03 Aug, 2026 - 16:00

"Sull'ospedale di Terni basta bugie": il Consiglio comunale approva un atto di indirizzo di scontro aperto con la Regione

"Sull'ospedale di Terni basta bugie": il Consiglio comunale approva un atto di indirizzo di scontro aperto con la Regione

La spaccatura istituzionale sull'asse Terni-Perugia prende la forma di una delibera di indirizzo politico che riapre, con durezza, la partita sull'assetto della sanità nell'Umbria meridionale. Il Consiglio Comunale di Terni ha approvato, con un'ampia maggioranza di 25 voti favorevoli e 3 contrari, un documento che sfida apertamente la Giunta regionale dell'Umbria e la sua presidente, Stefania Proietti. Al centro del contendere c'è il progetto per il nuovo ospedale pubblico che la città aspetta de decenni, un'opera strategica dal costo supposto di 550 milioni di euro destinata a sostituire il presidio del Santa Maria. Con questa votazione, la massima assise cittadina impegna il sindaco Stefano Bandecchi a pretendere il vincolo preventivo dell'amministrazione comunale su qualunque decisione strategica, oltre alla trasmissione immediata di tutte le carte economico-finanziarie, dei progetti e delle stime dei costi.

Tensione istituzionale sul presidio sanitario: l'assise cittadina approva il documento e censisce i nodi su costi e tempi

L’iniziativa, scaturita da un testo originariamente promosso dai consiglieri di Fratelli d'Italia, Roberto Pastura ed Elena Proietti Trotti, è stata rilanciata e fatta propria dalla maggioranza di Alternativa Popolare e dall'intero centrodestra in sede di conferenza dei capigruppo. La motivazione di fondo risiede nella crescente inquietudine per la tenuta del Santa Maria, presidio inserito nella rete regionale come Dea di secondo livello, oggi soffocato da note criticità strutturali, logistiche e organizzative.

Il fattore scatenante del confronto istituzionale è il Documento di fattibilità delle alternative progettuali (DoCFAP), presentato lo scorso 31 luglio 2026 dalla presidente Stefania Proietti. Quel piano individua l'area industriale di Maratta-Sabbione come sito preferenziale per un nuovo complesso da circa 600 posti letto, ipotizzando un cantiere della durata di 8 anni (di cui fino a 5 anni destinati esclusivamente alla progettazione e alle procedure preliminari). Un orizzonte temporale e procedurale che l'aula di Palazzo Spada ha giudicato fragile sotto il profilo tecnico e amministrativo.

Il nodo delle coperture finanziarie e i dubbi sulla scelta dell'area industriale di Maratta-Sabbione tra espropri e bonifiche

A sollevare i dubbi dei promotori dell'atto è anzitutto la tempistica di adozione del piano. Il DoCFAP risulta infatti approvato ad appena quarantotto ore di distanza dalla delibera regionale sul quadro esigenziale. Quest'ultimo, a sua volta, poggia sulla vecchia programmazione dei posti letto della precedente Giunta Tesei (DGR 1399/2023) invece di ancorarsi al nuovo Piano Sanitario Regionale.

Accanto ai nodi formali, il documento consiliare punta il dito sulla mancanza di una copertura finanziaria vincolante. Nel piano regionale compaiono solo richiami generici a fondi INAIL, alla legge ex art. 20 e a prestiti della Cassa Depositi e Prestiti. Nessun dettaglio viene fornito sui costi reali relativi agli espropri necessari, alle complesse bonifiche dell'area industriale, alle nuove opere di viabilità e infrastrutture, né tantomeno sul piano di riqualificazione e futura destinazione del sito attuale di Colle Obito.

L'affondo del sindaco Stefano Bandecchi e la linea della maggioranza: “Un'opera che rischia di gravare sui bilanci con i mutui bancari”

Durante il dibattito nell'emiciclo cittadino, il sindaco Stefano Bandecchi ha rivendicato con fermezza la sottoscrizione del documento, attaccando frontalmente l'operato della presidenza regionale: “La Regione dopo mesi ci dice all'improvviso che ha scelto un posto, però poi allo stesso tempo, nello stesso istante, come sempre, ci dice che non ha scelto niente, perché se avesse scelto un posto non aprirebbe un dibattito pubblico per scegliere un posto. Questa è la dimostrazione del fatto che nessun lavoro è stato svolto nell'arco di quasi 2 anni. Anzi, si è tornati indietro”.

Spostando l'attenzione sugli aspetti contabili, Stefano Bandecchi ha messo in discussione la natura pubblica dei fondi previsti a copertura dell'opera e l'esistenza degli stessi: “Si continua a parlare dell'ex articolo 20 - ha chiarito - non ci sono soldi. Ogni anno arrivano all'Umbria 1 milione e mezzo, cifra che può servire a pagare l'energia elettrica che forse consumerà un nuovo cantiere. Io ricordo che si è sempre parlato di denaro pubblico per la costruzione dell'ospedale di Terni e ricordo che la Presidente ha stracciato il documento fatto dalla giunta precedente dicendo che avrebbe fatto l'ospedale con soldi pubblici. Oggi scopriamo all'improvviso per dichiarazione esplicita della Presidente che lo farà con i soldi della Cassa Depositi e Prestiti, che è un istituto bancario che i soldi te li dà dietro interessi anche abbastanza cari. La cifra di 550 milioni, solo per gli interessi, lievita a non meno di 650 milioni. Ma poi ci saranno gli extracosti di esprorpri, viabilità, infrastrutture”.

Nelle battute finali della sua dichiarazione di voto, il primo cittadino ha rimarcato il solco politico con l'amministrazione regionale: “Noi voteremo a favore di questo atto e onestamente io sono contento che qualcuno non voti a favore di questo atto, perché è giusto che i cittadini comincino a vedere le differenze... Il consigliere del Movimento 5 Stelle Fiorelli ha detto "Non c'è il posto", la Presidente ha detto che era Sabbione e che poi lasciava le porte aperte alla discussione. Anche su questo ha mentito ed è stata bugiarda. Siccome le menzogne mi fanno schifo, noi voteremo contro i bugiardi”.

Tra richiami alla Costituzione e duri attacchi politici: la maggioranza fa fronte comune in difesa della salute e del territorio

A sostegno della delibera è intervenuta anche la presidente del Consiglio comunale, Sara Francescangeli, riportando lo scontro sul piano politico e istituzionale: "Il problema è tutto e soltanto politico. Ed è un problema politico che è nato dalla campagna elettorale per le regionali quando la Presidente ebbe il coraggio sotto gli ospedali di parlare con i megafoni... quando strappò il programma elettorale del centrodestra”.

Sara Francescangeli ha poi rivolto un appello diretto ai banchi della minoranza, richiamando le tutele del testo costituzionale: “Chiedo a quest'aula di votare unanimemente questo atto di indirizzo che ho convintamente firmato perché è una questione che riguarda la città di Terni, non ha un colore politico... La Costituzione all'articolo 32 garantisce il diritto alla salute per ogni cittadino e i ternani non hanno diritti inferiori rispetto al resto degli umbri. Concludo chiedendo ai consiglieri del centrosinistra presenti in quest'aula di fare i conti con la propria coscienza, piuttosto che prendere ordini dal partito. Siete cittadini ternani, pensate alle esigenze dei ternani”.

I toni si sono ulteriormente alzati con l'intervento della capogruppo di Fratelli d'Italia, Elena Proietti Trotti, che ha censurato la linea politica tenuta dalle forze di governo regionale: “Io una cosa l'ho capita, il PD odia Terni, il vicepresidente della Regione odia Terni, forse anche la presidente della regione odia Terni... La presidente Proietti è quella che aveva promesso di azzerare le liste d'attesa, è quella che ci ha fatto credere che c'era un debito sulla sanità smentita dalla Corte dei Conti, smentita dal MEF, è quella che ci ha aumentato le tasse dicendo che c'era un grosso debito sulla sanità. A me non interessa solo il dove, interessa il come. Non è una questione solo di merito, ma è anche una questione di metodo... Voi del PD dovete dimostrare che a Terni ci tenete, che non odiate Terni”.

Le analisi critiche si sono arricchite dei dettagli esposti dai vari consiglieri. Per Roberto Pastura (Fratelli d'Italia), la moltiplicazione delle ipotesi di localizzazione nasconde una tattica dilatoria mentre la Regione evita di stanziare risorse proprie nonostante un prelievo fiscale da 184 milioni di euro. Marco Celestino Cecconi (Fratelli d'Italia) ha posto l'accento sulla salvaguardia delle alte specializzazioni, mentre Claudio Batini (Alternativa Popolare) e Danilo Primieri (Alternativa Popolare) hanno mostrato profonda inquietudine per i tempi reali d'appalto e per il rischio di depauperamento del personale medico durante la transizione.

Dure perplessità sull'ipotesi Maratta-Sabbione sono giunte da Francesco Maria Ferranti (Forza Italia), per ragioni logistiche e per la tenuta dei bilanci dell'Azienda ospedaliera dinanzi ai tassi dei mutui. L'indipendente Orlando Masselli ha evidenziato come le stime siano raddoppiate rispetto ai 280 milioni previsti dal vecchio partenariato pubblico-privato, mentre la consigliera indipendente Cinzia Fabrizi ha chiesto di integrare nei costi complessivi la riqualificazione di Colle Obito. Al voto favorevole si sono uniti Guido Verdecchia (Gruppo Misto), l'indipendente Roberta Trippini e i consiglieri di Alternativa Popolare (Andrea Colasanti, Ivano Consalvi, Raffaello Federighi, Ilaria Fortunati, Riccardo Fortunati, Massimo Francucci, Maria Elena Gambini, Massimiliano Marchetti, Federica Mengaroni, Agnese Passoni, Mirko Presciuttini, Giulia Rosati, Marina Severoni, Andrea Sterlini, Sandro Trequattrini). Assente per motivi personali, Valdimiro Orsini (Terni Masselli Sindaco) ha fatto pervenire la propria piena adesione al documento.

Le ragioni della minoranza di centrosinistra: la replica di Claudio Fiorelli e la posizione contraria del Patto Avanti

Pd e 5 stelle

Sul fronte opposto, la posizione del centrosinistra si è ricompattata attorno alla dichiarazione di voto contraria esposta da Claudio Fiorelli (Movimento 5 Stelle), portavoce anche dei consiglieri del Partito Democratico (Michele Di Girolamo ed Emidio Mattia Gubbiotti).

Claudio Fiorelli ha motivato il "no" dell'opposizione definendo il documento del Consiglio intempestivo:

Votiamo contro semplicemente perché pensiamo che questo atto sia precoce rispetto a un dibattito che deve essere fatto, un dibattito pubblico nel quale il Comune di Terni dovrà e sarà sicuramente chiamato a parlare su questa questione perché è presente nello stesso DoCFAP che è stato presentato”.

L'esponente dell'opposizione ha quindi ribadito che il percorso sulla sede resta aperto e inclusivo: “Sito che ribadisco ancora non è stato scelto: Maratta-Sabbione è semplicemente un'opzione tra le tre restanti ed è quella che, in base a una serie di griglie tecniche, rappresenta la zona più promettente, ma non è stato ancora deciso nulla. Il Comune verrà inserito nelle consultazioni e tutte le richieste di dettaglio sui finanziamenti potranno essere avanzate in quella sede”.

L'esito finale della votazione - con 25 voti a favore e 3 contrari - segna comunque un punto di svolta. L'atto formale impegna ora l'esecutivo cittadino ad attivarsi senza indugio per pretendere l'apertura immediata di un tavolo di confronto istituzionale straordinario con la Regione Umbria.

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Federico Zacaglioni
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