26 Aug, 2026 - 17:30

Ex Mattatoio di Gubbio, non basta restaurarlo: quale economia produrranno i milioni investiti?

Ex Mattatoio di Gubbio, non basta restaurarlo: quale economia produrranno i milioni investiti?

Sono iniziati i lavori propedeutici alla riqualificazione dell’ex Mattatoio comunale di via della Piaggiola. Il recupero di un importante patrimonio pubblico rappresenta certamente una buona notizia, ma apre contemporaneamente una domanda che dovrebbe precedere qualsiasi scelta sulla futura destinazione dell’immobile: una volta restaurato, quale nuova economia sarà capace di produrre per Gubbio?

L’intervento annunciato prevede un investimento di 2 milioni di euro per consolidamento, restauro e valorizzazione del complesso, mentre in Consiglio comunale si è parlato anche di finanziamenti ottenuti attraverso i fondi dell’Ufficio Speciale Ricostruzione. L’impresa esecutrice dovrebbe essere individuata entro la fine del 2026.

Sul futuro dell’immobile è stata avanzata l’ipotesi di un mercato coperto, con la possibile presenza al primo piano anche di un bar e un ristorante.

Una soluzione interessante, ma che dovrebbe essere valutata innanzitutto attraverso la sua sostenibilità economica.

Un mercato coperto, ma per vendere che cosa e a chi?

Il primo rischio da evitare è quello di restaurare un contenitore e cercarne successivamente il contenuto.

Un mercato coperto tradizionale, costituito semplicemente da esercizi che vendono prodotti disponibili anche altrove, difficilmente rappresenterebbe di per sé un nuovo motore economico.

La domanda fondamentale è molto semplice: perché un eugubino o un turista dovrebbe recarsi appositamente all’ex Mattatoio?

Se la risposta consiste soltanto nella possibilità di acquistare prodotti alimentari, il rischio è quello di spostare consumi già esistenti da una parte all’altra della città, senza creare nuova ricchezza.

Un investimento pubblico così importante dovrebbe invece puntare a generare nuovi flussi e nuova domanda.

Un mercato delle eccellenze dell’Alta Umbria

Il concetto di mercato potrebbe allora essere interpretato in maniera molto più ambiziosa.

L’ex Mattatoio potrebbe diventare una vetrina permanente delle eccellenze agroalimentari di Gubbio e dell’Alta Umbria, mettendo insieme tartufo, olio, formaggi, carni, norcineria, vino, miele, cereali, prodotti del bosco e produzioni artigianali.

Non soltanto vendita, dunque.

Il prodotto potrebbe essere raccontato, degustato, cucinato e trasformato in esperienza turistica attraverso laboratori, incontri con i produttori, dimostrazioni, manifestazioni stagionali e percorsi dedicati all’enogastronomia.

È la differenza tra realizzare un mercato e costruire una destinazione.

Bar e ristorante, attenzione a non trasferire semplicemente i consumi

Analoga riflessione riguarda l’ipotesi di bar e ristorante.

Se all’interno di un immobile recuperato attraverso consistenti risorse pubbliche venissero semplicemente aperti un nuovo bar e un nuovo ristorante, sarebbe legittimo domandarsi quale nuova economia verrebbe effettivamente generata.

Il rischio sarebbe quello di sottrarre una parte dei consumi agli esercizi già esistenti.

Differente sarebbe pensare a una ristorazione strettamente collegata al progetto del mercato, dove le materie prime vendute dai produttori diventino protagoniste della cucina.

Il ristorante potrebbe ospitare chef diversi, settimane dedicate al tartufo, alla cucina tradizionale, ai prodotti dell’Appennino e alle produzioni stagionali.

In questo caso non sarebbe semplicemente un esercizio commerciale collocato nell’ex Mattatoio, ma una componente dell’esperienza complessiva.

Turismo significa anche avere qualcosa da fare

C’è poi un problema che riguarda direttamente il futuro turistico di Gubbio.

Per aumentare la permanenza media non basta mostrare al visitatore ciò che la città già possiede. Occorre offrirgli ragioni per fermarsi più a lungo.

Una degustazione, un laboratorio gastronomico, una scuola di cucina, un incontro con i produttori o un evento tematico possono trasformarsi in altrettanti prodotti turistici.

Ed è precisamente questo il passaggio che Gubbio dovrebbe cercare di compiere: dal patrimonio all’esperienza.

Un turista che rimane alcune ore produce una determinata ricaduta economica. Un visitatore che trova sufficienti attività per trascorrere due o tre giorni in città genera pernottamenti, ristorazione, acquisti e utilizzo dei servizi.

Nell’ex Mattatoio potrebbe entrare anche la formazione

Una parte degli spazi potrebbe inoltre essere destinata all’alta formazione, collegandola alle attività economiche presenti.

Turismo, accoglienza, ristorazione, produzioni agroalimentari, marketing territoriale e nuove tecnologie potrebbero diventare oggetto di corsi, workshop e incontri professionali organizzati insieme a università, imprese e associazioni di categoria.

La logica dovrebbe essere quella di portare persone a Gubbio perché vengano a fare qualcosa, oltre che a visitare qualcosa.

Un partecipante a un corso di quattro giorni genera una permanenza completamente diversa dal visitatore giornaliero.

E la formazione presenta un ulteriore vantaggio: può funzionare durante tutto l’anno, contribuendo alla destagionalizzazione.

Via della Piaggiola come nuovo polo della città

Anche la collocazione dell’immobile può diventare una risorsa.

La presenza della Biblioteca Sperelliana, del nuovo nido e di altri servizi permette di immaginare un processo di rigenerazione più ampio del quartiere di San Pietro.

L’ex Mattatoio potrebbe contribuire a creare un secondo polo capace di distribuire diversamente i flussi nel centro storico, portando cittadini e visitatori anche fuori dagli itinerari più frequentati.

Ma perché questo avvenga occorre che esista una ragione forte per raggiungerlo.

Il Comune faciliti, gli imprenditori facciano impresa

Rimane infine un principio essenziale: il Comune non può e non deve trasformarsi in imprenditore.

L’Amministrazione recupera il patrimonio pubblico, individua gli obiettivi strategici, crea le condizioni amministrative e verifica che l’interesse collettivo venga rispettato.

La gestione economica deve invece coinvolgere operatori capaci di assumersi responsabilità e rischio d’impresa.

Prima di stabilire definitivamente la destinazione degli spazi servirebbe quindi un vero business plan: costi di gestione, visitatori attesi, fatturato potenziale, occupazione generata, capacità di attrarre domanda esterna e ricadute sull’economia cittadina.

L’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente inaugurare un edificio magnificamente restaurato.

Dovrebbe essere quello di farlo lavorare 365 giorni all’anno.

Mercato delle eccellenze, gastronomia, eventi ed alta formazione potrebbero diventare parti di un unico progetto capace di collegare produzione locale e turismo.

Perché dopo aver investito milioni nel recupero dell’ex Mattatoio, la domanda decisiva non sarà quanto sia bello l’edificio restaurato.

Sarà molto più concreta: quanto valore nuovo sarà capace di produrre per Gubbio?

 

(Foto: Cronaca Eugubina)

AUTORE
foto autore
Mario Farneti
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE