30 Aug, 2025 - 07:30

Ferrovia Centrale Umbra, lavori rinviati e tensione alta: la Cgil trasporti attacca la Regione

Ferrovia Centrale Umbra, lavori rinviati e tensione alta: la Cgil trasporti attacca la Regione

Cgil e Regione ancora ai ferri corti. Dopo lo scontro sui fondi per l’inserimento lavorativo dei soggetti non autosufficienti - chiusosi solo dopo un lungo braccio di ferro - e dopo le polemiche sulla gara del trasporto pubblico locale, il nuovo terreno di conflitto è la Ferrovia Centrale Umbra (Fcu). Con una delibera che modifica la convenzione con il Ministero delle Infrastrutture e rinegozia l’accordo con Rete ferroviaria italiana (Rfi), la Giunta ha fatto slittare la conclusione dei lavori dal giugno 2026 al dicembre 2026. Una scelta che, per la Filt Cgil Umbria, non è solo un rinvio tecnico, ma un atto politico dalle ricadute gravi sull’occupazione.

Un’estate di tensioni tra Cgil e Regione che ora esplode sul nodo della Ferrovia Centrale Umbra

L’aria tra Cgil Umbria e Regione resta incandescente. Lo testimonia l’attacco frontale di Ciro Zeno, segretario generale della Filt Cgil Umbria, che definisce “anomalo” il comportamento dell’assessore ai Trasporti Francesco De Rebotti e critica apertamente anche Rfi. “Le organizzazioni sindacali dovevano essere quanto meno informate, perché ci saranno inevitabilmente ricadute occupazionali e organizzative tra Trenitalia, Rfi e Busitalia”, ha dichiarato.

Il sindacato parla di “una complessità sottovalutata, gestita con la classica superficialità politica”. Un’accusa che si inserisce in un rapporto già logorato da mesi di attriti. Dalla vertenza sui lavoratori fragili, risolta con fatica, alla battaglia sulla gara a quattro lotti per il trasporto pubblico, la Cgil denuncia un atteggiamento costante di esclusione dalle decisioni strategiche. Adesso lo schema si ripete sulla Fcu, con la stessa sensazione da parte della Cgil di essere stati tenuti all’oscuro di scelte decisive.

Al centro delle preoccupazioni ci sono i lavoratori delle Officine di Umbertide, oggi alle dipendenze di Busitalia. La prospettiva del loro passaggio a Trenitalia, prevista all’avvio dei nuovi assetti organizzativi, viene rimessa in discussione dal rinvio. “Che sorti avranno i lavoratori di Umbertide? Se lo è chiesto l’assessore De Rebotti?”, chiede polemicamente Zeno.

I nodi occupazionali tra Busitalia, Trenitalia e Rfi: domande aperte e timori per i posti di lavoro in Umbria

Il rinvio al dicembre 2026 rischia di avere ricadute pesanti anche sugli altri fronti occupazionali. Secondo la Cgil, salta infatti la tempistica del passaggio dei lavoratori di Busitalia a Trenitalia come capitreno e macchinisti, previsto dal 1° gennaio 2026. “Avverrà o non avverrà più?” domanda Zeno.

Altrettanto incerto il destino dei nuovi addetti di Rfi, che sarebbero dovuti entrare in servizio affiancando i nuclei manutentivi già esistenti. “Non arriveranno più quindi a causa della mancata apertura della linea?” incalza il sindacato.

Domande cruciali che, sottolinea la Filt, sarebbero dovute emergere in un confronto con le parti sociali, ma quel tavolo istituzionale non è mai stato convocato. “Posti di lavoro pregiati che si potrebbero perdere, che non conoscono un futuro certo, posti di lavoro importanti per l’Umbria. Questo è un atto politico gravissimo da parte dell’assessore ai Trasporti, che a tratti sembra non conoscere bene non solo la realtà umbra ma anche le relazioni con le organizzazioni sindacali”.

La richiesta di un incontro immediato e il timore di una rottura definitiva con la Regione

Per la Filt Cgil Umbria, il rinvio non può passare senza un confronto. “Chiediamo un incontro urgentissimo con la Regione - conclude Zeno - per capire gli esiti di questa scelta che potrebbe anche essere comprensibile, ma che potrebbe avere vuoti su punti specifici come quelli dell’occupazione, che forse l’assessore non conosce”.

L’impressione è che la Ferrovia Centrale Umbra sia diventata più di una semplice opera infrastrutturale: un simbolo delle tensioni tra sindacato e istituzioni regionali. Dopo mesi di conflitti, la questione rischia di diventare la linea di frattura definitiva tra la Giunta e la Cgil, con sullo sfondo la preoccupazione di centinaia di lavoratori che vedono scivolare in avanti il loro futuro.

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Federico Zacaglioni
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