La tensione non accenna a diminuire nel Golfo Persico e, con il passare delle ore, cresce l’angoscia anche tra gli italiani presenti negli Emirati Arabi Uniti. L’escalation militare che ha colpito la regione - dopo la massiccia operazione congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, denominata Operation Epic Fury, e la successiva risposta di Teheran - ha prodotto un effetto immediato: la chiusura di ampie porzioni di spazio aereo e lo stop ai collegamenti civili.
In questo scenario, Dubai si è trasformata da meta turistica internazionale a snodo sospeso, dove centinaia di viaggiatori attendono indicazioni. Tra loro ci sono anche diversi umbri. Vacanze interrotte, rientri rinviati, telefoni accesi in attesa di un messaggio dalle compagnie aeree. La crisi geopolitica si riflette così nella quotidianità di chi, fino a pochi giorni fa, pensava soltanto al ritorno a casa.
Tra i residenti umbri rimasti negli Emirati c’è Felice Guarino, perugino d’adozione, in vacanza con la sorella e il cognato. Il rientro era previsto per sabato, ma la sospensione dei voli ha cambiato radicalmente i programmi.
Ai microfoni dell’Ansa ha raccontato ore di attesa e incertezza: “Per oggi ci hanno detto che sicuramente non si parte. Niente voli, ancora fermi senza una indicazione precisa di come e quando potremo rientrare. Speravamo di poter tornare in Italia”.
Parole che fotografano una situazione fluida, in cui le comunicazioni arrivano con il contagocce e le informazioni vengono aggiornate di continuo. Le compagnie stanno riorganizzando le tratte in base alle rotte autorizzate, ma le priorità restano legate alla sicurezza e alle decisioni delle autorità aeronautiche internazionali.
“Stanno raccogliendo di nuovo i nostri nomi e i numeri di telefono - ha detto - per avvisarci appena i voli verranno riorganizzati. C'è qualche speranza per domani ma nessuna certezza al momento. Non è nemmeno certo che atterreremo a Roma: potremmo arrivare a Milano, dipenderà dalle rotte autorizzate”.
L’incertezza riguarda quindi non solo i tempi, ma anche le destinazioni. L’ipotesi di un atterraggio alternativo rispetto a quello programmato testimonia la complessità del quadro operativo.
La giornata si è aperta con un nuovo episodio che ha alimentato l’apprensione. “A colazione, alle 8.30, mentre eravamo fuori, ci hanno fatto rientrare velocemente dentro: da lontano si vedevano fumi bianchi, forse un drone intercettato. Da quello che leggo nella chat che abbiamo dove sono presenti altri italiani rimasti bloccati, in alcune strutture alberghiere nella notte, gli ospiti erano stati fatti scendere nei garage dopo il suono delle sirene. Alcuni hanno udito un boato molto forte”.
Racconti che restituiscono il clima vissuto in queste ore: sirene, misure precauzionali negli hotel, comunicazioni rapide e spesso frammentarie. La percezione è quella di una normalità fragile, scandita da aggiornamenti continui e dalla necessità di seguire le indicazioni delle autorità locali.
Non c’è solo Perugia. Tra gli umbri presenti a Dubai figurano anche nove cittadini di Gubbio. Una notizia che ha subito attivato l’attenzione delle istituzioni locali.
Il sindaco Vittorio Fiorucci ha voluto esprimere pubblicamente vicinanza ai concittadini e alle loro famiglie: “In queste ore di grande apprensione il mio pensiero va con calore e vicinanza ai 9 eugubini bloccati a Dubai, così come a tutti i nostri connazionali che si trovano nella regione del Golfo a causa della chiusura dello spazio aereo e delle difficoltà nei collegamenti aerei”.
Il primo cittadino ha spiegato di essere in contatto costante con i familiari e con le autorità competenti, monitorando passo dopo passo l’evoluzione degli eventi. “In questo momento delicato è fondamentale restare uniti, mantenere la calma e avere fiducia nel lavoro che il Governo e le nostre rappresentanze diplomatiche stanno portando avanti per garantire assistenza e un rientro sicuro a casa”.