27 Mar, 2026 - 19:36

Endometriosi, appello dal Consiglio regionale dell'Umbria: potenziare prevenzione, cure e tutele per una patologia cronica e invalidante

Endometriosi, appello dal Consiglio regionale dell'Umbria: potenziare prevenzione, cure e tutele per una patologia cronica e invalidante

Una patologia diffusa, spesso invisibile, ma che incide profondamente sulla qualità della vita, sulla salute e sul percorso professionale delle donne. È l’endometriosi, al centro di una nuova presa di posizione politica in Umbria, dove dal Consiglio regionale arriva una richiesta chiara: rafforzare prevenzione, presa in carico e sostegno alle pazienti.

A rilanciare il tema sono i consiglieri del Partito democratico Francesco Filipponi e Maria Grazia Proietti, che chiamano in causa le strutture sanitarie e la Giunta regionale affinché si intervenga con misure più incisive e coordinate su una malattia cronica che, ancora oggi, sconta ritardi diagnostici e una conoscenza non sempre adeguata.

Una patologia diffusa e ancora fin troppo sottovalutata

L’endometriosi colpisce una quota significativa della popolazione femminile. Le stime indicano una diffusione tra il 5 e il 10% delle donne in età fertile, con percentuali che possono salire fino al 30-50% nei casi di difficoltà a concepire. Numeri che restituiscono la portata di un fenomeno tutt’altro che marginale, anche a livello territoriale.

“il 28 marzo si celebra la Giornata Mondiale dell’Endometriosi, una patologia cronica, che riguarda 1 donna su 4”, ricordano i due consiglieri, sottolineando la necessità di utilizzare la ricorrenza come leva per rafforzare informazione e consapevolezza anche in Umbria.

La malattia si manifesta con sintomi spesso invalidanti: dolori pelvici intensi, in particolare durante il ciclo mestruale, dolore nei rapporti sessuali, durante l’ovulazione, la minzione o la defecazione. Manifestazioni che, nei casi più gravi, compromettono la quotidianità e l’equilibrio psicofisico della persona.

L’impatto su lavoro, studio e vita sociale

Oltre alla dimensione clinica, l’endometriosi presenta un impatto rilevante sul piano sociale ed economico. Le conseguenze si riflettono sulla continuità degli studi, sulla produttività lavorativa e, in molti casi, sulle prospettive di carriera. “Una patologia altamente invalidante per le donne che ne potrebbe limitare la carriera e comportano anche dei costi molti alti”, si evidenzia nella ricostruzione portata all’attenzione dell’Assemblea.

Secondo le stime della Fondazione Italiana Endometriosi, il costo medio annuo per ogni paziente si aggira intorno ai 9.579 euro, tra spese sanitarie dirette e perdita di produttività. Un dato che fotografa con chiarezza la dimensione sistemica del problema, che non riguarda soltanto la salute individuale ma anche il tessuto economico e sociale.

“Una patologia che, inoltre - spiegano -, determina un forte impatto economico e sociale considerando che, secondo lo studio economico della Fondazione Italiana Endometriosi, comporta una stima di costo annuo per ogni donna pari a 9.579 euro. Oltre 1 donna su 4 ha ripercussioni negative dirette sul percorso di studio o sulla progressione di carriera per via della minor produttività legata al dolore pelvico cronico”.

Diagnosi tardive e bisogno di prevenzione

Uno degli aspetti più critici resta quello della diagnosi. Il riconoscimento dell’endometriosi avviene spesso con anni di ritardo rispetto alla comparsa dei primi sintomi, complicando il decorso della malattia e riducendo l’efficacia degli interventi terapeutici. 

Da qui la richiesta di un cambio di passo sul fronte della prevenzione e dell’informazione: campagne mirate, formazione del personale sanitario e percorsi diagnostici più rapidi e uniformi sul territorio.

Il tema della fertilità rappresenta un ulteriore nodo centrale: una percentuale significativa di donne affette da endometriosi incontra difficoltà nel concepimento, rendendo ancora più urgente un approccio tempestivo e multidisciplinare.

Il nodo delle tutele e dell’invalidità

L’endometriosi può arrivare a comportare il riconoscimento dell’invalidità civile, ma le attuali tabelle Inps - come ricordato nel documento - prevedono percentuali che variano generalmente dal 10% fino a un massimo del 35%. Un range che, secondo i proponenti, non sempre riesce a rappresentare adeguatamente la gravità della patologia, lasciando molte pazienti prive di strumenti di tutela sufficienti sul piano lavorativo e assistenziale.

Il risultato è una condizione di fragilità che rischia di tradursi in isolamento e difficoltà economiche, soprattutto nei casi più complessi o cronici.

L’appello alla Regione

In questo contesto, la richiesta avanzata dal gruppo Pd si traduce in un invito a rafforzare l’azione pubblica su più livelli: prevenzione, diagnosi, cura, informazione e sostegno sociale. “Per questo - concludono Filipponi e Proietti - riteniamo fondamentale valorizzare la Giornata Mondiale del 28 marzo anche sul territorio regionale umbro per promuovere iniziative di sensibilizzazione e campagne informative sull’argomento”.

L’obiettivo è costruire un sistema più attento e inclusivo, capace di intercettare precocemente la malattia e accompagnare le pazienti lungo tutto il percorso di cura, riducendo le disuguaglianze e garantendo una reale presa in carico.

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Francesco Mastrodicasa
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