10 May, 2026 - 17:30

Festa dei Ceri, un viaggio nella memoria per ritrovare l’anima più profonda di Gubbio

Festa dei Ceri, un viaggio nella memoria per ritrovare l’anima più profonda di Gubbio

Un itinerario tra lapidi, fotografie, nomi e ricordi per ritrovare le radici più profonde della Festa dei Ceri. È questo il senso di “Viaggio nella memoria. Tracce e ricordi di antiche Feste dei Ceri”, l’iniziativa ospitata domenica 10 maggio 2026 al Cimitero Monumentale di Gubbio, a pochi giorni dalla grande festa del 15 maggio.

A guidare i partecipanti è stato Gianluca Sannipoli, tra i più autorevoli studiosi della Festa dei Ceri, che da anni ricostruisce con pazienza un patrimonio fatto di storie familiari, documenti d’archivio, fotografie, memorie tramandate e frammenti dispersi della tradizione eugubina.

L’iniziativa con il Comune, la Biblioteca Sperelliana e il Centro Barbi

L’appuntamento si è inserito nel programma del Maggio dei Libri, in collaborazione con il Centro di Documentazione e Studio sulla Festa dei Ceri “Adolfo Barbi” e la Biblioteca Sperelliana.

L’assessore alla Cultura Paola Salciarini ha sottolineato il valore dell’iniziativa, richiamando il significato profondo della tradizione: non una semplice ripetizione rituale, ma una trasmissione viva di memoria, identità e valori.

“La tradizione è la consegna, la trasmissione di un patrimonio valoriale, culturale, ma soprattutto umano, che è il fondamento della Festa dei Ceri”, ha spiegato l’assessore. Senza questo collegamento tra passato e presente, la Festa rischierebbe di diventare una rappresentazione priva della sua anima più autentica.

Le donne del 1921, eroine della Festa sotto la violenza fascista

Uno dei passaggi più intensi del percorso ha riguardato la Festa dei Ceri del 1921, segnata da tensioni politiche, violenze fasciste e da un violento temporale. Quell’anno la Festa non si svolse il 15 maggio, giorno delle elezioni politiche, ma fu spostata dal prefetto alla domenica successiva, il 22 maggio.

Nel pomeriggio, mentre lungo il Corso si sparava e molti ceraioli fuggivano, furono le donne a impedire che la tradizione si interrompesse. Sannipoli ha ricordato la testimonianza della celebre Peppona, Giuseppa Ciammarughi in Benedetti, detta anche Peppona di Cucco, intervistata dalla Rai nel 1980.

Secondo il suo racconto, una trentina di donne decisero di portare i Ceri fino alla Basilica di Sant’Ubaldo, concludendo la corsa a notte fonda. “I Ceri devono andare su perché la tradizione non si può interrompere, fu il senso di quella decisione coraggiosa.

Accanto alla Peppona, sono stati ricordati anche altri nomi femminili, purtroppo pochi rispetto al numero reale delle protagoniste: Assunta Bagiotti in Poggi, Teresa Migliarini detta la Gigetta, l’Assunta del Chiappino e la Marsiglia di Guallatrone. Figure che meritano di essere sottratte all’oblio, perché nel 1921 furono proprio le donne a salvare la continuità della Festa.

Ceraioli, capitani e famiglie della tradizione

Il percorso si è poi snodato tra tombe e memorie di ceraioli, capitani e famiglie legate alla storia ottocentesca e novecentesca dei Ceri. Sannipoli ha ricostruito vicende che intrecciano la Festa con la storia civile, il Risorgimento, la vita delle arti e dei mestieri, l’Università dei Muratori e le grandi famiglie ceraiole.

Sono stati ricordati, tra gli altri, Raffaele Scavizzi, camerlingo dell’Università dei Muratori e capostipite di una lunga discendenza di muratori e imprenditori dell’edilizia; Ubaldo Massi, primo capitano del Cero di Sant’Ubaldo nel 1862; Apollinare Pandolfi, anch’egli camerlingo dell’Università dei Muratori; e Luigi Pandolfi, primo capitano di Sant’Ubaldo nel 1877.

Particolare rilievo è stato dato anche alla famiglia Migliarini, con Luigi Migliarini, secondo capitano nel 1926, e con il ricordo di Innocenzo Migliarini, capodieci di Sant’Ubaldo e vittima della strage dei 40 Martiri del 22 giugno 1944.

Domenico Grilli e Giuseppe Raggi, protagonisti del 1926

Nel rapido excursus non poteva mancare la Festa del 1926, ricordata anche per l’alzata nel cortile del Palazzo Ducale. Tra i nomi evocati, quello di Domenico Grilli, detto Menchino de Roncone, calzolaio e grande capodieci sangiorgiaro tra gli anni Venti e Trenta.

Sannipoli si è soffermato anche su Giuseppe Raggi, capodieci di Sant’Ubaldo nel 1926 e poi primo capitano nel 1929. A lui è legata una descrizione suggestiva dell’alzata del 1926, lasciata da un osservatore non eugubino, colpito dalla forza arcaica e solenne del rito.

Un’iniziativa preziosa prima del 15 maggio

“Viaggio nella memoria” ha avuto il merito di riportare alla luce una verità semplice ma fondamentale: la Festa dei Ceri non vive soltanto nel presente della corsa, ma anche nella stratificazione di vite, sacrifici, passioni e memorie che l’hanno resa possibile.

L’iniziativa ha restituito voce a uomini e donne spesso dimenticati, mostrando come ogni nome inciso su una lapide possa ancora raccontare una pagina della storia eugubina. In prossimità del 15 maggio, questo percorso ha assunto un valore ancora più forte: ricordare che la Festa non appartiene solo a chi corre oggi, ma anche a chi l’ha custodita, difesa e tramandata nei secoli.

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Mario Farneti
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