14 May, 2026 - 20:30

Festa dei Ceri 2026, il Campanone di Gubbio richiama la città: la voce antica che annuncia il 15 Maggio

Festa dei Ceri 2026, il Campanone di Gubbio richiama la città: la voce antica che annuncia il 15 Maggio

La vigilia della Festa dei Ceri ha un suono inconfondibile. È quello del Campanone che, dalla torre del Palazzo dei Consoli, si diffonde sopra i tetti della città medievale e accompagna Gubbio dentro la notte più attesa dell’anno.

Quando il grande bronzo al centro del concerto delle altre due campane comincia a battere il suo “doppio”, non serve guardare il calendario: gli eugubini sanno che il 15 maggio è ormai arrivato, almeno nel cuore e nell’anima della città.

Non è soltanto il suono di una campana. Per chi vive Gubbio, o la conosce davvero, quel rintocco rappresenta qualcosa di molto più grande: l’inizio simbolico del giorno più importante dell’anno.

Mentre il centro storico si riempie entusiasmo, il Campanone richiama tutti a un’identità collettiva che resiste al tempo.

La città cambia volto. Le finestre si tingono dei colori dei Ceri, il bianco, il giallo, il blu, il rosso e il nero dominano vicoli e piazze, mentre cresce quella tensione emotiva che solo Gubbio riesce a vivere alla vigilia del 15 Maggio.

Il doppio del Campanone: il suono della vigilia

Alle ore 19 del 14 maggio, il “doppio del Campanone” segna ufficialmente l’ingresso nella Festa.

Il suono si propaga potente dalla torre del Palazzo dei Consoli e rimbalza contro le pietre antiche della città medievale. Per molti eugubini quel momento rappresenta un richiamo ancestrale, impossibile da spiegare a parole.

La folla si raccoglie in Piazza Grande. C’è chi guarda verso la torre, chi resta in silenzio, chi si emoziona. Anche chi vive lontano e torna a Gubbio soltanto per la Festa sente in quel suono qualcosa di profondamente familiare.

A dare voce al Campanone sono, come da tradizione, i Campanari di Gubbio. Salgono sulla torre a 60 metri di altezza con movimenti tramandati da generazioni e suonano manualmente la grande campana con una tecnica che richiede forza, coordinazione ed esperienza.

È un rito nel rito, uno di quei gesti antichi che ancora oggi sopravvivono quasi immutati.

Una campana che racconta la storia della città

Il Campanone non è soltanto un simbolo della Festa dei Ceri. È la voce stessa della città.

La sua fusione risale al 30 ottobre 1769, quando il professor Giovanni Battista Donati di Aquila completò il lavoro sotto gli Arconi di Piazza Grande. Da allora accompagna la vita di Gubbio nei momenti solenni, religiosi e civili.

Con i suoi quasi venti quintali di peso e un battaglio superiore al quintale, il Campanone domina dall’alto la città medievale e continua a scandire il tempo collettivo degli eugubini.

Sulla sua superficie è incisa una lunga invocazione latina che chiede protezione contro terremoti, fulmini, tempeste e calamità. Una testimonianza concreta del legame profondo tra fede, comunità e memoria storica.

Ancora oggi, dopo oltre due secoli e mezzo, il suo suono mantiene intatta una forza emotiva straordinaria.

Il Palazzo dei Consoli e il cuore medievale di Gubbio

A custodire il Campanone è il Palazzo dei Consoli, simbolo assoluto della città e uno dei più importanti edifici pubblici medievali italiani.

Costruito nel Trecento e attribuito tradizionalmente ad Angelo da Orvieto o a Matteo Gattapone, il palazzo domina Piazza Grande con la sua imponenza severa e armoniosa.

La torre campanaria si innalza per circa sessanta metri e rappresenta uno dei punti più riconoscibili del profilo urbano di Gubbio.

All’interno del palazzo si trovano tesori storici e artistici di enorme valore, a partire dalle celebri Tavole Eugubine, considerate una delle più importanti testimonianze linguistiche dell’Italia antica.

Ma durante la Festa dei Ceri tutto sembra convergere verso la torre e verso quella campana che continua a richiamare la città come accadeva secoli fa.

Una tradizione che continua a vivere

La Festa dei Ceri non è un evento costruito per i turisti. È una tradizione autentica che continua a vivere perché viene trasmessa ogni anno da una generazione all’altra.

Il Campanone rappresenta perfettamente questo passaggio continuo tra passato e presente. Ogni suo rintocco sembra ricordare agli eugubini chi sono, da dove vengono e cosa significa appartenere a questa comunità.

Anche per chi arriva a Gubbio per la prima volta, la sera della vigilia lascia una sensazione difficile da dimenticare. La città appare sospesa tra spiritualità, memoria e attesa, mentre tutto si prepara alla grande corsa del giorno successivo.

La notte dell’attesa prima del 15 Maggio

Dopo il doppio del Campanone, Gubbio entra definitivamente nella notte più intensa dell’anno.

Le taverne si riempiono, le strade restano vive fino a tardi, i ceraioli si preparano, gli anziani raccontano episodi di feste lontane e i più giovani vivono le ore che precedono il 15 Maggio con un’emozione quasi febbrile.

Poi, lentamente, la città aspetta l’alba.

E quando il Campanone tornerà a suonare il mattino della Festa, Gubbio non sarà più soltanto una città medievale dell’Umbria, ma un popolo intero pronto a correre ancora una volta dietro ai propri Ceri, alla propria storia e alla propria anima.

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Mario Farneti
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