Una riflessione che andrà avanti per tutto il week end di San Valentino. È quella che Stefano Bandecchi, il sindaco di Terni, ha chiesto al suo gruppo consiliare, mentre lui affronterà l’analisi più approfondita: quella che lo porterà a varare la giunta Bandecchi 2. Un nuovo esecutivo che dovrà accompagnarlo nella seconda parte del mandato e in un tentativo più strutturato e meno estemporaneo di scalata alla politica nazionale.
La riflessione riguarda il perimetro dal quale trarre i nomi di alcuni dei nuovi assessori. Perché seppure Stefano Bandecchi abbia a disposizione quattro liste da cui pescare i primi dei non eletti per eventuali surroghe in consiglio comunale, molte cose sono cambiate dal 29 maggio del 2023, giorno dell’elezione dell’imprenditore livornese a sindaco di Terni.
La geografia degli aderenti ad Alternativa Popolare e alle liste satellite è infatti cambiata. E con eventuali sostituzioni dei consiglieri del suo gruppo a Palazzo Spada, fin qui leali compagni di cammino, il sindaco potrebbe veder messa in crisi la coesione interna della sua maggioranza e la solidità di un “monocolore” che finora lo ha sostenuto senza se e senza ma.

Quello che il sindaco chiarisce è che non ci sarà alcun ripensamento, come invece avvenne nel febbraio del 2024 quando annunciò le proprie dimissioni, salvo poi ritirarle dopo chiarimenti interni al partito e alla compagine di giunta. “Quella volta era una sveglia a tutti e riguardava me. Questa è una scelta. Precisa e che non si cambia. Io non cambierò idea: ho scritto in italiano e sono stato in silenzio fino al momento di assumere la mia decisione. Non avete ancora imparato a conoscermi in questa città. Non sono un populista di destra, sono uno snob di destra. E quindi il ragionamento è molto chiaro. Ho fatto delle scelte, non intendo cambiarle”.
Al gruppo consiliare, dal quale qualche assessore potrebbe anche uscire, ha chiesto quindi di analizzare la situazione e di ragionare in termini politici anche in termini di innovazione dell’azione di governo. Coinvolgendo, magari, settori rilevanti della società civile cittadina per dare una scossa a un’azione amministrativa che Bandecchi giudica col fiatone.
“Abbiamo parlato di un'idea politica. Abbiamo parlato di ciò che intendiamo fare nel prossimo periodo – ha spiegato all’uscita dalla riunione di maggioranza -. Poi semplicemente, dovremo seguire la strada che è già stata tracciata, tentando di dare un impulso maggiore al governo del Comune. Detto questo, non so dove saranno presi i nuovi assessori”.

In realtà le grandi manovre sarebbero già cominciate, con colloqui, messaggi idee e un disegno che nella testa del sindaco è chiaro. Lui conta sulla lealtà del gruppo consiliare e ha voluto chiarire qual è la sua collocazione ideale, quella del conservatorismo non tradizionale e convenzionale (incarnato dal centrodestra a trazione meloniana, ndr), identitario, ma disponibile a dialogare con mondi contigui o complementari, che fanno fatica a sentirsi rappresentati nelle due coalizioni maggioritarie. Potrebbe dunque esserci, come già avvenuto con la maggioranza che lo ha eletto alla presidenza della Provincia, un dialogo col mondo moderato vicino alla tradizione popolare. Potrebbe esserci una ripresa del dialogo con la Lega (almeno questo è quello che si dice all'interno del centrodestra, ma sono rumors) che non ha rappresentanza in consiglio comunale e che ha perso per strada quella componente filo-russa indigeribile per Stefano Bandecchi e rappresentata dal generale Vannacci. Potrebbe esserci una riflessione in direzione del mondo associativo, sia quello civico e solidaristico sia quello delle imprese e delle forze vive della città. Poi c'è il dialogo intermittente con la galassia forzista e con quella più vicina agli ambienti tradizionali di AP.
Di certo il Bandecchi 2, il sequel della giunta che ha guidato finora la città, non avrà gli stessi interpreti (peraltro cambiati in più occasioni). Dei nove protagonisti (il vicesindaco Corridore e poi gli uomini Schenardi, Maggi, Iapadre e Cardinali e le donne Bordoni, Renzi, Salinetti e Altamura), nessuno sarà riconfermato. Leggendo tra le righe delle dichiarazioni vergate dal sindaco, si può dedurre che una certa litigiosità e la scelta di cercare di tirarlo per la giacca per spostare gli equilibri di potere interni all’esecutivo, lo hanno convinto a ribaltare il tavolo. A capovolgere una situazione di disagio, cambiare radicalmente le regole del gioco e reagire con determinazione. La stessa determinazione che da oggi il primo cittadino metterà nella formazione della sua nuova squadra.