Una mattinata luminosa, carica di emozione e partecipazione, ha segnato a Gubbio la tradizionale discesa dei Ceri dalla Basilica di Sant’Ubaldo alla città.
Fin dalle prime ore del mattino, migliaia di eugubini hanno risalito gli stradoni del monte Ingino, animati da quel senso di appartenenza che rende unico questo appuntamento.
La giornata rappresenta il prologo ufficiale della Festa dei Ceri del 15 maggio 2026, un momento atteso che rinnova ogni anno un legame profondo tra fede, identità e comunità.

Cuore della mattinata è stata la Santa Messa officiata dal Cappellano della Festa dei Ceri, don Mirko Orsini, all’interno della Basilica di Sant’Ubaldo. Un momento solenne e partecipato, che ha raccolto ceraioli, istituzioni e cittadini.
Nel suo intervento conclusivo, don Orsini ha voluto sottolineare il significato più autentico della giornata: “Quello che facciamo stamattina non è solo una tradizione, ma è qualcosa che ci ricorda l’identità viva di un popolo”. Parole che hanno trovato eco tra i presenti, richiamando tutti a vivere la festa non come semplice rito, ma come espressione profonda di appartenenza.
All’interno della Basilica, gli squilli di tromba del trombettiere Marco Tasso hanno accompagnato i momenti più intensi, contribuendo a creare un’atmosfera carica di emozione.
Alla celebrazione erano presenti i protagonisti dell’edizione 2026 della Festa dei Ceri. Tra questi, i Capodieci di Brocca: Gabriele Fofi, Francesco Spogli e Alessandro Lepri, accompagnati dai rispettivi capocetta Andrea Rosetti, Giorgio Buttò e Marco Baldinelli.
Presenti anche i Presidenti delle Famiglie Ceraiole, Ubaldo Minelli, Patrick Salciarini e Ubaldo Gini, insieme al Presidente dell’Università dei Muratori Fabio Mariani e ai Capitani della Festa, Daniele Pencedano e Stefano Pauselli.
Non è mancata la presenza delle istituzioni cittadine, con il sindaco Vittorio Fiorucci e il presidente del Maggio Eugubino Marco Cancellotti, a testimonianza del valore condiviso della manifestazione.
Dopo la Messa, i Ceri sono stati tolti dai piedistalli e portati all’esterno della Basilica a spalla, tra applausi e commozione. Il Rettore Don Giuseppe Ganassin ha ricordato come “la Festa dei Ceri è gioia, amicizia, fraternità e pace”, parole che sintetizzano lo spirito della giornata.
Le tradizionali tre girate nel chiostro hanno preceduto uno dei momenti più suggestivi: la partenza della discesa lungo gli stradoni del monte Ingino. Con i bambini posizionati sui Ceri orizzontali, portati a spalla dagli eugubini, il corteo ha iniziato il suo cammino verso la città.
Alla Porta di Sant’Ubaldo, la Banda musicale di Gubbio, diretta dal Maestro Andrea Angeloni, e i Tamburini si sono uniti alla discesa, dando ritmo e solennità al corteo.
Un ruolo centrale è stato quello dei giovani ceraioli dei Ceri Mezzani, che hanno portato a spalla le barelle dei Ceri. A guidarli i Capodieci Umberto Vispi, Antonio Palazzari e Alessio Baciotti, affiancati dai rispettivi capocetta.
La loro presenza rappresenta uno degli elementi più significativi della giornata: la trasmissione della tradizione alle nuove generazioni, garanzia di continuità per una festa che vive proprio nella partecipazione collettiva.

Il momento culminante della mattinata si è svolto in Piazza Grande, dove le tre girate dei Ceri sono state accompagnate dal suono storico del Campanone, simbolo della città e della sua identità.
All’interno di Palazzo dei Consoli, l’abbraccio tra i Capodieci di Brocca ha rappresentato un gesto di unità e condivisione, suggellando una mattinata vissuta all’insegna della comunità.
La mattinata si è poi conclusa con i tradizionali pranzi delle Famiglie Ceraiole e dei ceraioli nel centro storico, tra convivialità e spirito di appartenenza.
Un momento di festa che non si esaurisce nella cerimonia, ma prosegue nelle relazioni, nei gesti e nelle tradizioni che rendono unica la comunità eugubina.
Con la discesa dei Ceri, Gubbio entra ufficialmente nel clima della festa. L’appuntamento è ora fissato per il 15 maggio 2026, quando alle ore 4:30 la sveglia, suonata dei Tamburini darà inizio alla giornata più attesa dell’anno.
Una giornata che, come ricordato durante la Messa, non è soltanto un evento, ma l’espressione viva di un popolo che si riconosce nella propria storia e nella propria fede.