Da Gubbio ad Albisola, fino a San Paolo del Brasile, passando attraverso tecniche antiche, ricerca contemporanea, design e formazione.
Si è conclusa con un bilancio particolarmente positivo la partecipazione italiana al CONTAF 2026, il congresso internazionale dedicato alle Tecniche del Fuoco e alla ceramica, che dal 5 al 7 agosto ha celebrato a San Paolo la sua ventunesima edizione.
La manifestazione ha richiamato artisti e professionisti provenienti da diverse parti del mondo e ha registrato un record di pubblico, confermando una crescente attenzione internazionale verso un settore nel quale tradizione e sperimentazione continuano a convivere.
A rappresentare due importanti territori italiani sono stati Gabriele Tognoloni, artista e maestro del bucchero di Gubbio, e Gabriele Resmini, artista e direttore della Scuola di Ceramica di Albisola.
Due esperienze differenti, ma fortemente complementari.
Gabriele Tognoloni ha portato in Brasile il bucchero, tecnica dalle radici antichissime che nel suo lavoro viene reinterpretata attraverso forme e sensibilità contemporanee.
Una presenza che ha consentito di raccontare non soltanto una particolare tecnica ceramica, ma anche un pezzo della cultura artigianale e artistica italiana legata a Gubbio.

Il bucchero, con la sua superficie nera e la sua storia millenaria, diventa così uno strumento per mettere in relazione passato e presente.
Non una riproduzione nostalgica dell’antico, ma una tecnica capace ancora oggi di generare linguaggi nuovi.
Ed è proprio questa capacità di rinnovare la tradizione ad aver rappresentato uno degli elementi più interessanti della partecipazione italiana.
Se Tognoloni ha portato il peso della tradizione, Gabriele Resmini ha rappresentato invece il versante della progettazione, del design, della creatività e della sperimentazione.
Il suo rapporto con Gubbio, peraltro, precede la missione brasiliana.
Nel 2023, a Palazzo dei Consoli, aveva presentato BUCOBUCO, progetto realizzato con Luca Pellegrino e dedicato al rapporto tra bucchero, ceramica etrusca e Gio Ponti.
Nello stesso anno aveva inoltre partecipato al Gubbio DOC Fest.
La presenza di Resmini al CONTAF ha quindi dato continuità a un percorso già avviato tra Liguria e Umbria e ha mostrato un’altra faccia della ceramica italiana: non solo memoria storica, ma anche ricerca progettuale e linguaggio contemporaneo.
La missione è nata da un’idea di Sauro Scarabotta, eugubino residente da molti anni a San Paolo, che ha svolto un ruolo centrale nell’organizzazione e nel coordinamento dell’intero progetto.
Scarabotta ha fatto da collegamento e interprete tra le realtà italiane e brasiliane, partecipando al CONTAF anche come conferenziere.
Il suo lavoro ha consentito di costruire un vero ponte tra territori, persone e istituzioni.
«L’idea è nata pensando a un nuovo ponte tra Italia e Brasile — sottolinea Scarabotta — ma un ponte si costruisce insieme. Non abbiamo portato soltanto degli oggetti: abbiamo messo in movimento saperi, creatività, persone e relazioni».
Una frase che sintetizza bene il significato dell’iniziativa.
Importante anche il contributo dell’Associazione degli Umbri di San Paolo del Brasile, che ha sostenuto la missione attraverso il lavoro della presidente Norma Calisti, del vicepresidente Gildo Paradisi e del segretario Aldo Spina.
La collaborazione dell’associazione ha rafforzato il carattere identitario della partecipazione, mettendo in relazione la comunità umbra residente in Brasile con una delle espressioni più significative della cultura artigianale italiana.
In questo modo la ceramica è diventata anche uno strumento di memoria e appartenenza, capace di mantenere vivo il rapporto con i territori d’origine.

La missione non si è fermata al CONTAF.
Tognoloni, Resmini e Scarabotta hanno infatti incontrato anche gli studenti di due importanti istituzioni scolastiche italiane di San Paolo: il Colégio Dante Alighieri e la Scuola Italiana Eugenio Montale.
Gli incontri hanno dato alla missione un valore ulteriore.
La ceramica è stata presentata non soltanto come tecnica tradizionale, ma come linguaggio culturale ancora vivo, capace di parlare alle nuove generazioni.
Un passaggio particolarmente significativo, perché ha consentito di affiancare alla dimensione espositiva e professionale anche quella educativa.
Il bilancio finale della missione restituisce quindi un quadro molto più ampio di una semplice partecipazione a un congresso.
Da Gubbio è arrivata la tradizione del bucchero.
Da Albisola è arrivata la forza del design e della sperimentazione.
San Paolo ha offerto lo spazio nel quale queste due esperienze hanno potuto incontrare un pubblico internazionale e dialogare con artisti, professionisti e studenti.
Il risultato è stato un percorso che ha messo in relazione radici, presente e futuro.
Ed è probabilmente questo il significato più profondo della partecipazione italiana al CONTAF 2026: dimostrare che la ceramica non è soltanto un patrimonio da conservare, ma un linguaggio capace ancora oggi di creare relazioni, innovazione e cultura.
Da Gubbio, passando per Albisola, fino a San Paolo, la ceramica italiana ha mostrato di saper viaggiare senza perdere la propria identità.