriccio “Sopra la lontananza del fratello dilettissimo”, pagina giovanile nella quale la scrittura musicale assume una dimensione quasi narrativa, prima di lasciare spazio alla drammatica Fantasia in re minore K 397 di Wolfgang Amadeus Mozart. A chiudere il concerto saranno le “Scene infantili” (Kinderszenen) di Robert Schumann, ciclo composto da tredici miniature nelle quali memoria, gioco, sogno e malinconia si intrecciano in una delle pagine più intime del repertorio romantico.

Il Concorso Alberto Burri porta sul palco i giovani musicisti

Il programma proseguirà già venerdì 28 agosto con un appuntamento dedicato alle nuove generazioni della musica da camera. Alle 18.30, al Complesso di San Domenico di Città di Castello, saranno infatti protagonisti i finalisti della nona edizione del Concorso nazionale Alberto Burri. La competizione, organizzata con la collaborazione di Regione Umbria, Comune di Città di Castello e Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, nasce con l'obiettivo di sostenere giovani musicisti impegnati nell'avvio della carriera concertistica in formazione cameristica.

Il concorso si sviluppa in due momenti. La prima selezione è prevista il 27 agosto a porte chiuse, con 13 ensemble chiamati a esibirsi davanti a una giuria composta da musicisti e critici musicali. Il giorno successivo sarà invece il pubblico ad assistere alla prova dei finalisti, in un appuntamento che assume la forma di un vero e proprio concerto.

Particolarmente significativo anche il sostegno economico previsto per i vincitori: il premio ammonta a 5.000 euro, grazie al contributo del Rotary Club di Città di Castello, Claudio Tomassucci, Maria Grazia Mignini, Anna Casilli e Mirella Bianconi. Una parte della somma sarà assegnata al termine della premiazione, mentre la restante sarà corrisposta come compenso per un concerto inserito nell'edizione successiva del concorso.

È uno degli elementi che caratterizzano maggiormente il Festival: accanto ai nomi internazionali, la manifestazione continua a investire sulla possibilità che giovani interpreti possano trovare un primo spazio professionale e trasformare la formazione in un percorso artistico concreto.

Ad Anghiari la storia di “Enoch Arden”

La giornata di venerdì avrà poi un secondo appuntamento, questa volta nella vicina Toscana. Alle 21, all'Auditorium Mascagni di Anghiari, sarà proposto “Enoch Arden”, melologo per voce recitante e pianoforte op. 38 di Richard Strauss, con Caterina Casini alla voce recitante e Marco Scolastra al pianoforte. L'appuntamento è una coproduzione tra Festival delle Nazioni e Associazione culturale Laboratori Permanenti.

L'opera nasce nel 1897 dalla musica di Strauss su un testo di Alfred Tennyson, poeta inglese autore del poema originario del 1864. La vicenda racconta il ritorno a casa di un marinaio dopo una lunga assenza e il drammatico confronto con una vita che, nel frattempo, è profondamente cambiata. Un racconto nel quale il tema del destino si intreccia con quello dell'amore, della perdita e dell'impossibilità di recuperare il tempo trascorso.

“Il testo di Tennyson - ha spiegato Caterina Casini - riprende vari elementi dalle letterature greca e latina: nella vicenda del marinaio che ritorna al suo focolare dopo lunga assenza trovandosi ad affrontare drammatici ed ineluttabili cambiamenti nella propria vita, centrale è il tema del destino. Enoch Arden fu eseguito per la prima volta a Monaco con lo stesso Strauss al pianoforte e l’attore Ernst von Possart come narratore. È considerata un’opera che combina magistralmente il testo poetico e la musica, con un impianto tonale considerato ‘felicemente indovinato’ ”.

Un omaggio a Elio Pandolfi

Per Marco Scolastra, “Enoch Arden” rappresenta inoltre un appuntamento legato a una memoria personale e artistica particolarmente forte.

“Ho scoperto ed amato il melologo Enoch Arden grazie ad Elio Pandolfi - ha dichiarato Marco Scolastra -, immenso e poliedrico attore con cui ho avuto il privilegio di lavorare per 18 anni. Un amico e un maestro d’arte e di vita. Lo abbiamo eseguito molte volte, anche in diretta per i ‘Concerti del Quirinale’, ed ogni volta si commuoveva profondamente. Diceva che è un racconto emozionante, struggente, di una delicatezza di sentimenti di purificazione che acquieta l’anima. Chi lo leggerà o lo ascolterà, si renderà conto del valore di questa tenera storia d’amore e di mare. Per di più con la musica di Richard Strauss, colma di commovente saviezza. Elio è mancato nel 2021, a 95 anni. Gli dedico questa esecuzione con gratitudine ed affetto”.

La presenza di “Enoch Arden” aggiunge così al programma una dimensione teatrale e narrativa che completa il percorso musicale dell'apertura del Festival. Non soltanto concerti, dunque, ma un intreccio fra parola, musica e memoria che appartiene alla natura stessa della manifestazione.

Un programma diffuso tra Umbria e Toscana

La 59ª edizione non si esaurirà nei primi due giorni. Il calendario proseguirà infatti fino all'11 settembre con una programmazione articolata che coinvolgerà Città di Castello e diversi centri dell'Alta Valle del Tevere, oltre ad alcuni luoghi della Valtiberina toscana.

Già il 29 agosto il programma proporrà il progetto RisuonArte, con l'Ensemble Suono Giallo impegnato in diversi appuntamenti ospitati in luoghi come gli Ex Seccatoi del Tabacco della Fondazione Burri, la Pinacoteca comunale, il Museo Diocesano e il Complesso di San Domenico. Nella stessa giornata è previsto inoltre il concerto del Trio d'Archi di Salisburgo nella Chiesa di San Domenico. Il 30 agosto sarà quindi la volta del pianista Tamás Érdi, mentre il 31 agosto il programma ospiterà la Wiener Kammersymphonie.

Il cartellone continuerà poi a muoversi tra repertorio storico, teatro musicale, contaminazioni e progetti interdisciplinari, confermando l'idea di un festival nel quale la musica classica non viene proposta come patrimonio immobile, ma come linguaggio ancora capace di dialogare con il presente.

Verso i sessant'anni, guardando all'Europa

La 59ª edizione assume infine un significato particolare perché si colloca alla vigilia di un traguardo importante. Il Festival delle Nazioni è infatti già proiettato verso il 2027, quando celebrerà i sessant'anni di attività con un'edizione dedicata all'Europa.

Dopo la Francia protagonista nel 2025 e la Germania e i Paesi di lingua germanica scelti per il 2026, il percorso arriverà così alla sua destinazione finale: l'Europa intesa non soltanto come spazio geografico, ma come patrimonio di culture, tradizioni, linguaggi e identità che la musica ha contribuito nei secoli a mettere in comunicazione.

Ed è proprio questa continuità a rappresentare uno degli aspetti più interessanti della nuova edizione. Il Festival non rinuncia alla propria storia, ma la utilizza per costruire un racconto contemporaneo. Bach può dialogare con la cultura italiana, Beethoven con la memoria europea, Strauss con il teatro e la poesia, mentre i giovani ensemble del Concorso Burri trovano accanto ai grandi interpreti uno spazio nel quale costruire il proprio futuro.

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Francesco Mastrodicasa
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