C’è un momento preciso in cui Gubbio smette di essere soltanto una città e diventa qualcos’altro. Accade alla vigilia della Festa dei Ceri, quando il centro storico cambia ritmo, le strade si riempiono di volti, i campanili scandiscono il tempo dell’attesa e ogni vicolo sembra custodire una memoria collettiva antichissima.
Il 14 maggio non è soltanto il giorno prima della Festa. Per gli eugubini è già Festa. Una lunga soglia emotiva che conduce al 15 Maggio e che trasforma completamente la città.
Già dalle prime ore del mattino gli addetti del comune hanno iniziato ad applicare il complesso Piano Sicurezza predisposto dall’amministrazione comunale insieme alle componenti del mondo ceraiolo e agli esperti di ordine pubblico. I new jersey vengono posizionati lungo gli accessi strategici, alcune strade cambiano viabilità, aumentano i controlli e arrivano rinforzi alla Polizia Locale da numerosi comuni umbri.

Ma mentre la macchina organizzativa lavora per garantire sicurezza e fluidità, Gubbio vive qualcosa che va oltre qualsiasi piano operativo: un’attesa quasi fisica, che si respira nell’aria fredda di maggio, nei bar affollati, nei tamburi improvvisi e nelle parole scambiate sottovoce.
Il centro simbolico di questa attesa resta Piazza Grande. Qui si concentrano sguardi, emozioni e memorie. Il suono del Campanone, che nella vigilia eseguirà il tradizionale doppio, continua a rappresentare per gli eugubini una sorta di battito collettivo.
Anche chi arriva a Gubbio per la prima volta percepisce immediatamente che non si trova davanti a una semplice manifestazione folkloristica. La Festa dei Ceri non è una rievocazione storica. È qualcosa di vivo, reale, profondamente identitario.
Lo ha ricordato anche il sindaco Vittorio Fiorucci, spiegando che il lavoro svolto in questi mesi con Capodieci, Capitani e mondo ceraiolo punta a rendere la Festa sempre più sicura senza alterarne l’autenticità.
“Difendere il rito mattutino in Piazza Grande significa difendere il cuore civico della Festa, rafforzando ciò che ci rende unici”, ha sottolineato Fiorucci.
Il Piano Sicurezza predisposto per il 15 Maggio prevede una serie articolata di controlli e limitazioni alla circolazione. Via Perugina, via Campo di Marte e via Matteotti saranno tra le principali aree interessate dalle barriere di protezione e dai filtri di accesso.
Via di Fonte Avellana sarà chiusa fino al 16 maggio, mentre Piazza 40 Martiri verrà liberata dai new jersey permanenti per consentire un diverso assetto della viabilità e della gestione dei flussi.
L’obiettivo non è irrigidire la Festa, ma proteggerla. L’amministrazione comunale insiste infatti su un concetto preciso: decoro, compostezza e rispetto dei tempi non sono semplici formalità, ma strumenti concreti per garantire sicurezza.
“La nostra libertà e la nostra gioia hanno bisogno di un perimetro condiviso”, ha spiegato ancora Fiorucci, richiamando tutti alla responsabilità individuale.
Per chi vedrà la Festa dei Ceri per la prima volta, il consiglio più importante è uno solo: non cercare di “capire tutto subito”. La Festa va osservata, ascoltata e soprattutto vissuta.
Bisogna prepararsi a una città piena, rumorosa, emotiva, dove improvvisamente migliaia di persone iniziano a muoversi come un unico organismo. Gli orari sono fondamentali e il ritmo della giornata cambia rapidamente.
La mattina del 15 maggio conviene arrivare molto presto nel centro storico. Dopo le 8, muoversi diventa progressivamente più difficile. Scarpe comode, attenzione ai passaggi stretti e rispetto per i momenti rituali sono essenziali.
Un altro suggerimento importante riguarda Piazza Grande: durante l’Alzata i movimenti della folla sono intensi e bisogna evitare improvvisazioni. La Festa è partecipazione, ma anche equilibrio collettivo.
Gli eugubini percepiscono immediatamente chi si avvicina con rispetto autentico e chi invece vive il 15 Maggio come semplice evento turistico. Entrare nello spirito della Festa significa capire che ogni momento, dal Mazzolino al passaggio al Cimitero, ha un significato profondo.

La vigilia è anche una notte sospesa. Le taverne si riempiono, i canti si mescolano al rumore della pioggia o al freddo improvviso di maggio, mentre nei vicoli si continua a parlare della Festa anche a tarda notte.
Molti dormono poco o non dormono affatto. I ceraioli controllano gli ultimi dettagli, le famiglie si preparano, gli anziani raccontano episodi di decenni lontani. Ogni anno sembra uguale agli altri e allo stesso tempo completamente diverso.
È forse questo il segreto della Festa dei Ceri: la capacità di rinnovarsi senza perdere sé stessa.
Alla vigilia del 15 Maggio, Gubbio appare come una città che protegge gelosamente la propria anima, ma che allo stesso tempo la offre a chi arriva con curiosità e rispetto.
Le nuove misure organizzative e di sicurezza cercano proprio questo equilibrio delicato: preservare una tradizione secolare senza trasformarla in qualcosa di artificiale o ingabbiato.
Perché la Festa dei Ceri continua a vivere soprattutto nei comportamenti delle persone, nella capacità di sentirsi comunità e nel rispetto reciproco che permette a un rito così antico di restare ancora oggi straordinariamente vivo.