Per la prima volta nella sua vita, Gabriele ha dovuto guardare quel borsone nero e amaranto e rendersi conto che era tempo di lasciarlo nell'armadio. Per un ragazzo di ventidue anni cresciuto a pane e volley nella sua Arezzo, quella maglia non era un semplice indumento: era una seconda pelle, il filo conduttore di una vita intera passata a inseguire un pallone, dai palleggi incerti nell'Under 13 fino alle battaglie di fuoco in Serie B. Lì, tra le mura amiche del Club Arezzo, Gabriele Luatti era diventato grande. Nelle ultime tre stagioni aveva preso in mano le chiavi della squadra, trasformandosi nel regista titolare, il cervello pensante capace di guidare i compagni prima verso una promozione da sogno e poi verso una salvezza d’acciaio. Era il leader silenzioso che dettava i tempi del gioco. Ma il destino dei veri talenti è quello di spiccare il volo. La chiamata della ErmGroup Altotevere è arrivata come un vento estivo, travolgente e impossibile da ignorare. Per il giovane palleggiatore aretino è il momento del grande salto, l'ingresso nel palcoscenico dorato della Serie A3 Credem Banca. Ad attenderlo in cabina di regia ci sarà Alessandro Bellucci, un maestro esperto da cui assorbire segreti e malizie del mestiere.
Luatti saluta la sua terra natale con la valigia piena di sogni e le dita pronte a disegnare nuove traiettorie, pronto a dimostrare che il ragazzo di Arezzo è diventato un uomo da Serie A. “Sono contento di aver ricevuto la chiamata dell’Altotevere -ha commentato Luatti- e non potevo non accettarla. In due anni, sono salito dalla C alla B e dalla B alla A3: ora sono pronto a dimostrare e a migliorare. Conosco molto bene la società e l’ambiente di San Giustino, visti i tanti allenamenti congiunti che abbiamo sostenuto insieme nel corso di questi anni: quanto basta per essermi fatto una bella idea”.
Luatti ha poi aggiunto: “L’Altotevere che vuole tentare di andare in A2 è una motivazione in più per tutti. Un regista come Bellucci saprà darmi tanti spunti, anche se credo che ognuno dei compagni di squadra sarà in grado di trasmettermi qualcosa: in fondo -l’ho già sottolineato- il mio obiettivo personale è quello di crescere. Nonostante la vicinanza geografica, mi trasferirò a San Giustino, ma è chiaro che non appena mi sarà possibile tornerò ad Arezzo per stare in famiglia e con gli amici”.
Il diesse Valdemaro Gustinelli ha invece inquadra l’arrivo di Luatti in una logica molto chiara: “E’ stata una scelta non semplice, perché sin dall’inizio per il palleggiatore da affiancare a Bellucci avevamo delineato un profilo abbastanza preciso: volevamo cioè un giocatore già costruito, evitando di ricominciare con un profilo giovane, al fine di rendere la squadra competitiva fin dall’inizio, quindi è partita la ricerca di figure che avessero una maturità e un’esperienza di gioco tali da essere subito propositivi nel “sei contro sei” settimanale. Con il Club Arezzo abbiamo una collaborazione in piedi da anni e, nel momento in cui la società aretina ha fatto una scelta diversa, ho parlato con Luatti e gli ho fatto presenti le responsabilità che comporta il suo ruolo nel corso durante gli allenamenti. Avendo già un buon bagaglio alle spalle, nonostante la sua giovane età, Luatti faceva al caso nostro e chi lo vedrà si accorgerà che le sue caratteristiche tecniche non solo assolutamente male”.