30 Aug, 2026 - 11:30

Collestrada capitale del ruzzolone: 600 atleti per il titolo italiano di un gioco che attraversa i secoli

Collestrada capitale del ruzzolone: 600 atleti per il titolo italiano di un gioco che attraversa i secoli

Da una forma di formaggio lanciata lungo le strade di campagna a una disciplina sportiva regolamentata, con campionati nazionali e centinaia di praticanti. A Collestrada, alle porte di Perugia, circa 600 atleti provenienti da diverse regioni italiane si contendono fino a domenica 30 agosto il 53° Campionato italiano di ruzzolone.

Una competizione che riporta in primo piano uno dei giochi tradizionali più radicati nell'Italia centrale, le cui origini vengono fatte risalire all'antichità e la cui presenza è documentata con certezza almeno dal Medioevo.

Il bosco storico di Collestrada è diventato per un fine settimana la capitale italiana del ruzzolone. Le gare si disputano nell'impianto di Treppi, su percorsi recuperati e sistemati in occasione della manifestazione, restituendo contemporaneamente alla cittadinanza un'area verde rimasta a lungo inutilizzata. Il Campionato torna nel territorio perugino dopo cinque anni.

Seicento giocatori da diverse regioni d’Italia

Sono circa 600 gli atleti arrivati dall'Umbria e dalle province di Arezzo, Rieti, Viterbo, Bologna, Modena e Reggio Emilia. La manifestazione è promossa dalla Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali (FIGeST) e organizzata dalla società sportiva Bosco Ruzzolone, con il patrocinio di Regione Umbria, Provincia e Comune di Perugia.

Al taglio del nastro hanno partecipato il vicepresidente della Provincia Riccardo Vescovi, l'assessore allo Sport del Comune di Perugia Pierluigi Vossi, il presidente della società organizzatrice Domenico Brugnoni e il presidente nazionale FIGeST Enzo Casadidio. La Filarmonica di Pretola insieme alla SoloBand ha eseguito l'Inno d'Italia.

«Il ruzzolone fa parte dell'identità dei nostri territori e accomuna comunità che lo praticano e lo tramandano da secoli», ha sottolineato Vescovi. Per Vossi non è soltanto uno sport, ma «un modo di vivere, una cultura e una tradizione che si tramandano nel tempo».

Dal formaggio al disco di legno

Ed è proprio la storia a rendere singolare questa disciplina.

Il ruzzolone deriva dal lancio della forma di formaggio. La FIGeST indica per il ruzzolone moderno un disco di legno del diametro di 26 centimetri, spesso 6 e del peso non inferiore a 2 chilogrammi. Viene lanciato mediante una cordella, oppure a mano libera, lungo una strada o un percorso naturale.

La cordella, avvolta intorno al disco, permette al giocatore di imprimergli velocità e rotazione. Ma la forza non basta: curve, pendenze, fossi e irregolarità del terreno trasformano ogni lancio in una questione di tecnica e strategia.

Il principio fondamentale è semplicissimo: si riparte dal punto nel quale il ruzzolone si è fermato e si cerca di raggiungere il traguardo con il minor numero di lanci. A parità di tiri conta anche quanto il disco riesce a superare il traguardo nell'ultimo lancio valido.

Le origini antiche e la suggestione etrusca

La tradizione attribuisce al gioco origini antichissime, arrivando a collegarlo al mondo etrusco. Su questo punto è però opportuno distinguere la tradizione dalla documentazione storica più sicura.

La stessa FIGeST definisce le origini del ruzzolone molto antiche e, per la specifica disciplina del ruzzolone, certamente anteriori al XV secolo. La Federazione richiama inoltre testimonianze archeologiche e iconografiche utilizzate per sostenere una possibile ascendenza ancora più remota delle pratiche di lancio di oggetti circolari.

È dunque plausibile parlare di una lunga genealogia del gioco, evitando però di trasformare automaticamente ogni antica raffigurazione di un lancio in una prova dell'esistenza del ruzzolone nelle forme attuali.

È dal Medioevo e dalla prima età moderna che la storia diventa molto più riconoscibile.

Quando il ruzzolone veniva vietato nelle città

Il gioco divenne così diffuso da creare anche problemi di ordine pubblico.

La documentazione raccolta dalla FIGeST ricorda disposizioni che proibivano il lancio della ruzzola o della forma di formaggio lungo determinate strade. A Sant'Elpidio a Mare, per esempio, una raccolta statutaria stampata nel 1571 vietava espressamente di giocare ad rotulam vel caseum nelle strade interne all'abitato e lungo alcune vie esterne, prevedendo multe per i trasgressori.

E l'Umbria ha un posto particolare in questa storia. La documentazione divulgativa della Federazione ricorda che a Gubbio un editto del Cinquecento imponeva di praticare il ruzzolone ad almeno mezzo miglio dalle mura cittadine, mentre nello stesso periodo a Perugia il gioco era vietato all'interno della città perché considerato fonte di disturbo.

Un divieto che, paradossalmente, testimonia quanto il gioco fosse popolare.

Dai pastori alle campagne dell’Italia centrale

Per secoli il lancio della forma accompagnò soprattutto il mondo rurale. La tradizione lo associa ai pastori e alle transumanze, quando le forme di formaggio potevano diventare contemporaneamente attrezzo di gara e premio.

Con il tempo il più prezioso e deperibile formaggio venne sostituito dal disco di legno, più resistente e adatto a essere utilizzato ripetutamente. Il gioco continuò tuttavia a vivere lungo strade bianche, sentieri e percorsi di campagna, radicandosi particolarmente in Umbria, Toscana, Lazio, Marche ed Emilia-Romagna.

Oggi quella tradizione è entrata in una dimensione sportiva organizzata. La FIGeST, riconosciuta dal CONI quale Disciplina Sportiva Associata nel 1998, coordina numerosi giochi e sport tradizionali italiani, tra i quali ruzzolone, ruzzola e lancio della forma di formaggio.

A Collestrada una tradizione torna a essere sport nazionale

È questo lungo percorso storico che rende particolare il Campionato di Collestrada.

I seicento concorrenti che oggi percorrono il bosco di Treppi praticano una disciplina regolamentata, ma ripetono sostanzialmente un gesto elementare che appartiene da secoli alla cultura popolare: avvolgere una cordella, imprimere forza al disco e cercare la traiettoria migliore lungo una strada.

Il 53° Campionato italiano diventa così qualcosa di più di una competizione. Recupera un bosco, riunisce comunità provenienti da diverse regioni e soprattutto dimostra come un gioco nato nelle campagne possa attraversare i secoli senza trasformarsi in una semplice rappresentazione folkloristica.

Il ruzzolone, a Collestrada, non viene rievocato: viene ancora giocato. Ed è probabilmente questa la forma più autentica attraverso la quale una tradizione può continuare a vivere.

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Mario Farneti
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