Prima l'allontamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinarsi alla moglie, poi il braccialetto elettronico a dicembre e infine, a febbraio, l'obbligo di firma. A quanto pare il dispositivo però non era proprio di suo gradimento visto che l'ha tagliato via di netto. Al centro di questa vicenda un 53enne di origine moldava per il quale, dopo questo ennesimo episodio, si sono ora spalancate le porte del carcere.
Sono stati i Carabinieri della Stazione di Corciano ad intervenire ed arrestare l'uomo presso il suo domicilio dopo che avevano ricevuto l’allarme nella Centrale Operativa, che ha segnalato la manomissione del braccialetto elettronico.
Al loro arrivo i militari hanno constatato che il soggetto aveva deliberatamente danneggiato il dispositivo elettronico di controllo che gli era stato applicato lo scorso dicembre, tagliandolo. Una condotta che costituisce una violazione delle prescrizioni imposte dalla misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare con il divieto di avvicinarsi alla coniuge.
Ma c'era anche un precedente perché il danneggiamento del braccialetto elettronico non è stato un episodio isolato. Infatti, lo scorso mese di febbraio, l’uomo era già stato arrestato dai Carabinieri poiché sorpreso nelle vicinanze dell’abitazione della moglie. Una circostanza che aveva determinato l'inasprimento della misura cautelare già in atto, con l’aggiunta dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.
Insomma un'escalation di violazioni che ha condotto a un nuovo arresto per l'uomo ritenuto responsabile di danneggiamento di sistemi informatici/telematici. Il Giudice del Tribunale di Perugia, concordando con le risultanze investigative dei Carabinieri, ha convalidato l’arresto e contestualmente, ha disposto l’aggravamento delle misure cautelari con la custodia cautelare in carcere. Una misura che ha tenuto conto delle modalità dell’azione perpetrata, della reiterazione delle violazioni e dell’insofferenza dell’uomo nel rispettare gli ordini impartiti dall’autorità giudiziaria, con conseguente esposizione a pericolo per l’incolumità psicofisica della persona offesa.
A gennaio a Perugia un altro uomo aveva completamente distrutto il braccialetto elettronico, rendendolo inutilizzabile e vanificando di fatto il sistema di controllo previsto. Il soggetto, un 36enne, era ai domiciliari ma nonostante ciò è stato anche sorpreso dagli agenti del Commissariato di Polizia di Stato di Città di Castello all’interno di un esercizio pubblico. Anche per lui, così come accaduto al 53enne di Corciano, il giudice ha disposto la custodia in carcere.
Il braccialetto elettronico è un dispositivo tecnologico impiegato nell'ambito della giustizia penale per monitorare gli spostamenti della persona sottoposta a misure restrittive, come gli arresti domicialiari o il divieto di avvicinamento. Si tratta di uno strumento che è in constante contatto con la Centrale Operativa tramite sistemi di tracciamento. L'uso del braccialetto elettronico nasce dall'esigenza di trovare alternative alla detenzione in carcere e si pone, in un certo senso, come soluzione intermedia tra reclusione e libertà, rispondendo al principio del fine rieducativo della pena.
Eppure il bracialetto elettronico presenta una serie di criticità, spesso entrate dolorosamente nei fatti di cronaca e nel dibattito pubblico. Malfunzionamenti, manomissioni o ritardi nelle segnalazioni, possono infatti comprometterne l'efficacia. E in più di qualche occasione è stato considerato una misura "troppo morbida" in presenza di reati gravi. Sul piatto a pesare ci sono anche i ritardi nella consegna dei dispositivi. Come accaduto, neanche due settimane fa a Messina, con il femminicidio di Daniela Zinnanti, brutalmente uccisa dall'ex compagno. L'uomo già denunciato dalla vittima era ai domiciliari per violenza, aggressione e minacce ma ancora senza braccialetto elettronico perché il dispositivo in quel momento non era disponibile.