Transizione energetica, tutela del paesaggio e pianificazione del territorio. Sono questi i temi tornati al centro del dibattito pubblico nazionale dopo la diretta di Rai News 24 realizzata da Orvieto e dedicata al tema dell’eolico industriale.
Un approfondimento che ha riportato l’attenzione sulle trasformazioni in corso in alcune delle aree più delicate dell’Umbria e sul confronto, sempre più acceso, tra sviluppo delle fonti rinnovabili e salvaguardia del patrimonio ambientale e culturale.
A intervenire nel corso della trasmissione è stata Italia Nostra Umbria, rappresentata dal presidente della sezione ternana Andrea Liberati, che ha illustrato le criticità segnalate dall’associazione in relazione alla possibile installazione di grandi impianti energetici in aree considerate di particolare pregio ambientale e culturale.
La trasmissione è andata in onda da piazza del Duomo a Orvieto, uno dei luoghi simbolo del patrimonio storico e artistico italiano. Accanto ai rappresentanti di Italia Nostra erano presenti cittadini, esponenti dell’associazione Amici della Terra e dell’associazione Nova.
Collegato da Milano è intervenuto anche il giornalista e editorialista del Corriere della Sera, Gian Antonio Stella, autore di un recente approfondimento dedicato proprio al tema dell’eolico e dell’impatto sul paesaggio italiano. A coordinare il confronto dagli studi Rai di Saxa Rubra è stato il giornalista Roberto Vicarietti, che ha guidato il dibattito tra i diversi ospiti e le realtà coinvolte.
Nel corso della trasmissione sono state affrontate le principali criticità legate alla pianificazione degli impianti energetici e alla necessità di trovare un equilibrio tra gli obiettivi della transizione ecologica e la salvaguardia del patrimonio ambientale.
Secondo quanto evidenziato da Italia Nostra, una delle situazioni considerate più delicate riguarda l’area di Orvieto, l’Alfina e il territorio di Bagnoregio. L’associazione ha sottolineato come alcuni dei progetti presentati prevedano l’installazione di aerogeneratori di dimensioni particolarmente rilevanti, con strutture che potrebbero superare i 200 metri di altezza.
"Italia Nostra ha evidenziato come la Città della Rupe, l'Alfina e Bagnoregio rischino di essere sfigurate da pale eoliche alte oltre 200 metri: quattro volte l'altezza della cattedrale orvietana!". Una valutazione che, secondo l’associazione, impone una riflessione approfondita sull’inserimento di impianti industriali in contesti paesaggistici di valore internazionale e su territori che fondano gran parte della propria identità culturale, turistica ed economica proprio sulla conservazione del paesaggio.
Nel corso dell’intervento è stato inoltre evidenziato come la questione non riguardi esclusivamente il comprensorio orvietano.
Secondo Italia Nostra, il fenomeno interesserebbe infatti numerose aree umbre, coinvolgendo territori che spaziano dalla Valnerina fino alle dorsali appenniniche.
"Ma il problema non riguarda solo Orvieto. E' una criticità ben più estesa: dalla Valnerina a Spoleto, dalle creste appenniniche di Colfiorito, Gualdo e Gubbio, l’Umbria è travolta da una proliferazione di impianti giganteschi, ipotizzati indistintamente nel Cuore Verde d'Italia e in molte altre aree del Belpaese dall'elevatissimo pregio ambientale-naturalistico-culturale".
Un passaggio che sintetizza la posizione dell’associazione, da tempo impegnata nel chiedere una pianificazione più rigorosa e una maggiore selezione delle aree ritenute compatibili con la realizzazione di infrastrutture energetiche di grandi dimensioni.
Uno dei punti centrali dell’intervento di Italia Nostra ha riguardato il quadro normativo che disciplina la realizzazione degli impianti.
Secondo l’associazione, le difficoltà riscontrate dai territori deriverebbero da un sistema regolatorio considerato insufficiente e incapace di garantire una pianificazione efficace. "Italia Nostra segnala che questo far west non nasce dal nulla, ma è il risultato di una deregulation europea, nazionale e regionale: i territori sono così in balia di progetti ad altissimo impatto".
Nel corso del dibattito è stato inoltre ricordato il tema dei piani paesaggistici regionali, strumenti ritenuti fondamentali per orientare le trasformazioni del territorio.
"Le stesse Regioni hanno responsabilità enormi: si pensi che in Italia solo cinque Regioni su venti hanno approvato un proprio piano paesaggistico. E l'Umbria non lo ha mai fatto, con strumenti regolatori ormai vecchi di 30 anni". Una critica che si inserisce all’interno di una riflessione più ampia sulla necessità di aggiornare gli strumenti di governo del territorio e di affrontare in modo organico le sfide poste dalla transizione energetica.
Nel corso della trasmissione Andrea Liberati ha inoltre richiamato alcune vicende amministrative che negli ultimi anni hanno alimentato il confronto tra associazioni ambientaliste e istituzioni regionali. "A chi fa comodo questa situazione?". Una domanda che ha introdotto una serie di osservazioni sulle scelte compiute in materia ambientale e infrastrutturale.
"Italia Nostra ha ricordato come la Regione Umbria abbia fatto persino peggio: non solo non ha pianificato il paesaggio, ma ha pure avallato autentiche mostruosità, come l'allargamento della già enorme discarica siderurgica di scorie e fanghi Arvedi AST a Terni, nonostante la presenza di cromo esavalente e altre sostanze tossiche nelle falde sottostanti".
L’associazione ha inoltre richiamato la recente sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale relativa al cosiddetto Nodo di Perugia. "Pochi giorni fa il TAR dell'Umbria ha bocciato l'iter amministrativo seguito dalla Regione per il c.d. Nodo di Perugia: l'Ente, infatti, andava avanti con una Valutazione di Impatto Ambientale risalente al 2006, scelta censurata dai giudici grazie, ancora una volta, a un ricorso di Italia Nostra".
Tra le questioni affrontate anche quella relativa all’impianto energetico previsto nel territorio di Ferentillo. Secondo Italia Nostra, la struttura sarebbe stata autorizzata in un’area particolarmente delicata dal punto di vista ambientale.
"D’altronde è la stessa Regione che non ha bloccato un grande impianto di trasformazione dell'energia a Ferentillo (TR), consentito dall'Ente proprio a servizio di devastanti impianti eolici industriali, lasciando cementificare un'altra area Natura 2000/SIC-ZPS, a un passo dal parco regionale, accanto al fiume Nera".
La parte conclusiva dell’intervento si è concentrata sul ruolo della partecipazione civica e delle associazioni ambientaliste nella tutela del territorio.
"Possibile che i cittadini siano obbligati ogni volta a ricorrere alle celebrità o alle Magistrature per vedere riconosciuti i propri diritti ambientali, sanitari, economici, culturali?". Un interrogativo che sintetizza il senso dell’iniziativa e delle numerose battaglie portate avanti negli ultimi anni dalle associazioni impegnate nella difesa del paesaggio.
Nel ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione della diretta televisiva, Italia Nostra ha infine rivolto un riconoscimento alle associazioni, ai tecnici, ai professionisti e ai rappresentanti della società civile coinvolti nel percorso di sensibilizzazione sul tema.