Vendita deserta: è la dicitura che campeggia sulla pagina web del sito delle Aste Giudiziarie Inlinea gestito dal Ministero della Giustizia. Anche stamane, giorno della seconda asta, come avevamo anticipato ieri a mezzogiorno nessun potenziale acquirente si è presentato alla call della curatela fallimentare della Ternana Calcio 1925 Srl per l'acquisizione del ramo sportivo.
Si tratta della seconda deserta e, come avevamo spiegato ieri, non ci sono i tempi per il commercialista Francesco Angeli e per l'avvocato Renato Ferrara di dare vita a una terza asta finale. È ormai evidente che non si tratta di abbassare l'offerta minima (arrivata a 146 mila euro), ma che sono il monte debitorio e le obbligazioni pluriennali (seppure diminuite e diventate gestibili) a tenere lontani investitori esogeni, che pure avevano tentato di mettere insieme gruppi o cordate. Dovendo chiudere la partita entro il 25-26 maggio con il rogito notarile di cessione, va dunque da sé che non ci siano le tempistiche per una nuova chiamata in asta.
Pur di tutelare fino in fondo gli interessi dei creditori, però, la curatela – secondo le indiscrezioni filtrate da via della Bardesca – sarebbe orientata a presentarsi lunedì in Tribunale per chiudere l'esercizio provvisorio. C'è dunque il week end davanti per una soluzione in extremis: quella della trattativa diretta con i curatori, presentando un'offerta come avvenne nel 2018 a Vicenza, con la cessione del club biancorosso all'imprenditore del fashion Renzo Rosso.

Questo ultimo spiraglio, che deriva dalle possibilità garantite dal Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza e che ha l'effetto di grantire fino alla fine la possibilità di tutelare gli interessi dei creditori, mantiene aperta una possibilità su un milione che qualcuno si faccia avanti direttamente con i curatori e con la giudice Tordo Caprioli. Gli imprenditori esterni alla città sembrano aver alzato bandiera bianca da giorni. Il Comitato "La Ternana Siamo Noi" , che rappresenta un tentativo di avviare una raccolta di fondi per promuovere l'azionariato popolare, si presenta solo oggi pomeriggio alla città. Resta dunque una sola chance: quella di imprenditori locali o di una cordata locale che voglia salvare la Ternana prendendola direttamente dal Tribunale.
Una possibilità remota, che però si scontra con un panorama in cui è difficile individuare un emulo o un comparabile ternano del patron della Diesel, che prese il Vicenza dopo due aste deserte. Anche i precedenti recenti di Lucchese, Spal, Rimini e Catania evidenziano le difficoltà di risolvere situazioni simili con colpi di scena dell'ultima ora.
Lunedì, con ogni probabilità, il Tribunale decreterà la fine dell'esercizio provvisorio. Questo passaggio tecnico segna un punto di non ritorno: senza l'esercizio provvisorio, la Federcalcio applicherà in modo automatico l'articolo 16, comma 6 delle Norme Organizzative Interne Federali (NOIF), deliberando la revoca definitiva dell'affiliazione della società. La storica matricola scompare, e con essa l'attuale club rossoverde. Ma come si riparte da questo baratro?
Quando una società viene cancellata e non ammessa ai campionati professionistici, l'articolo 52, comma 10 delle NOIF sancisce che il Presidente Federale, d'intesa con il Presidente della Lega Nazionale Dilettanti (LND), "potrà consentire alla città della società non ammessa di partecipare con una propria società" alla ripartenza dai dilettanti.
È in questo passaggio che, per prassi istituzionale consolidata, entra in gioco la figura del Sindaco. Sebbene le NOIF non lo citino espressamente, affidando la ripartenza genericamente alla "città", la Federazione individua nel Primo Cittadino il naturale garante di questo percorso.
Il Sindaco diventa il filtro e il regista dell'operazione: valuta i progetti e la solidità economica dei nuovi investitori interessati a formare una nuova squadra. Non è previsto alcun bando o processo selettivo codificato, si tratta di una facoltà in capo al Sindaco stesso, la modalità di scelta della soluzione migliore è del tutto arbitraria. Una volta assunta una decisione, il Sindaco invia alla FIGC una "lettera di gradimento", accreditando ufficialmente quella specifica nuova società come la l'ideale, legittima erede della tradizione calcistica di Terni.
La procedura descritta rappresenta di fatto un taglio netto con il passato. Ripartire a nome della "città" non significa infatti ereditare i beni del vecchio club. La nuova società indicata dal Sindaco non riceverà dalla FIGC lo stesso nome, né il simbolo, né i colori storici, ma una "ideale investitura rappresentativa".
Sotto il profilo regolamentare, l'articolo 17, comma 1 delle NOIF stabilisce esplicitamente che "la denominazione sociale risultante dall'atto di affiliazione è tutelata dalla FIGC secondo i principi della priorità". Il nome esatto "Ternana Calcio" rimane giuridicamente vincolato alla vecchia entità in liquidazione. Allo stesso modo, il marchio e i simboli grafici sono beni economici bloccati nel fallimento.
I nuovi proprietari dovranno quindi fondare un club con un nome diverso (ad esempio "Città di Terni", "Nuova Ternana", o inserendo l'anno di fondazione o una qualunque aggettivazione) e adottare un nuovo stemma, nonché farsi autorizzare l'abbinamento di colori, a meno che in futuro non partecipino a un'asta fallimentare per ricomprare fisicamente il marchio e la denominazione storica dai curatori.
Una volta individuata la nuova società, l'articolo 52, comma 10 impone un percorso tecnico ed economico molto severo per ottenere l'iscrizione. La nuova squadra deve iscriversi a un campionato dilettantistico (LND) inferiore di almeno due categorie rispetto a quello professionistico di origine (la Serie C). Questo significa che a Terni si ripartirebbe direttamente nel campionato regionale di Eccellenza.
Per ottenere questo via libera, i nuovi investitori hanno l'obbligo di versare alla FIGC un pesante contributo a fondo perduto, che per il campionato di Eccellenza non può essere inferiore a 100 mila euro.
Per garantire un totale distacco dai fallimenti passati, la nuova società non deve avere tra i propri soci o amministratori persone che, negli ultimi 5 anni, abbiano ricoperto ruoli direttivi in club destinatari di provvedimenti di esclusione dai campionati o di revoca dell'affiliazione. Infine, il nuovo club deve soddisfare tutte le normali prescrizioni e requisiti strutturali (come la disponibilità dello stadio) previsti dal Comitato Regionale per l'iscrizione al torneo.