La Festa dei Ceri entra sempre più nel vivo e con essa cresce anche il momento della riflessione spirituale che accompagna gli eugubini verso il 15 maggio.
Nella suggestiva cornice della Chiesetta dei Muratori (San Francesco della Pace) gremita di fedeli e ceraioli, il Cappellano della Festa dei Ceri Mirko Orsini ha celebrato la Messa per il settimo giorno della Novena in onore di Sant’Ubaldo.
Parole intense, profonde, che hanno richiamato il significato autentico della Festa, non soltanto come grande evento popolare e identitario, ma come esperienza collettiva capace di rinsaldare il tessuto umano, civile e religioso della città.
“Questa semplice liturgia ci riporta all’incontro con Sant’Ubaldo che illumina ancora i nostri cuori. Siamo un solo popolo che cammina verso il Monte e le nostre radici sono in Sant’Ubaldo”, ha detto don Mirko Orsini rivolgendosi ai presenti.

Nel suo intervento, il vicario generale della Diocesi ha voluto sottolineare il valore comunitario della Festa dei Ceri, indicando in Sant’Ubaldo il punto di riferimento spirituale e umano di un popolo che continua a riconoscersi nella propria tradizione.
“Siamo entrati nel vivo della Festa dei Ceri che rianima il bene comune. Nel festeggiare, gioire, piangere e sostenerci insieme noi riformiamo la nostra comunità ecclesiale e civile”, ha affermato il Cappellano della Festa.
Parole che hanno trovato grande partecipazione emotiva tra i presenti, in un clima di raccoglimento e intensa spiritualità. Per molti eugubini, infatti, questi giorni rappresentano un momento unico dell’anno, in cui fede, memoria, appartenenza e tradizione si intrecciano in modo indissolubile.
Durante la celebrazione è stata recitata la tradizionale Preghiera a Sant’Ubaldo, simbolo di fraternità e devozione popolare, insieme alla celebre Preghiera del Ceraiolo, che da generazioni accompagna il cammino spirituale della Festa.
“Fà, O Signore, che come del grano sparso per le nostre verdi colline lievita un unico pane, così si raccolga e si riunisca questo nostro popolo itinerante nel cuore rigonfio d’amore dell’eugubino più grande: Ubaldo…”.
Parole che sintetizzano perfettamente il senso profondo della Festa dei Ceri: un popolo che si riconosce nella propria storia e nella propria capacità di restare unito anche nelle difficoltà.
Al termine della funzione religiosa, tutti i presenti hanno intonato “O Lume della Fede”, uno dei canti più sentiti della tradizione eugubina, prima della benedizione finale impartita da don Mirko Orsini.
Particolarmente intenso anche il momento successivo alla celebrazione, quando decine e decine di persone sono entrate nella Chiesetta dei Muratori per toccare le Brocche della Festa dei Ceri 2026 e le mantelline dei Santi Ubaldo, Giorgio e Antonio.
Un gesto semplice ma carico di significato, vissuto da molti come un momento di vicinanza spirituale alla Festa e ai suoi simboli più profondi.
La devozione popolare continua infatti a rappresentare uno degli elementi più forti e autentici della tradizione eugubina, capace di coinvolgere generazioni diverse in un’unica grande esperienza collettiva.
Terminato il Triduo nella chiesa di San Francesco della Pace, la serata è proseguita con uno dei momenti più attesi e suggestivi dell’avvicinamento alla Festa: la tradizionale sonata del Campanone.
Nonostante il freddo e la pioggia, tantissimi eugubini e turisti si sono ritrovati in Piazza Grande per ascoltare il suono simbolico che scandisce il tempo dell’attesa e annuncia ormai l’imminenza del 15 maggio.
Il Campanone, con la sua voce profonda e solenne, continua a rappresentare uno dei richiami più forti dell’identità cittadina, capace ogni anno di creare un’atmosfera unica nel cuore dell’acropoli medievale.

Oggi, 14 maggio, vigilia della Festa dei Ceri, i Campanari eseguiranno il tradizionale doppio del Campanone, altro momento altamente simbolico e partecipato.
Gubbio vive ormai completamente immersa nel clima della Festa. Le strade del centro storico, i vicoli, le taverne e le piazze iniziano a riempirsi di emozioni, incontri e preparativi.
Ma accanto all’aspetto popolare e spettacolare, resta fortissimo il richiamo spirituale richiamato da don Mirko Orsini: la Festa dei Ceri come esperienza collettiva capace di “riformare” ogni anno la comunità eugubina, rinsaldando il senso di appartenenza e di fraternità attorno alla figura di Sant’Ubaldo.
(Foto del titolo: Cronaca Eugubina)