24 Jun, 2026 - 14:20

L’Umbria economica che arranca: la frenata di export e industria, la regione salvata solo dai cantieri PNRR

L’Umbria economica che arranca: la frenata di export e industria, la regione salvata solo dai cantieri PNRR

A Perugia è stato presentato oggi il rapporto annuale “L’economia dell’Umbria”, e il quadro che emerge conferma una crescita moderata ma più fragile. Nel 2025 l’attività regionale ha continuato ad avanzare, ma a ritmo contenuto, con il sostegno decisivo degli investimenti pubblici e dei cantieri legati al PNRR, mentre industria ed export hanno mostrato segnali deboli. Tiene il turismo, crescono occupazione e redditi delle famiglie, ma il credito alle imprese resta in calo e le prospettive per l’anno in corso si complicano per il peggioramento dello scenario geopolitico e commerciale. Sullo sfondo, l’Umbria mostra punti di forza nella tenuta sociale e nel mercato immobiliare, ma anche nodi strutturali che pesano sulla capacità di sviluppo. Il rapporto della Banca d’Italia fotografa così una regione che resiste, ma senza ancora imboccare una fase di accelerazione robusta.

A delineare questa traiettoria complessa sono stati, tra gli altri, Maria Dolores Di Baia, responsabile temporanea della filiale di Perugia di Banca d’Italia, e Alessio De Vincenzo, Capo del Servizio Stabilità finanziaria del Dipartimento Economia e statistica. “L’attività economica nella regione si è espansa in misura contenuta e con un'intensità inferiore rispetto all'anno precedente”, ha evidenziato Maria Dolores Di Baia, ponendo l'accento sulla necessità di superare i colli di bottiglia strutturali del sistema produttivo locale.

La spinta decisiva dei cantieri pubblici e del PNRR contro la stagnazione di industria ed export

Secondo le stime basate sull'indicatore trimestrale ITER, nel 2025 la crescita del PIL umbro è stata prossima al 0,5 per cento, muovendosi in linea con la media nazionale. Questo parziale avanzamento è stato sostenuto quasi interamente dall'accelerazione della spesa per opere pubbliche, che ha controbilanciato la debolezza del comparto industriale e dei servizi privati. Il settore delle costruzioni ha infatti registrato un aumento del valore aggiunto pari al 4,0 per cento a prezzi costanti, trainato sia dall'attuazione dei progetti del PNRR sia dai cantieri ancora aperti per la ricostruzione post-sisma del 2016.

Al contrario, la manifattura ha risentito pesantemente della crisi della filiera dell'automotive, che ha condizionato negativamente l'andamento del settore metalmeccanico. Le esportazioni regionali a prezzi correnti hanno subito una flessione dell'1,0 per cento (e dell'1,3 per cento in termini reali), un dato in netta controtendenza rispetto al segno positivo registrato a livello nazionale. A pesare è stato soprattutto il crollo del 38,4 per cento delle vendite di macchinari verso la Germania, storico mercato di riferimento per le imprese umbre.

In questo scenario di chiaroscuri, le uniche note liete per l'industria arrivano dal comparto tessile e dell'abbigliamento, rimasto in territorio positivo , e dal piano di riconversione green avviato nel settore dei metalli. Con la firma dell'Accordo di Programma per il sito della Acciai Speciali Terni (AST) da parte del gruppo Arvedi, è stato infatti strutturato un piano di investimenti da oltre 1,1 miliardi di euro focalizzato su produzioni sostenibili a basso impatto ambientale. Ottimi segnali giungono anche dal turismo, che ha raggiunto il nuovo massimo storico sfiorando gli 8 milioni di presenze (+8,5 per cento), spinto soprattutto dai flussi internazionali e dal comprensorio di Assisi.

Famiglie e lavoro tra crescita dell'occupazione e il nodo strutturale del potere d'acquisto

Sul fronte sociale, i dati della Banca d'Italia mostrano una parziale resilienza. Nel 2025 il numero di occupati in Umbria è cresciuto dell'1,3 per cento, portando il tasso di occupazione al 69,1 per cento, una quota stabilmente superiore alla media italiana del 62,5 per cento. L'espansione della forza lavoro ha riguardato principalmente le donne e i lavoratori over 50. Nel settore privato, la creazione netta di posizioni dipendenti ha superato le 5.400 unità, trainata per l'85 per cento da contratti a tempo indeterminato.

La crescita dell'occupazione ha favorito un incremento del 3,0 per cento del reddito disponibile nominale delle famiglie consumatrici. Tuttavia, come rilevato dall'analisi economica, l'impatto dell'inflazione (salita all'1,5 per cento) ha eroso la capacità di spesa in termini reali, rallentandone l'espansione all'1,4 per cento. Su un orizzonte temporale più ampio, emerge un nodo strutturale irrisolto: tra il 2008 e il 2023, i salari reali medi dei lavoratori dipendenti umbri hanno subito una contrazione dell'8,0 per cento, evidenziando una dinamica decisamente meno favorevole rispetto alla media del Paese.

Nonostante la perdita di potere d'acquisto di lungo periodo, la regione mantiene una solida coesione sociale. Gli indicatori del Benessere Equo e Sostenibile (r-BES) posizionano l'Umbria al di sopra della media nazionale grazie all'eccellente capitale relazionale e alla qualità del contesto ambientale. Anche la povertà relativa (pari all'8,4 per cento delle famiglie contro il 10,9 italiano) e la disuguaglianza economica (indice di Gini a 0,28) risultano più contenute. Questa stabilità di fondo ha ridato slancio al mercato immobiliare residenziale, che ha visto un balzo delle compravendite del 10,9 per cento.

Il mercato del credito e la finanza locale fra contrazione dei prestiti alle imprese e corsa ai titoli di Stato

Le tensioni maggiori si avvertono sul fronte dell'intermediazione finanziaria. Sebbene la flessione del credito all'economia si sia progressivamente attenuata fino quasi ad arrestarsi alla fine del 2025 (-0,2 per cento a dicembre), l'andamento resta fortemente divergente tra i destinatari. I prestiti alle famiglie sono aumentati grazie alla forte richiesta di mutui per l'acquisto di abitazioni. Al contrario, i finanziamenti bancari alle imprese sono diminuiti del 2,2 per cento, con una contrazione che ha colpito duramente le aziende di minori dimensioni (-6,0 per cento) e il comparto dei servizi (-6,7 per cento).

In un quadro macroeconomico incerto e caratterizzato dall'orientamento restrittivo della politica monetaria, si è assistito a una profonda ricomposizione del portafoglio finanziario delle famiglie umbre. La quota di ricchezza investita in strumenti diversi dai depositi ha raggiunto il 45,6 per cento. Si è verificata una vera e propria corsa verso i titoli di Stato italiani (come il BTP Valore e il BTP Più), il cui valore a prezzi di mercato è letteralmente esploso del 190,4 per cento tra il 2021 e il 2025, arrivando a rappresentare il 70 per cento dell'intero portafoglio obbligazionario delle famiglie residenti.

Infine, il capitolo della finanza pubblica decentrata evidenzia alcune criticità strutturali nei servizi locali. Se la spesa in conto capitale degli enti territoriali è cresciuta del 13,6 per cento grazie ai flussi europei e al PNRR , la spesa per investimenti fissi ha registrato un incremento più debole rispetto al resto delle regioni italiane. Nella sanità, a fronte di un aumento dei costi gestionali dell'1,3 per cento , preoccupa il progressivo peggioramento del saldo della mobilità sanitaria interregionale, che ha generato un deficit di 32 milioni di euro a causa dell'aumento dei pazienti umbri che scelgono di curarsi fuori regione, in particolare nelle strutture private dell'Emilia-Romagna. Resta pesante anche il costo pro capite del servizio di igiene urbana, che in Umbria supera la media nazionale del 24 per cento.

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Federico Zacaglioni
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