Le tensioni e i venti di guerra che stanno attraversando il Medio Oriente hanno coinvolto direttamente anche alcuni cittadini eugubini.
Le loro testimonianze raccontano giorni di paura, attese e viaggi complicati tra Kuwait City, Dubai e l’Oman, nel tentativo di rimanere al sicuro o di trovare un volo per rientrare in Italia.
Le storie sono state raccolte dal giornalista Massimo Boccucci, direttore del quotidiano online Vivo Gubbio, e restituiscono il clima di incertezza che molti italiani hanno vissuto nei giorni più delicati della crisi.
Tra gli eugubini che stanno vivendo la situazione direttamente sul posto c’è Leonardo Argentina, che lavora nello staff tecnico del Kuwait Sports Club, una polisportiva tra le più importanti del Paese, impegnata nella massima serie in diverse discipline.
Argentina vive ad Al Kuwait, la capitale dell’Emirato affacciata sul Golfo Persico, dove si trova per seguire il progetto sportivo del futsal insieme al tecnico Ramiro Diaz, chiamato il 10 gennaio scorso per cercare di conquistare il titolo.
Dalla finestra del suo alloggio ha scattato una fotografia che riassume bene il clima che si respira nella città.
«Sento il rumore delle armi e vedo alzarsi cortine di fumo», racconta. Nonostante la tensione, il tecnico eugubino cerca di mantenere la calma.
«Sono tranquillo e aspetto di capire quando potremo muoverci. Forse ci lasceranno tutti liberi e vedremo come rientrare. Non sono agitato, anche se comprendo perfettamente quello che sta accadendo attorno a me».
Il Kuwait è un Paese di circa quattro milioni e mezzo di abitanti con una storia e una tradizione culturale che affondano le radici nell’antichità. In queste ore, tuttavia, anche qui si respira un clima di forte apprensione legato alla situazione geopolitica della regione.
Si è invece conclusa con un lieto fine l’avventura della famiglia Mencarelli, che è riuscita finalmente a rientrare a casa dopo giorni di grande incertezza.
Viviana Mencarelli, insieme alla madre Lisetta e al padre Rodolfo, era partita per una vacanza negli Emirati Arabi Uniti quando la situazione internazionale è precipitata.
Il primo stop è arrivato a Dubai, dove la famiglia è rimasta bloccata senza sapere quando sarebbe stato possibile rientrare in Italia.

Successivamente si sono spostati in Oman, nella speranza di trovare un aeroporto operativo e un volo disponibile.
«Siamo rimasti bloccati dalla guerra e non sapevamo quando e come saremmo potuti tornare», racconta Viviana.
Le notti trascorse in Medio Oriente sono state tra le più difficili.
«Tutta la notte passavano i caccia con un rumore infernale. Poi sentivamo le bombe esplodere continuamente. A tratti sembrava dovesse finire il mondo», ricorda.
L’ultimo tratto prima del rientro è stato forse il più impegnativo. Per raggiungere un aeroporto da cui partisse un volo verso l’Europa, la famiglia ha dovuto affrontare un viaggio di dieci ore nel deserto a bordo di un taxi.
«Credetemi, non è proprio il massimo. Ma eravamo felicissimi di aver trovato qualcuno disposto a portarci fino all’aeroporto», racconta Viviana.
Dopo il lungo trasferimento, la famiglia è riuscita finalmente a imbarcarsi su un volo di circa 25 ore diretto a Roma, mettendo fine a un’odissea durata diversi giorni.
Una volta atterrati nella capitale, ad attendere la famiglia Mencarelli c’era un van partito appositamente da Gubbio, che li ha riportati finalmente a casa.
«Abbiamo avuto molta paura, soprattutto la mamma. Però mio padre è stato sempre molto sereno e ci ha aiutato a restare tranquilli», racconta Viviana.
Insieme a loro, durante i giorni trascorsi a Dubai, c’erano anche alcuni amici: Claudia di Fossato di Vico e Clara e Gastone di Fabriano.
Nel frattempo, ad Abu Dhabi, erano rimasti bloccati anche i due figli di Viviana, Nicola e Pietro, di 30 e 25 anni.
«Loro sono riusciti a rientrare in Italia un giorno prima di noi», spiega.
Le vicende raccontate dagli eugubini sono simili a quelle vissute da molti altri italiani presenti nell’area del Golfo nei giorni più difficili della crisi.
Tra voli cancellati, aeroporti chiusi e spostamenti complicati, numerosi viaggiatori si sono trovati costretti a cercare soluzioni alternative per rientrare in Europa.
Nel caso della famiglia Mencarelli, la determinazione e un pizzico di fortuna hanno permesso di superare le difficoltà.
«Alla fine è andato tutto bene. Dopo tanta paura possiamo dire davvero che tutto è bene quel che finisce bene», conclude Viviana.