La passione per la Festa dei Ceri non conosce ostacoli, stanchezza o confini professionali. Andrea Rughi non è un falegname, eppure le sue mani hanno saputo plasmare il legno con la precisione del cuore e la dedizione del vero ceraiolo. In poco più di un anno, rubando ore al sonno, alla famiglia e trasformando ogni momento libero in un atto d'amore, ha compiuto una vera impresa: costruire i Ceri. Da sotto le sue mani sono nati Sant'Ubaldo, San Giorgio e Sant'Antonio. Un lavoro immenso, fatto di precisione, fatica e rispetto profondo per la tradizione eugubina. Il legame con la festa va oltre la semplice devozione. Andrea è un ceraiolo di San Giorgio, e lo spirito del suo Cero lo ha guidato in ogni singola levigatura, in ogni incastro e in ogni dettaglio di questa monumentale opera. La sua motivazione è stata più forte di tutto: della mancanza di tempo, della fatica quotidiana del suo vero lavoro e delle difficoltà tecniche di un mestiere non suo. Questa straordinaria impresa dimostra che quando la fede per i Ceri brucia dentro, niente è impossibile. Andrea, che ha parlato in Esclusiva a Tag24Umbria, ha regalato alla sua comunità un esempio tangibile di cosa significhi vivere per una tradizione.
Andrea, com'è nata l'idea? “Premetto che nella vita non sono un falegname e tantomeno un pittore, ma un responsabile commerciale di un'azienda eugubina. Semplicemente sono una persona a cui piace inventare e creare, quindi mettersi in gioco, specie su cose che non ha mai fatto. Nasce tutto da qui”.
Un lavoro grandioso, in quanto tempo? “Da Marzo 2025 a Maggio di quest'anno. In assoluto il primo Cero che ho fatto è stato una prova in polistirolo e visto il risultato soddisfacente mi sono buttato sul legno. Nel 2005 ne avevo realizzati altri tre e mai prima di quel periodo, avevo toccato un pezzo di legno, o uno strumento da falegname in mano e tantomeno un pennello".
Poi come è andata? “Mi sono comprato qualche attrezzo elettrico per poter tagliare e lavorare il legno, poi da qualche pannello di legno, qualche palo e prodotto in legno che adeguavo al mio fine, sono riuscito a tirare fori i primi tre Ceri, decorati su tela con colori acrilici. Una bella soddisfazione”.

Dopo vent'anni di totale inattività, Andrea ha riscoperto la passione e la "voglia" per il legno e più in generale per la creatività. La scintilla è scoccata all'improvviso, subito dopo aver costruito il Cero piccolo per suo figlio: “Esatto, ho ricominciato a marzo 2025, dopo aver realizzato un Cero piccolo per mio figlio, vedendo dei miglioramenti. Li ho terminati pochi giorni fa, il 9 maggio, dando l'ultima mano di protettivo finale”.

Hanno caratteristiche diverse rispetto agli altri realizzati in precedenza? "Sì, ho cercato di riprodurre le colorazioni dopo il restauro: mentre i primi che avevo fatto hanno una colorazione più scura, che riprendeva quella prima del restauro ed i decori, sono stati fatti con molto più dettaglio e sfumature”.
Che dimensioni hanno? “Sono poco più grandi del Cero Piccolo, precisamente misurano 2 metri. Il Cero più difficile da riprodurre? Sant'Ubaldo”.
Una passione che può diventare qualcosa di più? “No, ripeto, il mio è semplicemente un hobby. Mi piace creare dal nulla, seppur questo lavoro mi ha occupato interamente il tempo libero. E' però una bella soddisfazione, che ripaga tutti i sacrifci, così come sono stato orgoglioso del fatto che tante vetrine delle attività commerciali di Gubbio, li abbiano voluti tenere in esposizione”.

