Una piscina gonfiabile e qualche ombrellone nel perimetro di Largo Villa Glori, a evocare un litorale caraibico nel mezzo del nucleo urbano di Terni. La provocazione visiva, andata in scena ieri, per la terza tappa della campagna nazionale “Che caldo che fa” di Legambiente e Croce Rossa Italiana, nasconde in realtà un’urgenza sociale immediata: la cooling poverty, ovvero l’impossibilità per le fasce più fragili della popolazione di accedere a spazi freschi e riparati durante le giornate più torride. Un quadro che si inserisce in una tendenza termica ormai strutturale per la conca ternana, dove il bollettino del sistema nazionale di prevenzione prevede picchi imminenti fino a 37 gradi. I dati elaborati dall’Osservatorio Città Clima certificano il cambiamento: nell’ultimo decennio i giorni con temperature superiori ai 35 gradi sono passati da 17 a 26 l’anno, mentre le notti tropicali hanno raggiunto quota 55. In questo scenario, oltre il 77 per cento degli spazi pubblici monitorati in città rimane interamente esposto al sole, con pavimentazioni in asfalto che superano la soglia critica dei 50 gradi.
L’indagine sul campo, condotta nelle ore centrali del 24 e 25 giugno in collaborazione con il partner tecnico Ricerca sul Sistema Energetico (RSE) S.p.A., ha mappato le criticità termiche del quartiere Villaggio Italia secondo il modello urbanistico della “città dei 15 minuti”. Attraverso l'uso di termocamere e igrometri, i tecnici hanno analizzato 53 punti nevralgici lungo percorsi pedonali che collegano servizi essenziali, come l’ospedale cittadino, il centro geriatrico, i supermercati e le fermate del trasporto pubblico.
Il verdetto della misurazione sul campo fotografa una disparità evidente: 41 punti d'interesse su 53 (pari al 77,3%) sono risultati privi di schermature solari. Nei pressi della Chiesa di Santa Maria del Carmelo, sul lato esposto al sole di viale Trento e davanti ai presidi sanitari, l’asfalto ha fatto registrare temperature superiori ai 50 gradi, evidenziando un divario medio di 14 gradi tra la temperatura al suolo e quella dell'aria. Criticità analoghe sono emerse in Piazza della Pace, polo di aggregazione del quartiere, dove le superfici esposte hanno toccato i 45 gradi. A completare il quadro è la scarsità di infrastrutture blu, ridotte a sole sei fontanelle e una casa dell’acqua, unita alla totale assenza di portici o coperture artificiali in grado di offrire riparo immediato dall'irraggiamento solare.
L'impatto del microclima urbano si intreccia inevitabilmente con la struttura socioeconomica del territorio. Terni presenta indicatori di vulnerabilità marcati: l'indice di disuguaglianza nella distribuzione dei redditi si attesta a 13, contro una media nazionale di 11,6, a fronte di un reddito medio pari a 24.418 euro, inferiore al dato italiano. La demografia cittadina evidenzia inoltre una quota crescente di residenti anziani, storicamente esposti agli effetti dei picchi termici.
“È significativo che sia l’OMS ad annunciare l’arrivo della terza ondata di calore, rendendo ancora più evidente che il caldo estremo è anche una questione sanitaria e sociale, oltre che climatica”, dichiara Mariateresa Imparato, responsabile giustizia climatica di Legambiente. “Il caldo intensifica i suoi effetti, ma i segnali erano già chiari da tempo, per questa ragione non possiamo più permetterci di agire in modo emergenziale. In Italia si continua a scontare un grave ritardo nell’attuazione delle politiche di adattamento. La cooling poverty è ormai una nuova frontiera delle disuguaglianze urbane. Per questo, con la campagna Che Caldo Che Fa, chiediamo che il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici venga finalmente reso operativo, a partire dalle città e dai territori più vulnerabili, stanziando dei fondi attualmente assenti”.
L’appello all’azione immediata viene rilanciato anche da Martina Palmisano, Vice Direttrice di Legambiente Umbria: “Con la campagna che Caldo Che Fa vogliamo lanciare un appello alla Presidente Proietti che, solo pochi giorni fa, ha richiamato la cittadinanza alla prudenza. Nel complesso il monitoraggio conferma che la presenza di alberi, superfici erbate e aree ombreggiate determina differenze termiche anche superiori ai 10-20 °C. Un risultato che dimostra come gli interventi di adattamento non siano un obiettivo futuro, ma una risposta già oggi efficace per rendere gli spazi urbani più vivibili”.

Se l'asfalto accumula calore trasformandosi in un radiatore a cielo aperto, il monitoraggio evidenzia l'efficacia delle soluzioni naturali. All'interno dello stesso quartiere Villaggio Italia, il Parco delle Grazie si configura come un'oasi termica: grazie ad alberi ad alto fusto e superfici permeabili, la temperatura dell'aria rilevata è di 32,4 gradi, contro i 40,4 gradi di Piazza della Pace e i 42 gradi registrati nei pressi del centro geriatrico. Il manto erboso del parco si ferma a 26,2 gradi. Un beneficio analogo è visibile lungo viale Trento, dove le chiome degli alberi abbattono la temperatura dell'asfalto da 51,2 a 34,8 gradi, e presso la fermata del trasporto pubblico, dove l'ombra riduce il calore della pavimentazione a 31,5 gradi rispetto ai 54,2 delle zone esposte.
Sul significato profondo di questa transizione si esprime il Presidente di Legambiente Umbria, Maurizio Zara: “I dati certificano che sta facendo sempre più caldo durante l'estate, e Terni è una delle città in Italia che ha avuto un aumento più importante. Non è un'emergenza che passerà, è la nuova normalità con cui dovremo convivere. Di notte l'asfalto e il cemento diventano autentici termosifoni. Dobbiamo mettere in campo azioni pianificate: gestire il verde urbano, le risorse idriche e attuare interventi di depavimentazione”.
Riguardo alla narrazione pubblica sulle mutazioni climatiche, Maurizio Zara chiarisce con fermezza: “Non si parla di Caraibi, qui dovremmo parlare più di deserto che di Caraibi. Ai Caraibi si va in vacanza e purtroppo il clima che stiamo creando non ci porta in vacanza, ci porta in una situazione di grave crisi e di convivenza difficile. In Europa, in Italia, in Umbria siamo in un hot spot climatico, dove l'aumento della temperatura sta creando fenomeni intensi, in primis la diminuzione delle piogge e la desertificazione del terreno. Abbiamo già perso troppo tempo, dobbiamo impiegare la finestra di tempo che abbiamo per fare le azioni che servono a mitigare e adattarci”.
Per uscire dalla logica dell’intervento tampone ed emergenziale, Legambiente ha formalizzato un pacchetto di sette proposte concrete consegnate alle istituzioni locali e regionali, discusse pubblicamente nel pomeriggio presso il Parco della Legalità in Strada delle Grazie. Al primo posto figura la creazione di una mappatura pubblica dei rifugi climatici cittadini, sul modello del progetto RESPIRO avviato a Roma, per garantire luoghi freschi accessibili a tutti. Segue la richiesta di adozione di un Piano Calore di protezione civile che stimoli parallelamente il piano regionale di adattamento ai cambiamenti climatici.
I successivi punti programmatici prevedono interventi sistematici di depavimentazione per ridurre le superfici cementificate a favore di spazi permeabili, l'adozione di un Piano del Verde Urbano focalizzato sulla forestazione e il coinvolgimento associativo, e l'incentivazione del risparmio idrico tramite la raccolta delle acque piovane e l'abbattimento delle perdite di rete. Infine, l'associazione propone di incrementare l'ombreggiamento dei percorsi cicopedonali e delle fermate dell'autobus con alberature resilienti alla siccità, sostenendo al contempo programmi di co-progettazione sociale con il terzo settore, mutuando l'esperienza positiva dell'iniziativa Fresca Estate promossa dal Comune di Terni insieme a AUSER Terni ODV e ANCeSCAO Umbria Sud.