Un ospedale veterinario pubblico aperto 24 ore su 24, assistenza gratuita per gli animali d’affezione delle famiglie economicamente più vulnerabili, degli anziani soli e delle persone fragili, sostenuta da una rete di collaborazione tra enti, professionisti e realtà associative del territorio. Un progetto ambizioso che a Perugia era già approdato al centro del confronto politico, ma che non ha mai ottenuto l’approvazione della maggioranza.
Oggi quella proposta torna al centro dell’attenzione grazie a quanto sta accadendo nella Capitale. L’avvio, nel Municipio I di Roma, di un servizio dedicato alle cure veterinarie di base per i cittadini economicamente svantaggiati ha infatti riacceso il confronto anche nel capoluogo umbro, spingendo la consigliera comunale di opposizione Margherita Scoccia a rivendicare la validità di una proposta che, a suo giudizio, Perugia avrebbe potuto realizzare con largo anticipo rispetto ad altre realtà italiane.
A riportare il tema al centro dell’agenda politica è stata la decisione assunta dal Municipio I di Roma, che nelle scorse settimane ha approvato una direttiva finalizzata a garantire l’accesso alle cure veterinarie di base a persone e famiglie in condizioni di fragilità economica o sociale.
Il progetto prevede particolare attenzione per gli anziani soli, per i nuclei familiari con redditi bassi e per tutte quelle situazioni in cui le difficoltà economiche rischiano di tradursi nella rinuncia alle cure per il proprio animale domestico. Una misura che, secondo Scoccia, ricalca in larga parte quanto da lei proposto a Perugia nell’agosto del 2025.
"Il progetto che sta per partire in altre città italiane per curare gratuitamente gli animali di anziani soli o di persone in condizioni economiche svantaggiate a Perugia era già sul tavolo. Purtroppo però la mia proposta di realizzare un ospedale veterinario pubblico aperto 24 ore su 24 e gratuito per aiutare residenti a basso reddito, anziani e famiglie in difficoltà, è stata bocciata dalla maggioranza di centrosinistra. Una città cresce quando sa dire sì alle idee che la rendono migliore: altre realtà si stanno mostrando fortemente interessate, Perugia avrebbe potuto ottenere questo risultato per prima ma così non è stato".
Parole che riaccendono il confronto su una proposta che, nelle intenzioni della consigliera, avrebbe dovuto rappresentare un modello innovativo di integrazione tra politiche sociali, tutela degli animali e servizi pubblici.
La proposta avanzata da Scoccia prevedeva la realizzazione di una struttura veterinaria pubblica operativa giorno e notte, destinata non soltanto agli animali di proprietà di cittadini economicamente fragili, ma anche agli animali ospitati nei canili e nei gattili comunali e a quelli in attesa di adozione. Un progetto che, secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, avrebbe potuto svilupparsi attraverso il recupero di immobili pubblici inutilizzati e la costruzione di una rete territoriale tra enti e istituzioni.
"È esattamente la battaglia che sto portando avanti qui a Perugia. La mia proposta, presentata nell'agosto 2025, prevedeva cure gratuite per cani e gatti di proprietà di persone a basso reddito, anziani e famiglie in difficoltà, oltre che per gli animali ospitati nei canili e nei gattili comunali e per quelli in attesa di adozione. Un ospedale veterinario pubblico H24 che in un'ottica di rigenerazione urbana avrebbe valorizzato immobili pubblici inutilizzati coinvolgendo in una logica di sistema integrato l'Università di Perugia, l'Asl Umbria 1, l'Ordine dei veterinari, l'Istituto Zooprofilattico e le associazioni".
Nelle intenzioni della consigliera, dunque, la struttura avrebbe dovuto rappresentare non soltanto un presidio sanitario per gli animali, ma anche un progetto di rigenerazione urbana e collaborazione istituzionale.
Uno dei punti centrali della proposta riguarda il legame sempre più stretto tra presenza degli animali domestici e qualità della vita delle persone, soprattutto nei casi di fragilità sociale.
Scoccia richiama un dato che ritiene particolarmente significativo: in Umbria, secondo quanto evidenziato nella nota, il 52,7% delle famiglie vive con almeno un animale domestico. Una percentuale che testimonia quanto il rapporto con gli animali d’affezione sia ormai parte integrante della quotidianità di migliaia di persone e nuclei familiari.
Per molti anziani che vivono soli, inoltre, il cane o il gatto rappresentano spesso una presenza fondamentale sotto il profilo emotivo e relazionale, contribuendo a contrastare l’isolamento e la solitudine. La consigliera sottolinea come la rinuncia alle cure veterinarie per motivi economici possa generare effetti che vanno oltre il singolo caso, producendo conseguenze sociali più ampie, dall’aumento degli abbandoni alla crescita del randagismo, fino all’incremento della pressione sulle strutture di accoglienza per animali.
Secondo questa impostazione, investire nella prevenzione e nell’assistenza veterinaria significherebbe anche ridurre costi indiretti che finiscono inevitabilmente per ricadere sulla collettività.
Uno degli aspetti maggiormente sottolineati dalla consigliera riguarda la natura sociale della proposta. Per Scoccia, infatti, il progetto non deve essere interpretato come una misura rivolta esclusivamente agli animali, ma come un intervento capace di intercettare bisogni umani concreti e sempre più diffusi.
L’obiettivo sarebbe quello di offrire un sostegno a chi, pur vivendo una condizione di fragilità economica o sociale, non vuole rinunciare alla cura del proprio animale domestico, spesso considerato un vero e proprio componente della famiglia.
In questa prospettiva, il welfare animale e il welfare sociale finirebbero per intrecciarsi, creando nuove forme di supporto alle persone più vulnerabili.
La riflessione della consigliera si proietta ora sul futuro e sulla possibilità che il progetto possa tornare al centro del confronto politico cittadino. “Quello che succede oggi a neppure 200 chilometri da Perugia dimostra che ciò che proponevo io si può ancora perfettamente fare”.
Un’affermazione che rappresenta una critica alle scelte compiute in passato e un invito a riaprire il dibattito su una proposta che, secondo Scoccia, resta pienamente attuale.