31 Jul, 2026 - 18:00

Dimensionamento scolastico a Gubbio, Fiorucci: “Il Comune non è rimasto fermo e non ha scelto il taglio”

Dimensionamento scolastico a Gubbio, Fiorucci: “Il Comune non è rimasto fermo e non ha scelto il taglio”

Il sindaco di Gubbio Vittorio Fiorucci è intervenuto nel Consiglio comunale del 31 luglio sul tema del dimensionamento scolastico, respingendo la ricostruzione secondo cui l’Amministrazione sarebbe rimasta inattiva o avrebbe rinunciato a difendere le autonomie presenti nel territorio.

Fiorucci ha sostenuto che il Comune non abbia mai condiviso la perdita di un’autonomia scolastica, né sul piano politico né su quello amministrativo. Una posizione motivata dalle caratteristiche specifiche di Gubbio: un Comune montano molto esteso, articolato in numerosi plessi e frazioni distanti, con una rete scolastica complessa e diversi interventi di edilizia ancora in corso.

«Il tema è serio e non possiamo accettare una ricostruzione semplificata secondo cui il Comune sarebbe rimasto fermo», ha affermato il sindaco, ricordando che già il 9 settembre 2025 l’Ente aveva comunicato formalmente a Regione Umbria, Provincia di Perugia e Ufficio scolastico regionale la propria contrarietà a qualsiasi ipotesi di riduzione delle autonomie eugubine.

Gubbio inizialmente esclusa dal piano

Uno dei punti centrali dell’intervento ha riguardato la successione degli atti. Fiorucci ha ricordato che Gubbio non figurava tra i territori interessati dalla prima fase provinciale del dimensionamento, né nella programmazione regionale iniziale dell’ottobre 2025.

Il Comune aveva motivato la propria posizione facendo riferimento all’assenza di istituti sotto soglia e di reggenze, alla presenza di dirigenti titolari, alla natura montana del territorio e alla complessità logistica dei plessi.

La situazione sarebbe cambiata soltanto con le determinazioni regionali del 28 novembre 2025, successivamente approvate dall’Assemblea legislativa con la deliberazione numero 86 dell’11 dicembre.

Secondo il sindaco, l’inserimento di Gubbio non sarebbe stato preceduto da un percorso condiviso con il Comune, le scuole, le famiglie o le organizzazioni sindacali, ma sarebbe intervenuto dopo una diffida ministeriale indirizzata alla Regione sul numero complessivo delle autonomie. La diffida, ha precisato Fiorucci, non indicava però Gubbio, lasciando alla Regione la scelta su come procedere.

«La Regione ha agito d’imperio contro ogni volontà espressa e formalizzata dal territorio», ha dichiarato.

Perché il Comune non presentò una proposta alternativa

Fiorucci ha risposto anche alle critiche riguardanti la mancata presentazione di una soluzione alternativa. Secondo il sindaco, formulare una controproposta avrebbe significato accettare preventivamente il principio della perdita di un’autonomia scolastica e indicare quale istituto sacrificare.

L’Amministrazione avrebbe invece scelto di contestare alla radice il dimensionamento, ritenendo che non esistessero i presupposti oggettivi per applicarlo a Gubbio.

«Un conto è lavorare con tempi adeguati e piena partecipazione a una riorganizzazione complessiva della rete scolastica; altro è essere chiamati in una logica emergenziale a scegliere quale pezzo della scuola eugubina sacrificare», ha spiegato Fiorucci.

Il Comune, secondo questa impostazione, avrebbe esercitato il proprio ruolo attraverso note, osservazioni e contestazioni, mentre la competenza finale sul piano apparteneva alla Regione.

La mancata impugnazione immediata

Il passaggio più delicato dell’intervento ha riguardato la scelta di non impugnare immediatamente la deliberazione regionale dell’11 dicembre 2025.

Fiorucci ha riconosciuto che l’atto si inseriva in un quadro giuridico non stabilizzato e che la sua efficacia risultava sospesa in attesa della definizione di un contenzioso più ampio tra Regione e Ministero.

In quella fase, l’Amministrazione decise di non moltiplicare i ricorsi contro un provvedimento non ancora operativo, continuando però a formalizzare la propria opposizione. Il Comune scrisse alle scuole il 12 dicembre e inviò una nuova nota il 22 gennaio 2026, illustrando le criticità organizzative, logistiche e didattiche legate allo smembramento della scuola Mastrogiorgio Nelli.

Il TAR, nell’esame cautelare del successivo ricorso, ha attribuito rilievo processuale alla mancata impugnazione degli atti regionali precedenti. Fiorucci ha dichiarato di prendere atto della valutazione, rifiutando però che questa venga trasformata nell’accusa politica di inerzia.

Il ricorso contro gli atti commissariali

Il Comune ha deciso di ricorrere quando gli atti del commissario ad acta hanno reso concretamente operativo il nuovo assetto, definendo lo smembramento dell’istituto, la distribuzione dei plessi e le conseguenze sull’organizzazione scolastica.

Secondo Fiorucci, è stato in quel momento che la lesione è diventata attuale e direttamente incidente sul territorio. La strategia era stata valutata con il supporto del legale incaricato, nella consapevolezza dei rischi processuali legati alla mancata impugnazione immediata degli atti regionali.

Il sindaco ha inoltre ricordato che anche il Ministero dell’Istruzione ha promosso un ricorso al TAR contro le deliberazioni regionali e che gli effetti dell’atto dell’11 dicembre risultano tuttora sospesi.

“Il danno non deriva dal Comune”

Nella parte conclusiva dell’intervento Fiorucci ha respinto l’idea che l’eventuale danno prodotto sul sistema scolastico possa essere attribuito all’Amministrazione comunale.

Il Comune, ha ribadito, non ha proposto né condiviso il taglio, ma deve ora affrontarne le conseguenze concrete lavorando su iscrizioni, spazi, distribuzione degli alunni, continuità didattica e rapporti con dirigenti, famiglie e Ufficio scolastico.

«Una criticità processuale non può diventare una falsificazione politica. Il Comune di Gubbio non ha tagliato la scuola eugubina: l’ha difesa e continuerà a difenderla», ha concluso Fiorucci.

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Mario Farneti
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