25 May, 2026 - 11:30

Festa dei Ceri di Gubbio, nessuna origine pagana: le vere radici medievali del culto di Sant’Ubaldo

Festa dei Ceri di Gubbio, nessuna origine pagana: le vere radici medievali del culto di Sant’Ubaldo

Da molti anni si continua a sostenere che la Festa dei Ceri affonderebbe le proprie radici nei riti pagani dell’antica Iguvium descritti nelle Tavole Eugubine.

C’è chi parla di sopravvivenze misteriose, chi immagina continuità sacrali mai interrotte e chi arriva persino a interpretare i Ceri come antichi “totem” tribali cristianizzati nel corso dei secoli.

Ipotesi suggestive, certamente. Ma il problema rimane sempre lo stesso: la totale assenza di documenti che attestino una continuità reale tra il mondo religioso umbro preromano e la Festa medievale dedicata a Ubaldo Baldassini.

 

Esiste infatti un dato storico difficilmente aggirabile. Tra la fine ufficiale del paganesimo romano e il tempo di Sant’Ubaldo trascorrono circa otto secoli. Otto secoli separano gli editti imperiali che imposero il cristianesimo come religione dominante dalla nascita del grande culto ubaldiano. È lo stesso intervallo temporale che oggi separa noi dal pieno Medioevo comunale.

Pensare che attraverso un arco di tempo così immenso siano sopravvissuti indisturbati riti pagani specifici senza lasciare tracce documentarie appare storicamente molto difficile.

Il Medioevo non guardava al paganesimo come facciamo oggi

Spesso si commette un errore prospettico. Si immagina il Medioevo come ancora vicino al mondo romano antico. In realtà, per un uomo del XII secolo, il paganesimo classico era remoto quasi quanto lo è per noi oggi. Anzi, probabilmente ancora di più.

Gli eugubini del tempo di Sant’Ubaldo non possedevano l’archeologia moderna, non conoscevano la filologia contemporanea e soprattutto non erano più in grado di leggere la lingua delle Tavole Eugubine, rimasta sostanzialmente incomprensibile fino agli studi dell’età moderna.

Questo significa che non esisteva neppure la possibilità concreta di conservare coscientemente quei rituali.

Le Tavole erano forse presenti come oggetti antichi e misteriosi, ma il loro contenuto era ormai perduto da secoli. 

Per questo la teoria dei “ceri totemici” appare ancora più fragile. Il concetto stesso di “totem” appartiene a contesti antropologici molto lontani dalla civiltà comunale medievale italiana. Applicarlo automaticamente alla Festa dei Ceri rischia di trasformare una complessa realtà storica in una costruzione simbolica arbitraria.

Sant’Ubaldo e la città cristiana medievale

La Festa dei Ceri nasce invece in un contesto storico molto preciso: quello della città medievale cristiana.

Nel XII secolo il vescovo non era soltanto una figura religiosa. Era anche guida politica, morale e persino militare della comunità. Il vescovo rappresentava la continuità stessa della città, il suo equilibrio spirituale e civile.

Nel caso di Ubaldo Baldassini questo aspetto emerge con forza straordinaria.

La tradizione eugubina ricorda il santo come difensore della città durante il terribile assedio delle undici città federate. Ubaldo non appare come un guerriero nel senso moderno del termine, ma come il custode della civitas cristiana minacciata.

Qui emerge un elemento fondamentale per comprendere la mentalità medievale: il concetto della guerra giusta e della difesa sacra della comunità.

Il “malicidio” di San Bernardo e la difesa della città

In quegli stessi decenni Bernardo di Chiaravalle elaborava il celebre concetto di “malicidio”, cioè l’idea che il combattimento per la difesa della Cristianità non fosse semplice omicidio ma distruzione del male che minaccia il bene comune.

È una concezione oggi difficile da comprendere pienamente, ma centrale nella spiritualità medievale.

Il cavaliere cristiano non combatteva, almeno teoricamente, per odio personale o conquista privata, bensì per proteggere il popolo, la fede e l’ordine della comunità.

Anche la figura di Sant’Ubaldo si inserisce dentro questa visione storica e spirituale. Difendere Gubbio significava difendere non soltanto mura e abitazioni, ma l’anima stessa della città cristiana.

La corsa dei Ceri nasce dentro questo universo simbolico medievale, non dentro il paganesimo preromano.

La straordinaria forza della Festa deriva proprio dalla fusione tra l'identità civica, la fede religiosa, il sacrificio fisico e l'appartenenza collettiva.

La vera radice della Festa

La grandezza della Festa dei Ceri non ha bisogno di essere resa “pagana” per apparire antica e universale.

La sua potenza deriva dal Medioevo comunale italiano, uno dei momenti più straordinari della storia europea, quando le città diventavano organismi vivi, quasi corpi mistici collettivi, uniti intorno ai loro santi protettori.

I Ceri non sono reperti di un culto tribale sopravvissuto clandestinamente. Sono il prodotto storico di una civiltà cristiana urbana, guerriera, corporativa e profondamente religiosa.

Ed è forse proprio questo che rende la Festa di Gubbio così unica: la capacità di trasformare la memoria della difesa della città, la devozione verso il santo patrono e l’energia agonistica della comunità in un rito collettivo che ancora oggi continua a coinvolgere un intero popolo.

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Mario Farneti
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