La Festa dei Ceri non appartiene soltanto a Gubbio. È il simbolo identitario di tutta l’Umbria, una delle espressioni più profonde della storia, della spiritualità e del senso di comunità della regione.
È questo il messaggio emerso dai contributi istituzionali della presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e della presidente dell’Assemblea legislativa regionale Sarah Bistocchi in occasione della Festa dei Ceri 2026.
Due interventi diversi ma accomunati da un filo conduttore preciso: il riconoscimento della Festa dei Ceri come patrimonio collettivo capace ancora oggi di parlare non soltanto agli eugubini, ma all’intera comunità umbra e nazionale.

Nel suo messaggio ufficiale, Stefania Proietti ha voluto sottolineare il valore simbolico dei tre Ceri di Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio, presenti da oltre cinquant’anni anche nello stemma ufficiale della Regione Umbria.
Un dettaglio che, secondo la presidente, dimostra quanto profondo sia il legame tra la Festa dei Ceri e l’identità stessa del territorio umbro.
“I Ceri rappresentano il cuore identitario dell’Umbria”, ha affermato Proietti, spiegando come questa tradizione riesca a esprimere il carattere più autentico della regione attraverso valori quali spirito comunitario, partecipazione e senso di appartenenza.
La presidente ha poi richiamato la straordinaria continuità storica della Festa, che dal 1160 continua a rinnovarsi senza interruzioni mantenendo intatto il proprio spirito originario.
Uno dei passaggi più significativi dell’intervento della presidente della Regione riguarda proprio la natura autentica della Festa dei Ceri.
“Non è una rievocazione costruita per essere osservata: è una festa vissuta, ereditata di generazione in generazione e custodita con orgoglio dal popolo stesso”, ha sottolineato Proietti.
Secondo la presidente, chiunque assista all’Alzata in Piazza Grande o alla Corsa verso il Monte Ingino percepisce immediatamente qualcosa che supera il semplice folklore.
Nei Ceri, infatti, spiritualità, sacrificio e memoria collettiva si fondono in un’esperienza che continua a vivere grazie alla partecipazione diretta degli eugubini.
Nel messaggio istituzionale viene posto l’accento anche sul forte legame tra persone e territorio.
La giornata del 15 Maggio rappresenta infatti il punto culminante di un percorso che coinvolge la città per mesi interi, mobilitando l’intera comunità attorno a riti e preparativi che si tramandano da secoli.
Dal suono del Campanone alla Mostra dei Ceri, dall’investitura dei Capitani fino alla corsa finale verso la Basilica di Sant’Ubaldo, ogni momento della Festa contribuisce a rafforzare quel senso di appartenenza che rende i Ceri un patrimonio culturale unico.
“I Ceri sono l’Umbria che corre insieme”, ha sintetizzato Proietti, indicando nella Festa una risposta concreta a una società sempre più segnata da individualismo e frammentazione.
Sulla stessa linea anche il messaggio della presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria Sarah Bistocchi, che ha definito la Festa dei Ceri “un rito millenario che unisce la nostra terra”.
Nel suo intervento, Bistocchi ha messo in evidenza la straordinaria capacità della Festa di tenere insieme elementi apparentemente diversi: appartenenza e spiritualità, goliardia e devozione, amore per le radici e senso collettivo della comunità.
“I Ceri torneranno a riempire le piazze e i vicoli di Gubbio in un tripudio di folla festante, ma riempiranno anche di orgoglio i cuori degli umbri”, ha dichiarato.

Particolarmente forte il riferimento al contesto internazionale attraversato da tensioni, guerre e divisioni sociali.
Secondo Bistocchi, proprio in un’epoca segnata da conflitti e isolamento individuale, lo spirito dei Ceraioli può diventare un esempio positivo da seguire.
“In un tempo in cui i conflitti imperversano, le guerre insanguinano il pianeta e gli egoismi isolano sempre di più, impariamo dai Ceri e dallo spirito dei Ceraioli generosità e unione”, ha affermato la presidente dell’Assemblea legislativa.
Un richiamo che lega la Festa dei Ceri non soltanto alla dimensione della tradizione locale, ma anche a un messaggio universale di coesione sociale e solidarietà.
I messaggi di Stefania Proietti e Sarah Bistocchi confermano dunque come la Festa dei Ceri venga oggi percepita dalle istituzioni umbre come qualcosa che supera i confini cittadini.
Pur restando intimamente eugubina, la Festa rappresenta infatti uno dei simboli più riconoscibili dell’Umbria nel mondo, capace di raccontare la regione attraverso i valori della partecipazione collettiva, della memoria storica e della devozione popolare.
E mentre i Ceri hanno corso ancora una volta verso il Monte Ingino, la politica regionale riconosce in questa tradizione secolare non soltanto una celebrazione religiosa o folkloristica, ma uno dei pilastri più autentici dell’identità umbra contemporanea.