In un'Italia che ancora procede a macchia di leopardo sul fronte dei diritti familiari, l'Umbria si fa largo tra le regioni del Centro con un dato che spiazza: il 73% dei padri utilizza il congedo di paternità. Numeri da Nord, che non si vedono certo in ogni angolo dello Stivale. Qui, il concetto di padre presente sembra aver attecchito meglio che altrove, scalzando vecchie mentalità e portando la regione tra le più virtuose del Paese. Un fenomeno che racconta di una società in fermento, dove il ruolo paterno non è più quello del semplice stipendio a fine mese, ma di una presenza concreta e riconosciuta.
L'Italia del congedo di paternità viaggia a velocità diverse, e i numeri lo confermano. Al Nord, i papà si prendono la loro fetta di tempo con i figli senza troppi problemi: il 76% usufruisce di questa possibilità. L'Umbria, con il suo 73%, si comporta quasi da regione settentrionale, lasciando il resto del Centro Italia indietro. Lazio fanalino di coda dell'area con il 64,3%, mentre Toscana e Marche arrancano poco sopra, al 70,8% e 71,6%.
Poi c'è il Sud, un'altra storia. Qui il congedo resta un miraggio per più della metà dei padri, con una media di adesione al 44%. Il record negativo spetta alla Calabria, dove solo il 35,1% dei papà decide di sfruttare questa opportunità. Un dato che racconta più di mille parole sulla distanza tra le diverse realtà del Paese.
Dal 2012 il congedo di paternità ha fatto parecchia strada, passando da una timida sperimentazione a una misura consolidata, con i padri che oggi possono contare su 10 giorni di stop retribuito. All'inizio non se lo filava quasi nessuno: nel 2013 l’adesione era ferma al 19,2%. Poi, complice un cambio di mentalità e qualche spinta legislativa, si è arrivati al 64,5% nel 2023.
Negli ultimi anni la crescita si è un po' seduta, segno che c'è ancora tanto da fare. Lo dice anche Gabriele Fava, presidente dell'Inps: "Sensibilizzare su questo tema potrebbe favorire una più equa distribuzione delle responsabilità familiari e migliorare il legame padre-figlio". Tradotto, molti padri hanno ancora paura di prendersi ciò che gli spetta, schiacciati tra vecchie mentalità e timori sul lavoro. Ma il dado è tratto: chi pensa che il congedo sia roba da mamme, dovrà ricredersi.
In mezzo a un Centro Italia che arranca, l'Umbria si prende la scena con un dato che parla da solo: tre padri su quattro si prendono il congedo di paternità. Scene impensabili fino a qualche decennio fa, quando la figura paterna era relegata al ruolo di bancomat e le responsabilità familiari gravavano solo sulle madri. Qui, invece, il vento è cambiato. I numeri dicono che la mentalità sta virando verso un equilibrio più sano tra lavoro e famiglia. Il resto del Paese, soprattutto al Sud, osserva da lontano, ma il dado è tratto: il padre presente non è più un'eccezione, almeno da queste parti.
Il congedo di paternità è un periodo di astensione dal lavoro riconosciuto ai padri lavoratori dipendenti, sia nel settore privato che pubblico, per favorire una più equa ripartizione delle responsabilità genitoriali e promuovere un legame precoce tra padre e figlio.
Il congedo obbligatorio ha una durata di 10 giorni lavorativi, da utilizzare nell'arco temporale che va dai due mesi precedenti la data presunta del parto fino ai cinque mesi successivi alla nascita. Questo periodo è valido anche in caso di adozione, affidamento o collocamento temporaneo. È possibile fruire del congedo anche durante il congedo di maternità della madre lavoratrice.