Dodicimila elettori, sei municipi, un solo turno. E a Scheggino, borgo di poco più di quattrocento anime e 340 elettori incastonato nella Valnerina, per una manciata di voti si contenderanno la fascia tricolore addirittura cinque candidati sindaco: quasi uno ogni sessanta aventi diritto, un rapporto che farebbe invidia a molti capoluoghi di provincia.
Domani e lunedì l’Umbria minore va alle urne per rinnovare sindaci e consigli comunali in altrettanti centri che, messi assieme, contano appena 12 mila abitanti. Tutti sotto la soglia dei 15 mila, tutti con le stesse regole secche: maggioritario a turno unico, nessun ballottaggio, e la lista collegata al vincitore si prende automaticamente i due terzi dei seggi. Le urne aprono domenica 24 maggio dalle 7 alle 23 e lunedì 25 dalle 7 alle 15; lo spoglio inizierà subito dopo la chiusura dei seggi, e già in serata si conosceranno i nomi dei sei nuovi o riconfermati primi cittadini.

I sei municipi coinvolti - Attigliano, Calvi dell’Umbria, Ferentillo e Giove in provincia di Terni, Scheggino e Valfabbrica in provincia di Perugia - formano un campione quasi perfetto di Italia minore. Messi insieme contano una dozzina di migliaia di residenti, ma governano una rete di servizi essenziali: dalle scuole alle strade comunali, dai bilanci sotto pressione al rapporto quotidiano con i cittadini. In un sistema elettorale che azzera i ballottaggi, ogni singola preferenza pesa in modo diretto sulla distribuzione del potere locale e, in casi estremi, sulla sopravvivenza stessa dell’ente: la corsa al quorum di Calvi dell’Umbria è lì a ricordarlo. Non è un caso che le cronache locali parlino di questa tornata come di un laboratorio di politica territoriale pura, dove i partiti nazionali contano meno delle faide personali, delle liste civiche e della capacità di portare la gente alle urne.
Nei comuni con meno di 15 mila residenti la formula è scolpita nella legge: “vince chi prende un voto in più”. La lista che appoggia il candidato eletto ottiene il 66 per cento dei seggi in consiglio; il terzo rimanente viene ripartito con metodo proporzionale tra le altre liste. L’elettore, presentandosi al seggio con documento d’identità e tessera elettorale, troverà una sola scheda su cui sono stampati il nome del candidato sindaco e, a fianco, il simbolo della lista collegata. Può tracciare un segno sul nome o sul simbolo ed esprimere una sola preferenza per un consigliere, scrivendone il cognome nell’apposito spazio.
Complessivamente gli aventi diritto sono circa 12 mila, di cui quasi 8 mila concentrati nei quattro comuni del Ternano. In palio non ci sono poltrone da grandi città, ma il governo quotidiano di territori fatti di strade comunali, scuole, servizi di prossimità e bilanci in cui ogni voce pesa. E dove, proprio per questo, anche una sfida senza apparente competizione può nascondere insidie istituzionali come il commissariamento.
Attigliano trasforma il voto nel capitolo finale di una crisi politica consumata a colpi di sfiducia. Il sindaco uscente Leonardo Vincenzo Fazio, silurato di recente, si ripresenta alla testa di “Scelta civica per Attigliano” per cercare una rivincita personale. Dall’altra parte c’è l’ex alleato Daniele Nicchi, amministratore di lungo corso transitato dalla Lega a Fratelli d’Italia, oggi candidato con “Il Polo per Attigliano”. La rottura tra i due ha spaccato la comunità e reso la consultazione un duello diretto tra liste civiche che rispecchiano due blocchi contrapposti. Non ci sono apparentamenti ufficiali con partiti nazionali, ma la posta in gioco è tutta interna: chi perde esce di scena.
A Calvi dell’Umbria non c’è competizione, ed è proprio questo il problema. L’unico candidato sindaco è Sandro Spaccasassi, vicesindaco uscente, che raccoglie il testimone da Guido Grillini alla guida della lista “Calvi tradizione e innovazione”. Senza avversari, il vero avversario diventa l’astensionismo. La normativa impone infatti che “alle urne si presenti almeno il 50 per cento più uno degli aventi diritto” per evitare il commissariamento del municipio. In assenza di una sfida aperta, la corsa al quorum è una scommessa tutt’altro che scontata e che, negli ultimi anni, ha già tradito più di un piccolo comune italiano.
Ferentillo vive una staffetta in maggioranza. La sindaca uscente Elisabetta Cascelli ha deciso di non ricandidarsi, aprendo la strada al suo vice Massimiliano Costantini, che guida la lista “Sempre per Ferentillo” all’insegna della continuità amministrativa. A contendergli la fascia tricolore è la civica “Ferentillo nel cuore”, con candidato Sebastiano Torlini, che propone un cambio di passo su servizi, viabilità e turismo in Valnerina. La partita resta ancorata a temi locali, ma il meccanismo elettorale garantirà comunque alla lista vincente i due terzi dei seggi, disegnando un consiglio a forte trazione monocolore per il prossimo quinquennio.
A Giove la sfida è un classico testa a testa tra continuità e rinnovamento. Il sindaco uscente di centrodestra Marco Morresi punta al bis con “Giove bene comune”, rivendicando il lavoro compiuto su bilancio e servizi. Lo fronteggia la docente universitaria e avvocata Rita Benigni, candidata di area centrosinistra alla guida della lista civica “Giove Sì”, che punta ad allargare la partecipazione e portare volti nuovi in consiglio. Anche qui, chi prende più voti si assicura il municipio e una maggioranza blindata: ogni scheda pesa doppio nella distribuzione del potere locale.
Il caso più eclatante di questa tornata è Scheggino. In un borgo di poco più di 400 residenti e circa 300 elettori, i candidati sindaco sono cinque: il primo cittadino uscente Fabio Dottori (“Uniti per Scheggino”), Paolo Chiappini per il “Campo largo” di centrosinistra, Carlo Stefanelli con “Alleanza per l’Italia”, Giorgia Gorini con “Umbria Autonoma” e Pietro Gagliano con “Progetto Popolare”. Tre di queste formazioni – in particolare quelle guidate da Gorini, Gagliano e in parte la stessa Alleanza per l’Italia – sono indicate dalle cronache locali come liste “civetta”, con molti candidati non residenti o non radicati sul territorio. L’effetto è un’offerta politica iper-frammentata che rende il rapporto candidati-elettori tra i più alti d’Italia: basterà una manciata di consensi per spostare l’esito finale.
A Valfabbrica il confronto è più lineare. Il sindaco uscente Enrico Bacoccoli, eletto nel 2020 con quasi il 57 per cento, cerca il bis alla guida della coalizione civica di centrodestra “Insieme per crescere ancora”. Ad affrontarlo è la consigliera di opposizione Loredana Petrosi, coordinatrice locale del movimento Blu, che guida la lista “Alternativa in Comune”. Un duello secco tra chi rivendica stabilità e chi chiede una discontinuità nella gestione dei servizi e nel rapporto con la comunità.
Al netto delle peculiarità, tutti e sei i comuni seguiranno lo stesso copione operativo. Domani, domenica 24 maggio, i seggi resteranno aperti dalle 7 alle 23; dopodomani, lunedì 25, si potrà votare ininterrottamente dalle 7 alle 15. Lo spoglio delle schede inizierà subito dopo la chiusura e, già in serata, arriveranno i verdetti definitivi: nessun ballottaggio, nessun rinvio. L’Umbria dei piccoli centri si prepara così a scrivere sei nuove pagine di governo locale, con la consapevolezza che anche in un turno secco ogni voto può rovesciare un’amministrazione o salvare un comune dal commissariamento.