01 Aug, 2026 - 08:30

Desertificazione bancaria in Umbria, Rapporto Uilca: insoddisfatto il 90% dei cittadini

Desertificazione bancaria in Umbria, Rapporto Uilca: insoddisfatto il 90% dei cittadini

In Umbria nove residenti su dieci bocciano la progressiva ritirata degli istituti di credito dai centri urbani e dalle periferie. È la fotografia nitida scattata dal terzo Rapporto sulla desertificazione bancaria elaborato dal sindacato Uilca, secondo cui l'indice di insoddisfazione per la contrazione della rete fisica ha raggiunto il 90%. Un malessere profondo di fronte a uno svuotamento che la semplice presenza dei bancomat non basta a compensare, priva com'è del valore relazionale e fiduciario del fattore umano. Nel presentare le evidenze dell'indagine, il segretario generale Fulvio Furlan ha sollecitato l'istituzione immediata di Osservatori Regionali dedicati e la definizione di una strategia di lungo periodo per salvaguardare le persone, i territori e la tutela dell'occupazione. L'allarme poggia su dati precisi e misurabili: per sei cittadini su dieci il taglio degli sportelli incide sulle decisioni di insediamento alimentando lo spopolamento, mentre per otto rappresenta un fattore diretto di marginalizzazione, esponendo maggiormente le comunità locali ai rischi dei raggiri informatici e del ricorso all'usura.

La mappa del ridimensionamento finanziario in Umbria: dal 2020 chiusi oltre ottanta presidi territoriali

Tra il 2020 e il 2025 la geografia del credito in Umbria ha subito una contrazione marcata. I dati della ricerca demoscopica, realizzata dall'istituto Lab21.01 attraverso metodologie CATI e CAWI, attestano un calo dei comuni serviti da banche pari al 21,3%, passati nell'arco del quinquennio da 75 a 59. Nello stesso intervallo di tempo, le filiali bancarie operative sul territorio regionale si sono ridotte del 21,2%, scendendo da 392 a 309 unità, con un ritmo di dismissione medio pari a 1,4 filiali chiuse ogni mese. Le conseguenze dirette di questo arretramento si riflettono sulla quotidianità dei residenti: sono 51.741 i cittadini umbri che vivono oggi in municipi del tutto privi di uno sportello bancario.

In questo scenario, la progressiva scomparsa dei punti di riferimento fisici travalica il mero aspetto contabile, incidendo direttamente sul tessuto produttivo e sociale della regione. “La desertificazione bancaria non è un luogo comune, ma un tema concreto e noto all'opinione pubblica, i cui molteplici effetti negativi si riversano sul tessuto sociale ed economico del Paese: dall'aumento delle truffe online allo spopolamento dei territori, fino al rischio di usura e riciclaggio”, chiarisce il segretario generale della Uilca, Fulvio Furlan. “Dietro ogni sportello chiuso c'è un anziano che non sa più come prelevare la pensione, un piccolo imprenditore costretto a percorrere chilometri per gestire le proprie finanze, una famiglia che perde un presidio di fiducia”.

Dai rischi informatici alla minaccia dell'usura: gli impatti dell'assenza dello sportello su comunità e investimenti

Il Rapporto Uilca 2025 introduce tre approfondimenti specifici volti a misurare l'effetto della contrazione dei servizi bancari di prossimità sulle scelte individuali e collettive. L'analisi evidenzia come la banca fisica continui a guidare le decisioni economiche delle famiglie: per il 63,8% degli intervistati la vicinanza di una filiale condiziona la propensione a investire, mentre per il 24,3% lo sportello tradizionale resta un punto di riferimento insostituibile per ricevere assistenza su risparmi e investimenti. La radicata presenza della filiale influenza inoltre le dinamiche demografiche, con il 62,6% dei rispondenti che individua nella presenza dello sportello un elemento determinante per scegliere se continuare a vivere in un determinato territorio.

I dati raccolti nei tre focus analitici confermano l'insorgere di nuove fragilità ambientali ed economiche. Per l'83,1% della popolazione umbra la chiusura delle filiali costituisce una causa diretta di marginalizzazione dei territori. Parallelamente, l'86,9% riconosce che l'assenza del personale bancario riduce le difese della cittadinanza di fronte alle insidie del phishing e delle truffe online. Un isolamento operativo ed educativo che finisce per incrementare l'esposizione dei soggetti più vulnerabili anche al rischio usura.

La proposta degli Osservatori Regionali e le istanze del sindacato nel quadro del risiko creditizio

Nel prendere atto di una diffusa sensibilità istituzionale e pubblica attorno alle conseguenze della desertificazione bancaria, la Uilca individua nelle politiche regionali lo strumento con cui prevenire un ulteriore impoverimento dei territori. La proposta avanzata prevede l'istituzione estesa di Osservatori Regionali sulla desertificazione bancaria - sulla scorta delle esperienze già avviate in Basilicata, Abruzzo, Toscana e Lazio - capaci di riunire le rappresentanze politiche, le organizzazioni sindacali, l'Abi e gli istituti di credito per analizzare preventivamente le criticità e concertare soluzioni prima che si giunga alla chiusura dei presidi.

È un bene che oggi ci sia una più ampia consapevolezza sull'entità del problema, ma c'è ancora molto da fare”, ribadisce Fulvio Furlan. “In primo luogo, è indispensabile che in ogni Regione, come già avvenuto in alcune, sia avviato un Osservatorio con la partecipazione delle parti politiche, dei Sindacati, di Abi e delle banche per monitorare il fenomeno e intervenire in anticipo laddove si voglia procedere a una nuova chiusura, che lascerebbe senza filiali il territorio in questione. Proseguiremo con determinazione la nostra battaglia: la banca deve recuperare e rafforzare il proprio ruolo sociale, mettendo al centro le persone. In questo scenario, il risiko bancario deve rispondere a obiettivi industriali di lungo periodo, così da tutelare l'occupazione ed evitare l'aggravio del problema”.

Una preoccupazione condivisa dalla dirigenza sindacale locale. In una nota congiunta, il Segretario Generale Uilca Umbria, Mauro Sergnese, insieme ai componenti della Segreteria regionale, osserva: “I risultati che emergono dal Rapporto sulla desertificazione bancaria in Umbria sono estremamente preoccupanti e testimoniano un disagio crescente per cittadini e imprese del nostro territorio. Auspichiamo che si possa trovare al più presto, insieme alle istituzioni, ad Abi e alle associazioni di territorio, una soluzione concreta ed efficace a questo problema che rischia di impoverire ulteriormente la nostra regione”.

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Federico Zacaglioni
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